Lo chiamano “spaccasassi”, ma è uno degli alberi più gentili delle nostre città, estremamente resistente alla siccità e capace di colonizzare ambienti difficili. Sapete perché si chiama anche “albero dei rosari”?
Esistono alberi che attirano l’attenzione con spettacolari fioriture, altri con colori autunnali intensi o profumi inconfondibili. Poi c’è il bagolaro (Celtis australis), una specie discreta, quasi silenziosa, che raramente diventa protagonista delle cronache botaniche ma che, osservata con attenzione, rivela qualità straordinarie.
È un albero capace di vivere per secoli, resistere alla siccità, sopportare il caldo, il vento e persino l’inquinamento urbano. Non sorprende quindi che molti arboricoltori lo considerino una delle specie più promettenti per affrontare le sfide climatiche del futuro.
Originario del bacino del Mediterraneo e diffuso anche nell’Asia occidentale e nell’Africa settentrionale, il bagolaro accompagna da millenni la storia delle civiltà mediterranee.
Oggi, mentre le città cercano alberi sempre più resilienti ai cambiamenti climatici, questa specie torna a essere osservata con interesse, dimostrando che spesso il futuro è già scritto nella biodiversità che ci circonda.
Un albero che attraversa la storia
Greci e Romani conoscevano bene il bagolaro. Veniva piantato lungo le strade, nei poderi e vicino alle abitazioni per la sua ombra generosa, la longevità e il legno particolarmente resistente. Per secoli ha accompagnato la vita rurale italiana, diventando una presenza familiare nei paesaggi agricoli e nei borghi.
Il suo legno, duro ma elastico, era molto ricercato per la realizzazione di manici di attrezzi agricoli, bastoni, ruote, forche, fruste e persino canne da pesca. Prima dell’avvento dei materiali moderni, possedere un buon pezzo di legno di bagolaro significava avere uno strumento destinato a durare molti anni.
Anche il nome comune racconta una parte della sua storia. In alcune aree italiane il termine bagolaro deriverebbe dalla parola dialettale bagola, con cui venivano indicati proprio alcuni manici ricavati dal suo legno.
Un altro nome con cui è conosciuto è “spaccasassi“, un soprannome che descrive perfettamente la straordinaria forza del suo apparato radicale.
Perché si chiama “spaccasassi”?
Chi osserva un vecchio bagolaro rimane colpito dalla sua capacità di crescere anche tra rocce, muri e terreni poverissimi. Le radici sono robuste, profonde e incredibilmente adattabili.
Riescono a insinuarsi nelle fessure delle rocce, sfruttando ogni minimo spazio disponibile per raggiungere acqua e nutrienti. Con il tempo possono contribuire alla frammentazione delle rocce superficiali, motivo per cui la tradizione popolare gli ha attribuito il suggestivo nome di “spaccasassi“.
Questa caratteristica rende il bagolaro una specie estremamente resistente alla siccità e capace di colonizzare ambienti difficili dove molte altre piante faticano a sopravvivere.
Il campione della resilienza climatica
Se dovessimo immaginare l’albero ideale per affrontare il clima del Mediterraneo nei prossimi decenni, il bagolaro sarebbe certamente tra i candidati principali.
Sopporta estati molto calde, lunghi periodi senza pioggia, terreni poveri, venti intensi e livelli di inquinamento urbano che mettono in difficoltà molte altre specie. Per questo motivo viene sempre più utilizzato nelle alberature stradali, nei parchi urbani e negli interventi di riforestazione delle aree degradate.
La sua ampia chioma offre un’ombra fresca durante l’estate, contribuendo a mitigare l’effetto delle isole di calore urbane, mentre la notevole longevità permette di ottenere benefici ambientali per molte generazioni.
Un rifugio per la biodiversità
Il bagolaro non è importante soltanto per le persone. Le sue foglie alimentano numerose specie di insetti, mentre i piccoli frutti maturano tra la fine dell’estate e l’autunno diventando una preziosa risorsa alimentare per molti uccelli.
Merli, storni, tordi e altri piccoli passeriformi contribuiscono poi alla dispersione dei semi, favorendo la diffusione naturale della specie. Anche api e altri insetti visitano i piccoli fiori primaverili, poco appariscenti ma ricchi di polline.
In un periodo storico caratterizzato dalla progressiva riduzione della biodiversità urbana, alberi come il bagolaro rappresentano vere e proprie oasi ecologiche.
I frutti del bagolaro
Pochi sanno che i frutti del bagolaro sono commestibili .Si tratta di piccole drupe che, a maturazione, assumono una colorazione bruno-nerastra e sviluppano un sapore dolce, leggermente simile ai datteri secchi, anche se la polpa è modesta rispetto al grande nocciolo centrale.
In passato venivano consumati soprattutto dai bambini durante le passeggiate in campagna e in alcune aree erano utilizzati anche nella medicina popolare.
Una curiosità poco nota riguarda proprio il nocciolo estremamente duro: in alcune regioni mediterranee veniva forato e utilizzato per realizzare rosari artigianali, tanto che il bagolaro è stato chiamato anche “albero dei rosari“.
Un gigante discreto nelle nostre città
Molte persone convivono quotidianamente con il bagolaro senza riconoscerlo. È infatti uno degli alberi più utilizzati nei viali cittadini, nei parchi pubblici e nelle piazze grazie alla sua straordinaria rusticità.
La corteccia liscia di colore grigio chiaro, la chioma ampia e tondeggiante e le foglie leggermente asimmetriche costituiscono alcuni dei suoi elementi distintivi.
Può raggiungere facilmente i 20-25 metri di altezza e vivere per molti secoli. In Italia non mancano esemplari monumentali che rappresentano autentici monumenti viventi, testimoni della storia delle città e dei paesaggi rurali.
Un alleato nella lotta ai cambiamenti climatici
Le caratteristiche ecologiche del bagolaro lo rendono particolarmente interessante anche per la pianificazione del verde urbano.
La sua elevata capacità di adattamento riduce gli interventi manutentivi, mentre la longevità consente di mantenere a lungo tutti i servizi ecosistemici offerti dagli alberi: ombreggiamento, assorbimento di anidride carbonica, mitigazione delle temperature estive, intercettazione delle polveri sottili e supporto alla biodiversità.
Naturalmente nessuna specie è perfetta. Il vigoroso apparato radicale richiede una corretta progettazione degli spazi urbani per evitare danni alle pavimentazioni quando viene piantato troppo vicino a marciapiedi o infrastrutture.
Tuttavia, se collocato nei luoghi appropriati, il bagolaro si dimostra uno degli alberi più affidabili per il verde cittadino.
Un albero che insegna a guardare il futuro
Il bagolaro non possiede la spettacolarità dei ciliegi in fiore, né l’imponenza delle sequoie. La sua forza risiede nella discrezione, nella resistenza e nella capacità di adattarsi senza perdere eleganza. È uno di quegli alberi che continuano a crescere silenziosamente mentre il paesaggio cambia intorno a loro.
In un’epoca in cui il cambiamento climatico impone nuove strategie per il verde urbano, il bagolaro dimostra che spesso le soluzioni migliori non devono essere cercate dall’altra parte del mondo. Sono già presenti nei nostri boschi, nelle campagne e nei viali delle città, dove da secoli svolgono il loro lavoro con straordinaria efficienza.
Proteggere e valorizzare specie come il bagolaro significa investire in città più fresche, paesaggi più resilienti e ambienti più ricchi di biodiversità. Forse è proprio questa la sua curiosità più affascinante: un albero antico che, oggi più che mai, sembra progettato per il futuro.
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