L’indice MSCI Emerging Markets segna provvisoriamente un calo dello 0,5% in settembre, contro il -1% dell’indice MSCI All Countries ed il -0,2% dell’S&P500 di Wall Street.
Asia Pacifico in settembre
L’indice l’MSCI Asia Pacific, sta per chiudere il mese con un guadagno dell’1,5%.
Miglior listino di settembre quello di Taiwan, +4% per effetto della spinta della sua componente tech.
Performance mensile positiva anche per il Kospi di Seul, +0,3%.
L’indice Nikkei di Tokyo chiude in volata grazie alla spinta di Softbank, +1,9%, il rialzo del mese è +0,7%.
La borsa dell’India, un paese quasi privo di materie prime e con una bassa o nulla esposizione al tema dell’intelligenza artificiale, si avvia a chiudere il mese con un calo del 5,5%.
Per effetto delle sue ricchezze minerarie, la miglior borsa dell’Asia nell’ultimo mese è quella della Mongolia, +14%.
Cina
La fiacca dell’economia cinese si fa sentire anche in borsa. L’Hang Seng di Hong Kong perde il 4% a settembre e il CSI 300 di Shanghai e Shenzhen il 5,7%: in valuta locale, la performance negativa diventa meno pesante.
L’ultimo pacchetto di stimoli economici della Cina, il più importante degli ultimi due anni, sembra concepito per mantenere la crescita economica in linea con gli obiettivi, piuttosto che per generare una ripresa generalizzata; gli investitori restano quindi in attesa di ulteriori misure per affrontare la debolezza strutturale della domanda interna. Alcuni enti governativi hanno annunciato questa settimana sussidi sui mutui e un maggiore sostegno della banca centrale a settori specifici. Il Consiglio di Stato, l’organo esecutivo cinese, si impegna a introdurre “un pacchetto di ulteriori politiche concrete ed efficaci” per raggiungere gli obiettivi di sviluppo economico e sociale di quest’anno.
Emergenti alla prova tassi
I gestori di fondi monetari specializzati nei mercati emergenti stanno riducendo le scommesse obbligazionarie più rischiose, temendo che la tensione sul credito globale interrompa una fase eccezionale per il debito dei paesi in via di sviluppo. Il premio di rendimento dei titoli in dollari rispetto ai Treasury è di appena 1,7 punti percentuali, il minimo dal 2007 secondo JPMorgan, e proprio questa tenuta preoccupa: con i rendimenti Usa ai massimi da quasi vent’anni e il petrolio sopra i 100 dollari, c’è poco margine per assorbire un nuovo rialzo dei tassi. «Le grandi opportunità sono difficili da trovare», ha detto Jeff Grills di Aegon, che ha ridotto l’esposizione alla Colombia a favore di Indonesia, Arabia Saudita e Filippine. Per Bloomberg Intelligence il rischio principale resta la Fed.
Il nervosismo del credito interessa anche le Borse emergenti. Un’ulteriore stretta della politica monetaria americana, con Treasury più remunerativi, rischia di frenare i flussi verso gli azionari dei paesi in via di sviluppo, che come le obbligazioni hanno finora tenuto bene.
Oltre la Cina e le materie prime
I mercati emergenti non sono più una scommessa legata alle materie prime, alla Cina e alla propensione al rischio globale: con conti pubblici più solidi e un ruolo crescente nelle grandi trasformazioni dell’economia, meritano un posto diverso nei portafogli. È la tesi di Denis Cole, responsabile del Portfolio Specialist Group di PGIM.
Il punto di partenza è il quadro dei paesi avanzati. Secondo il Fiscal Monitor dell’FMI di aprile 2026, la spesa mondiale per interessi è salita in quattro anni da circa il 2% a quasi il 3% del Pil, e il debito pubblico globale punta al 100% entro il 2029. Gli Stati Uniti potrebbero presto destinare al servizio del debito una quota di bilancio pari a quella di un tipico emergente ad alto rendimento: “un incredibile ribaltamento di ruoli”, scrive Cole. Molti emergenti hanno invece mercati dei capitali locali più profondi e politiche monetarie credibili.
Cambia anche il loro comportamento. Le correlazioni con azioni e obbligazioni dei paesi avanzati si sono indebolite e le differenze tra un paese e l’altro sono cresciute. Restano volatili, ma “il loro comportamento nei periodi di stress sta diventando meno unidimensionale”.
Cole indica tre fattori di forza: lo spostamento delle catene produttive verso Sud-Est asiatico, India e Messico; il nuovo ciclo delle materie prime, con l’Indonesia che ora lavora il nichel in patria; le infrastrutture per l’intelligenza artificiale, dove Taiwan e Corea contano su TSMC, Samsung e SK Hynix. Sugli utili attesi l’indice MSCI EM segna uno sconto di quasi il 50% su quello statunitense.
Composizione dell’indice MSCI Emerging Markets per società
La composizione dell’MSCI Emerging Markets per area geografica
Investire sulle azioni delle Borse Emergenti e dell’Asia-Pacifico
Per puntare sulle prospettive di crescita dell’area si possono utilizzare i seguenti strumenti, il primo è più speculativo e da utilizzare in spazi temporali più brevi:
L’ETP (3EML) offre un rendimento complessivo costituito da una performance giornaliera tripla (3x) rispetto all’andamento dell’indice Emerging Equities Rolling Futures Index, che replica i contratti future Front Quarter e Second Quarter del mini MSCI Emerging Markets Index, più il reddito da interessi maturato sull’importo collateralizzato. Per esempio se l’indice aumentasse del 1%, l’ETP aumenterebbe del 3% escludendo le commissioni. Se l’indice scendesse del 1% l’ETP scenderebbe del 3% escludendo le commissioni. Questo ETP si rivolge quindi a chi ha una visione fortemente rialzista sulle principali Borse emergenti. Valuta di denominazione Dollaro Usa. Commissioni totali annue da prospetto. Leggi il documento KID.
Investire senza leva
Da inizio 2026: +14,4%
L’ETF (VFEA) replica l’indice FTSE Emerging, che a sua vola replica l’andamento dei titoli azionari dei mercati emergenti di tutto il mondo. L’indice di spesa complessiva (TER) è pari allo 0,17% annuo. L’ETF replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale (ovvero acquistando tutti i componenti dello stesso). I dividendi dell’ETF sono accumulati e reinvestiti nell’ETF. L’ETF Vanguard FTSE Emerging Markets UCITS ETF (USD) Accumulating è un ETF di dimensioni molto grandi. Leggi il documento KID.
Da inizio anno +28%
XMME – Xtrackers MSCI Emerging Markets UCITS ETF 1C replica fisicamente tramite campionamento ottimizzato l’indice MSCI Emerging Markets, offrendo un’esposizione diversificata a società a grande e media capitalizzazione di oltre 20 mercati emergenti. L’indice copre circa l’85% della capitalizzazione di mercato dei Paesi rappresentati, includendo mercati come Taiwan, Cina, Corea del Sud e India. L’ETF è ad accumulazione, quindi reinveste i dividendi. Il TER è dello 0,18% annuo e il patrimonio gestito è di circa 12,65 miliardi di euro. Leggi il KID.
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