La capsula si apre, il passeggero riprende conoscenza. Attorno a lui un’astronave silenziosa, migliaia di persone ancora addormentate e un viaggio che deve durare molto più della sua vita. In Passengers, il film cult di fantascienza del 2016 con Chris Pratt e Jennifer Lawrence, il risveglio anticipato trasforma una promessa tecnologica in una condanna alla solitudine: mancano novant’anni all’arrivo. Un desiderio antico: attraversare il tempo senza subirlo. Addormentarsi oggi, riaprire gli occhi quando una malattia sarà curabile o quando una nave avrà raggiunto un altro pianeta. La ricerca sta affrontando una parte di quella sfida. Rallentare profondamente e in modo reversibile il metabolismo è un obiettivo scientifico reale. Custodire un essere umano per decenni e risvegliarlo integro resta fuori dalle capacità dimostrate dalla medicina. Le prospettive più concrete riguardano il cosiddetto torpore sintetico, ancora in fase sperimentale. Il corpo non deve soltanto addormentarsi Nel sonno continuiamo a consumare energia, respirare, regolare la temperatura e mantenere attivi gli organi. Il torpore comporta un cambiamento più profondo: l’organismo riduce il metabolismo e, in molte specie, anche la temperatura corporea. L’ibernazione naturale può comprendere una successione di periodi di torpore interrotti da risvegli. Non è necessariamente un sonno continuo che dura tutto l’inverno. È una strategia biologica regolata, con adattamenti che permettono agli animali di attraversare condizioni sfavorevoli.
La domanda dei ricercatori è se si possano attivare nell’uomo alcuni di questi meccanismi. Non basta sedare una persona: bisogna coordinare la riduzione delle richieste energetiche e mantenere vitali i tessuti. Gli ultrasuoni che inducono uno stato simile al torpore Uno degli esperimenti più interessanti è stato pubblicato nel 2023 su Nature Metabolism. I ricercatori hanno utilizzato ultrasuoni diretti verso l’area preottica dell’ipotalamo, una regione cerebrale coinvolta nella regolazione della temperatura e del metabolismo. Nei topi hanno ottenuto uno stato simile al torpore, con riduzione della temperatura e del consumo energetico. Un sistema che regolava la stimolazione sulla base della temperatura ha consentito di mantenerlo per oltre 24 ore. Sono stati osservati effetti anche nei ratti, che normalmente non entrano in torpore, ma la risposta non era identica a quella dei topi.
Il dato importante è la possibilità di intervenire dall’esterno su circuiti cerebrali profondi. Il limite è altrettanto chiaro: un risultato nei roditori non dimostra che la stessa procedura sia sicura ed efficace nell’uomo, né che possa essere mantenuta per mesi. La ricerca italiana sui comandi del metabolismo Anche in Italia si studiano i meccanismi dell’ibernazione. Matteo Cerri, ricercatore dell’Università di Bologna, indica tra i propri temi il controllo neuronale del torpore e lo sviluppo di tecnologie per indurlo negli animali che non ibernano, con l’obiettivo di una futura applicazione umana. Il lavoro cerca di capire quali circuiti permettano di entrare nello stato di basso consumo, mantenerlo e uscirne. Sono tre problemi distinti: provocare un calo della temperatura non equivale ad aver riprodotto tutti gli adattamenti dell’ibernazione. Una revisione pubblicata nel 2025 su Nature Metabolism descrive approcci che coinvolgono circuiti nervosi, farmaci e meccanismi metabolici periferici. Il percorso verso l’uomo richiede ancora ricerca di base e verifiche di sicurezza.
In ospedale usiamo già il freddo, ma è un’altra cosa La medicina può abbassare la temperatura corporea in contesti selezionati, per esempio durante alcuni interventi complessi, allo scopo di ridurre le richieste metaboliche. Questa esperienza è uno dei punti di partenza della ricerca sul torpore.
Il raffreddamento dall’esterno, però, non riproduce automaticamente un programma biologico di ibernazione. Il corpo umano tende a difendere la propria temperatura; il torpore naturale modifica invece la regolazione del metabolismo e della termoregolazione. La prospettiva medica è riuscire, un giorno, a ridurre temporaneamente il fabbisogno energetico dei tessuti durante condizioni critiche. È un possibile impiego futuro, da distinguere dalle cure già disponibili.
Perché le agenzie spaziali se ne occupano Per un viaggio lungo, un equipaggio con richieste metaboliche ridotte potrebbe consumare meno risorse e richiedere spazi differenti. L’Agenzia spaziale europea ha già studiato progetti di missione che includono l’ibernazione, valutandone i possibili vantaggi sulla progettazione delle astronavi. Si tratta di scenari ingegneristici, non di capsule pronte per gli astronauti.
La NASA sostiene anche progetti dedicati allo studio del torpore negli animali, come STASH. L’obiettivo è costruire le conoscenze necessarie per valutare eventuali applicazioni spaziali.
La difficoltà non si esaurisce nel metabolismo. Una tecnologia destinata a persone sane dovrebbe garantire monitoraggio continuo, gestione dei guasti e un recupero affidabile. Il risveglio anticipato di Passengers rende visibile proprio questa esigenza: chi resta affidato a una macchina deve poter essere protetto anche quando qualcosa non funziona. Rallentare il corpo significa rallentare l’invecchiamento? Uno studio del 2025 su Nature Aging ha esplorato questa domanda nei topi. Inducendo ripetutamente uno stato simile al torpore, i ricercatori hanno osservato miglioramenti in alcune misure di fragilità e un rallentamento dell’invecchiamento epigenetico soprattutto nel sangue. Nell’esperimento, la riduzione della temperatura aveva un ruolo importante. � Nature Aging È una pista di ricerca, non la prova che una persona possa conservare la stessa età biologica per decenni. Gli indicatori epigenetici descrivono alcuni aspetti dell’invecchiamento; non coincidono con la dimostrazione di una vita umana più lunga o sospesa. Congelare un corpo è diverso dall’indurre il torpore La crioconservazione segue un’altra strada. Mira a conservare materiale biologico a temperature molto basse, affrontando problemi come la formazione di ghiaccio e i danni durante il riscaldamento. Nel 2023 uno studio su Nature Communications ha mostrato che reni di ratto, conservati mediante vitrificazione fino a cento giorni e riscaldati con una tecnica basata su nanoparticelle, potevano essere trapiantati e recuperare una funzione sufficiente a sostenere la vita degli animali riceventi.
È un progresso nella conservazione degli organi. Un rene recuperato in un modello animale, però, non dimostra la possibilità di conservare e risvegliare una persona, con tutti i suoi organi e le funzioni cerebrali intatte. La capsula di Passengers contiene dunque molte sfide insieme. La scienza sta imparando a controllare alcuni meccanismi del consumo energetico e della conservazione dei tessuti. Il passaggio decisivo sarà dimostrare una reversibilità sicura nell’uomo: non soltanto riaprire gli occhi, ma recuperare le proprie funzioni senza danni.
Bibliografia essenziale
Induction of a torpor-like hypothermic and hypometabolic state in rodents by ultrasound. Nature Metabolism, 2023. DOI: 10.1038/s42255-023-00804-z.
Synthetic torpor: advancing metabolic regulation for medical innovations. Nature Metabolism, 2025. DOI: 10.1038/s42255-025-01345-3.
A torpor-like state in mice slows blood epigenetic aging and prolongs healthspan. Nature Aging, 2025. DOI: 10.1038/s43587-025-00830-4. Han Z et al.
Vitrification and nanowarming enable long-term organ cryopreservation and life-sustaining kidney transplantation in a rat model. Nature Communications, 2023. DOI: 10.1038/s41467-023-38824-8.
ESA, studi su ibernazione e torpore; NASA, progetto STASH.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


