Caro direttore, sono impressionato da come il popolo abbia accolto massicciamente e calorosamente l’arrivo di papa Leone XIV sia in Spagna che in Francia, in due Paesi, cioè, in cui la cultura (e la politica) dominante sta facendo di tutto per dimenticare la presenza del cristianesimo, anzi sta facendo di tutto per cercare addirittura di eliminare tale presenza. Il popolo, invece, è corso a salutare ed ascoltare il Santo Padre, evidentemente perché le domande vere di ognuno di noi permangono nella gente, con buona pace di intellettuali e politici. Il Papa è andato in quei Paesi per parlare in modo molto chiaro ed esplicito circa le verità cristiane ed il popolo ha risposto sì. Quanto accaduto mi ha confermato nella considerazione che quando l’annuncio è chiaro e deciso la gente ascolta. Viene così ribaltata l’opinione secondo la quale le persone di oggi non ascolterebbero più gli annunci cristiani. Una cosa è certa: non ascoltano più se nessuno fa più loro delle proposte elementari e semplici. Ma quando il Papa parla chiaramente e decisamente (anche se con toni tranquilli) le persone si dimostrano per lo meno interessate. Del resto è stato Gesù stesso a raccomandarci di dire alla luce del sole ciò che ci è stato detto nelle tenebre e di proclamare sui tetti ciò che ci è stato anche solo bisbigliato e, in tutto questo, di non avere paura. Il Papa, infatti, non ha avuto paura di parlare chiaro ancora prima di visitare quei due Paesi e per questo il popolo è accorso da lui. Tutto ciò mi fa dire che, forse, spesso siamo troppo reticenti nell’annunciare il pensiero e la carità di Cristo, quasi avessimo paura di dare fastidio alla gente, la quale, invece, non aspetta altro che ascoltare parole di speranza, in un mondo che, nei fatti, predica solo morte e disperazione. In questo, ripeto che dobbiamo liberarci da una sorta di pessimismo che si è infiltrato in tante comunità cristiane, un pessimismo circa la capacità di ascolto delle persone. Ripeto che questo pessimismo non ha ragione di essere, ma anche se ci fosse ciò non farebbe venire meno la responsabilità di annunciare, opportunamente (ma a volte anche inopportunamente come ci ha detto il missionario per eccellenza) che nel mondo è arrivato Uno che ci apre la strada della salvezza e, quindi, della gioia. Imitiamo il Papa, in questa decisa direzione di annuncio.
Peppino Zola
Come vi abbiamo raccontato, il viaggio apostolico di Leone XIV ha colpito i francesi, anche i più lontani da una sensibilità religiosa, come hanno testimoniato gli articoli apparsi sulla stampa. Come scrive Zola, quando ci si trova di fronte a qualcuno che ha qualcosa da dire e lo dice con chiarezza, la gente ascolta. C’è un particolare che rende ancora più impressionante quanto accaduto. Pochi giorni dopo il Papa, le strade e le piazze di Francia si sono riempite di nuovo: questa volta di ragazzi che protestavano con violenza contro il mondo della scuola, arrivando a distruggere tutto ciò che incontravano. Da una parte, migliaia di persone pacifiche e festose, radunate attorno a un uomo che aveva qualcosa da dire e che, con parole semplici e chiare, aveva parlato loro di Cristo, della speranza e del destino dell’uomo. Dall’altra, ragazzi arrabbiati, che – come ha detto una delle manifestanti – volevano soltanto sfogare la propria rabbia e «generare caos». La differenza non è soltanto nei comportamenti: è nel fatto che i primi testimoniavano qualcosa che aveva dato entusiasmo e ordine alla loro vita, mentre gli altri sembravano non avere nulla da proporre se non la propria protesta. È precisamente qui che si vede cosa significa parlare di “emergenza educativa”. Non significa semplicemente che i ragazzi siano più difficili o che la scuola funzioni peggio. Significa chiedersi che cosa gli adulti stiano offrendo alle giovani generazioni: quali ragioni per vivere, quali maestri da seguire, quale speranza per il futuro. E non è “tutto uguale”. Un conto è quel che dice Leone XIV, un altro è quel che dice Jean-Luc Mélenchon, leader dell’estrema sinistra: «Fate bene a manifestare, e noi siamo con voi!». Ci sono buoni maestri e ci sono cattivi maestri. I ragazzi non hanno bisogno di adulti che si limitino a dare un nome alla loro rabbia o, peggio, che la applaudano. Hanno bisogno di adulti capaci di indicare una strada, di testimoniare che la vita vale più della protesta e che esiste qualcosa per cui vale la pena spendersi. Le due piazze francesi lo hanno mostrato con chiarezza: quando qualcuno ha una speranza da proporre, la gente accorre. Dove manca una speranza da seguire, alla fine resta soltanto una rabbia da urlare.
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Era il novembre 2020, eravamo tutti chiusi in casa per il Covid, quando tre amici di una fraternità di Cl di Milano decisero di mettere insieme la loro comune passione per gli scacchi e la loro stima per il lavoro di Avsi nel mondo: “Facciamo un torneo di scacchi online, raccogliamo delle piccole offerte per giocare e le mandiamo ad Avsi”. Questa era la proposta di Francesco S. a me e a Francesco DV. I tre amici ci ragionarono un po’: si trattava di partire da zero con una cosa completamente nuova e poi gli scacchisti sono personaggi particolari: come avrebbero preso l’iniziativa? Superate in qualche maniera le obiezioni, si divisero i compiti: Francesco S. avrebbe raccolto le offerte e tenuto i rapporti con Avsi, Francesco DV., giocatore di circolo e insegnante di scacchi nelle scuole, avrebbe coinvolto (con le buone e non) i suoi amici scacchisti, e Manuel avrebbe gestito il torneo al pc, con turni, classifiche ed elenco partecipanti. A gennaio 2021, con un po’ di titubanza, è partito così il primo torneo di scacchi, con 30 minuti per giocatore, a favore di Avsi. Ma come far conoscere il lavoro di Avsi ai giocatori? Durante il lockdown avevamo tutti imparato a usare Zoom e così abbiamo invitato i giocatori a collegarsi una sera con noi e con una testimone d’eccezione: Mireille Yoga, responsabile di Avsi in Camerun, presentata da Elena Ricci, responsabile della Campagna Tende Avsi. In questo primo torneo avevamo coinvolto 24 giocatori di ogni livello e raccolto circa 300 euro. Ci sembrava già molto, ma, senza saperlo, avevamo aperto una strada nuova. A novembre dello stesso anno, all’apertura della Campagna Tende di Avsi, abbiamo ripetuto il torneo con 40 giocatori e 460 euro di raccolta fondi. E poi, via via, ogni anno, aumentando i partecipanti grazie a un provvidenziale passaparola a cascata, si sono coinvolti con noi giocatori non solo da ogni parte d’Italia, ma anche d’Europa: Spagna, Lussemburgo, Francia, Germania… e anche dagli Stati Uniti. L’anno scorso, a novembre 2025, abbiamo toccato numeri importanti: 112 giocatori per oltre 3.000 euro di raccolta. Ma, al di là dei numeri, ciò che ci stupisce ogni volta è l’affezione di alcuni giocatori che ogni anno non solo partecipano e donano, ma coinvolgono a loro volta anche altri giocatori. Ogni anno, all’inizio e alla fine di ogni torneo, facciamo una serata Zoom con i partecipanti: all’inizio con un testimone sul campo per presentare il lavoro di Avsi, alla fine ancora con Elena Ricci per ringraziare e per premiare i giocatori con premi simbolici e virtuali, attraverso una scherzosa carrellata in PowerPoint ogni volta diversa, preparata da Francesco S. Da tre anni, oltre al torneo principale e a uno a cinque minuti per giocatore, organizziamo anche un torneo in presenza in un oratorio di Corsico, con 40 giocatori e un testimone di Avsi dal vivo, di volta in volta. In questi anni è cresciuto anche il rapporto e la fraternità tra noi tre amici e, nel tempo, siamo diventati quattro perché da qualche anno si è aggiunto Pino, che ci supporta nella conduzione delle serate Zoom e dei tornei in presenza (e ci sopporta anche, non essendo uno scacchista). E, sempre da tre anni, abbiamo deciso di sostenere con le donazioni quattro bambini a distanza in Uganda, di cui diffondiamo le letterine ai giocatori che hanno partecipato. Insomma, un grande lavoro della Provvidenza, di cui noi siamo solo umili servitori (“siamo in missione per conto di Dio” è uno dei nostri slogan preferiti). Adesso, a novembre 2026, partiamo con un nuovo torneo a 30 minuti, a sostegno dei quattro bambini ugandesi e del lavoro di Avsi in Venezuela. Sappiamo già che il risultato non dipenderà da noi, ma siamo pronti a rimetterci in gioco per questa piccola opera che dà frutti ben oltre le nostre capacità. (Per informazioni sui nostri tornei: [email protected]).
Francesco S., Francesco DV., Manuel S., Pino A.
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