L’architettura finanziaria dell’Unione Europea e del continente europeo si trova ad affrontare uno snodo cruciale nel contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo veicolato tramite risorse virtuali. Se da un lato il quadro regolatorio continentale tenta di imporre una convergenza con l’entrata a regime del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) e del nuovo pacchetto antiriciclaggio (AMLR), la realtà operativa descritta dall’ultimo rapporto annuale del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa mostra uno scenario a macchia di leopardo, caratterizzato da forti asimmetrie e ritardi applicativi.
Al centro delle criticità figura la stasi nell’adozione della cosiddetta Travel Rule, la norma fondamentale delineata a livello globale dalle raccomandazioni del Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (GAFI/FATF). Tale presidio impone che i trasferimenti di cripto-attività siano sempre accompagnati dai dati identificativi dell’ordinante e del beneficiario, al pari di quanto avviene da decenni per i bonifici bancari tradizionali.
I dati raccolti da Moneyval su un campione significativo di giurisdizioni europee rivelano che solo il 46% dei Paesi analizzati ha effettivamente implementato ed espresso operativamente questo requisito. Un dato che evidenzia come più di un Paese su due viaggi ancora a velocità ridotta nell’integrazione di regole certe nel comparto dei Virtual Asset Service Providers (VASP).
Il nodo dei prestatori di servizi e la minaccia degli operatori abusivi
Sebbene l’81% degli Stati esaminati dal Comitato del Consiglio d’Europa richieda formale licenza o registrazione per i VASP e oltre il 90% abbia designato un’autorità di vigilanza preposta, l’efficacia pratica di tali presidi resta largamente insufficiente. Il vero punto debole del sistema risiede nell’incapacità strutturale di intercettare e sanzionare gli operatori che agiscono in totale assenza di autorizzazione o in mercati sommersi.
L’azione repressiva verso l’abusivismo finanziario nel settore crypto si scontra con la complessità tecnica del tracciamento e con la carenza di dati standardizzati sui flussi transfrontalieri. La natura intrinsecamente decentralizzata e priva di confini fisici della tecnologia blockchain amplifica le vulnerabilità: l’assenza di filtri conoscitivi standardizzati (Know Your Customer) sulle transazioni tra piattaforme non regolamentate e unhosted wallet (portafogli privati autonomi) spalanca le porte a condotte illecite. Moneyval rileva come gli asset virtuali vengano sistematicamente impiegati per la perpetrazione di frodi informatiche, per l’elusione di sanzioni finanziarie internazionali, per il finanziamento della proliferazione bellica e persino per il sostentamento di reti criminali legate allo sfruttamento dei minori.
Per arginare questo fenomeno, alcune autorità nazionali stanno sperimentando strumenti tecnologici avanzati di vigilanza (SupTech) e stringendo alleanze strategiche di partenariato pubblico-privato (Public-Private Partnerships). L’obiettivo è facilitare l’analisi forense della catena di blocchi e incrementare le segnalazioni di operazioni sospette (SOS), ma il divario con la rapidità evolutiva del crimine informatico resta profondo.
La svolta del sesto ciclo di controlli: dalla conformità formale all’efficacia reale
Di fronte a un panorama normativo spesso applicato solo sulla carta, Moneyval ha impresso una svolta metodologica introducendo il suo sesto ciclo di valutazioni reciproche. Il Comitato si è distinto come primo organismo della rete mondiale del GAFI ad avviare i controlli secondo questo approccio rinnovato, che sposta l’asse d’analisi dalla mera conformità formale (la presenza di norme scritte negli ordinamenti nazionali) all’efficacia sostanziale delle misure adottate.
Non è più sufficiente che uno Stato recepisca le direttive europee o le raccomandazioni internazionali: occorre dimostrare l’impatto concreto delle azioni di contrasto, misurando il numero di indagini avviate, i sequestri eseguiti, le condanne ottenute e la reale capacità sanzionatoria nei confronti dei soggetti inadempienti. L’attenzione si focalizza sull’analisi del rischio su misura (risk-based approach), costringendo gli Stati a calibrare le risorse dove le minacce sono più elevate.
I primi due rapporti approvati nell’ambito di questo sesto ciclo, relativi a Lettonia e Serbia, hanno evidenziato concreti passi in avanti nella vigilanza sugli istituti finanziari tradizionale, nel miglioramento della trasparenza sulla titolarità effettiva delle persone giuridiche e nella prontezza dell’azione penale. Tuttavia, le stesse autorità di controllo sottolineano come la strada sia ancora lunga e come questi primi elementi non permettano di delineare un trend positivo consolidato per tutto il continente.
Mappe di rischio ed esami nazionali: lo stato dell’arte in Europa
L’attivismo di Moneyval sul fronte delle valutazioni ha segnato una tabella di marcia serrata lungo tutto il 2025 e nei primi mesi del 2026. Nell’ambito del sesto ciclo sono avanzati gli esami approfonditi su Paesi ad alto snodo finanziario o geografico come Armenia e Slovenia, mentre sono state ufficialmente aperte le procedure di valutazione per Albania, Repubblica Ceca e Ungheria.
Parallelamente, sono proseguite le attività di verifica relative al quinto ciclo di controllo su dodici nazioni, tra cui Croazia, Polonia, Romania, Cipro, Estonia, Slovacchia e Bulgaria. L’esito di tali monitoraggi ha evidenziato in diversi casi un innalzamento dei giudizi di conformità tecnica verso i livelli più elevati (“Compliant” e “Largely Compliant”).
Tuttavia, la gestione del rischio non è omogenea: la Polonia è stata inserita nel regime di osservazione rafforzata, chiamata a rispondere progressivamente dei propri miglioramenti istituzionali, mentre Paesi come Repubblica Ceca e Slovacchia sono riusciti a uscire dalla sorveglianza speciale grazie a riforme strutturali mirate.
Questo quadro eterogeneo dimostra come la frammentazione normativa interna all’Europa rappresenti il principale fattore di rischio: l’esistenza di giurisdizioni con maglie contabili e controlli flessibili attira capitali illeciti destinati ad essere convertiti in cripto-attività per poi rientrare nel circuito legale comunitario.
La convergenza tra Ue, GAFI e Moneyval verso il modello AMLA
Per superare l’attuale frammentazione, si sta consolidando una stretta cooperazione strategica che vede coinvolti Moneyval, il GAFI, la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Il fine ultimo è l’unificazione e la standardizzazione delle metodologie valutative tra il diritto sovranazionale europeo e gli standard internazionali.
Un passaggio chiave è rappresentato dall’integrazione del regolamento europeo sulle informazioni che accompagnano i trasferimenti di fondi e di determinate cripto-attività (Regolamento UE 2023/1113, noto proprio come Travel Rule europea), entrato in vigore per harmonizzare le regole in tutti i 27 Paesi membri dell’Unione.
A ciò si aggiunge l’imminente operatività dell’AMLA (Anti-Money Laundering Authority), la nuova Autorità europea antiriciclaggio con sede a Francoforte, che assumera la vigilanza diretta sui soggetti finanziari e crypto a più alto rischio transfrontaliero.
L’interazione tra la regolamentazione MiCA, che disciplina l’emissione dei token e la prestazione dei servizi cripto, e la normativa AML europea mira a chiudere i vuoti normativi sfruttati dalla criminalità organizzata. Resta tuttavia aperta la sfida per i Paesi europei non aderenti all’Unione o in fase di pre-adesione, per i quali il ruolo di guida e monitoraggio esercitato da Moneyval diventa decisivo per evitare il verificarsi di arbitraggi normativi ai confini dell’Unione.
Tra decentralizzazione e controlli: le sfide future della finanza digitale
La piena attuazione della Travel Rule solleva complessi interrogativi che valicano l’ambito puramente normativo, intrecciandosi con questioni tecnologiche, di tutela della riservatezza e di fattibilità tecnica. La trasmissione automatica e protetta dei dati identificativi tra intermediari crypto richiede infrastrutture interoperabili, protocolli informatici condivisi e elevatissimi standard di protezione dei dati personali, in linea con il GDPR.
La complessità aumenta nel momento in cui le transazioni coinvolgono piattaforme di finanza decentralizzata (DeFi) prive di un intermediario centrale identificabile, oppure protocolli di miscelazione (crypto mixers) progettati per offuscare la tracciabilità delle operazioni.
La vera scommessa per le autorità di vigilanza nei prossimi anni non consisterà unicamente nell’approvare leggi stringenti, ma nella capacità di dotarsi di competenze tecniche capaci di analizzare i flussi finanziari sulla blockchain senza soffocare l’innovazione tecnologica e i legittimi utilizzi della finanza digitale.
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