La promessa è che nessuna famiglia resterà senza sostegno. Ma per i 35 nuclei familiari coratini che non hanno ottenuto il contributo regionale per l’asilo nido, non è ancora chiaro quando e con quali risorse arriverà la copertura economica. È su questo punto che si è consumato lo scontro in Consiglio comunale, conclusosi con la bocciatura, da parte della maggioranza, della mozione presentata dalla consigliera di Direzione Corato Giulia Tandoi e firmata da altri consiglieri di opposizione.
La proposta chiedeva di utilizzare i fondi già accantonati dal Comune per garantire i contributi alle famiglie rimaste escluse dal finanziamento regionale. L’amministrazione De Benedittis ha scelto invece di attendere l’esito delle interlocuzioni con Regione e altri enti, assicurando che, se necessario, interverrà direttamente con risorse comunali.
Una differenza che non riguarda l’obiettivo, condiviso da entrambe le parti, ma i tempi e le modalità per raggiungerlo. Per l’opposizione, le famiglie hanno bisogno di una risposta immediata e di un impegno formalizzato. Per la maggioranza, prima di utilizzare i fondi disponibili occorre verificare ogni altra possibilità di finanziamento, per non sottrarre risorse alla gestione dei due nuovi asili nido comunali che dovrebbero aprire il prossimo anno.
La questione nasce dal meccanismo di assegnazione dei buoni educativi regionali per l’anno 2026/2027. A Corato sono sette le strutture accreditate, per complessivi 177 posti, ma i finanziamenti hanno coperto soltanto l’80% delle domande. Il restante 20%, corrispondente a circa 35 famiglie, è rimasto senza contributo pur avendo i requisiti per ottenerlo. Una situazione che, con l’anno educativo ormai avviato, rischia di pesare sull’organizzazione familiare e sulla possibilità di conciliare lavoro e cura dei figli.
La mozione di Tandoi, sottoscritta anche da altri consiglieri di opposizione, individuava una possibile soluzione nelle risorse residue dell’ex Fondo di solidarietà comunale destinate ai servizi per la prima infanzia. Secondo i dati riportati nel documento, nell’avanzo vincolato del Comune figurano oltre 1,1 milioni di euro, dei quali 845.890 euro specificamente riferiti agli asili nido. Una disponibilità che, secondo i firmatari, consentirebbe di finanziare le domande rimaste scoperte senza dover attendere ulteriori trasferimenti.
Ma è proprio sull’utilizzo di queste somme che si è aperta la distanza tra maggioranza e opposizione. Il consigliere del Partito Democratico Gennaro Caldara ha spiegato che l’amministrazione aveva già chiesto agli uffici comunali, nei primi giorni di settembre, di verificare la possibilità di impiegare i fondi accantonati. Le prime valutazioni del dirigente del settore Servizi alla Persona hanno però fatto emergere dubbi sulla fattibilità dell’operazione. A questi si aggiunge un problema di sostenibilità economica.
Corato si prepara infatti ad aprire due nuovi asili nido comunali, in via della Macina e via Lago di Viti, che dovrebbero aggiungere oltre 160 posti ai 177 attualmente disponibili. Un ampliamento importante dell’offerta educativa, ma che comporterà anche un aumento delle risorse necessarie per garantire il funzionamento dei servizi.
«Se cominciassimo oggi a utilizzare quelle risorse per compensare la mancata copertura dei buoni regionali, rischieremmo di ridurre i fondi necessari a far funzionare i nuovi asili», ha osservato Caldara, sottolineando la necessità di individuare una soluzione che non si limiti all’emergenza attuale.
Una preoccupazione condivisa dall’assessore alle Politiche sociali Felice Addario, che ha dato una dimensione economica al problema. Con l’apertura delle nuove strutture, auspicata per settembre del prossimo anno, l’offerta cittadina dovrebbe sostanzialmente raddoppiare e il fabbisogno per sostenere i posti aggiuntivi potrebbe superare il milione di euro. Una cifra che rischierebbe di assorbire gran parte delle risorse accantonate negli anni.
Da qui la scelta di percorrere prima altre strade. Il Comune ha avviato interlocuzioni con Anci Puglia, Regione e altri soggetti istituzionali, mentre si sta lavorando anche a una possibile soluzione che coinvolga l’Inps e le autorità centrali. Parallelamente, sono in corso verifiche con gli uffici regionali su un meccanismo che potrebbe consentire di finanziare i posti rimasti scoperti attraverso le risorse nazionali destinate all’incremento dei servizi.
L’obiettivo dichiarato è evitare che il costo della mancata copertura regionale ricada interamente sui bilanci comunali, soprattutto in una fase in cui l’ampliamento dell’offerta educativa richiederà investimenti consistenti e continuativi.
Ma l’assessore non ha nascosto il peso dell’attesa sulle famiglie. Ha ricordato che una retta può raggiungere gli 850 euro mensili e che l’incertezza coinvolge anche le strutture, chiamate a programmare attività e anticipare spese senza conoscere i tempi dei finanziamenti. «Se la soluzione attraverso altre risorse dovesse richiedere troppo tempo, sarà nostro impegno intervenire», ha assicurato Addario, ribadendo che la copertura dei buoni educativi sarà comunque garantita.
Un impegno confermato anche da Caldara, che ha quantificato in circa 214mila euro il fabbisogno necessario a sostenere le famiglie rimaste senza contributo. Se le altre soluzioni non dovessero concretizzarsi in tempo utile, il Comune è pronto a ricorrere anche al proprio bilancio.
Ed è proprio su questa disponibilità a intervenire, subordinata però all’esito delle interlocuzioni in corso, che si è concentrata la contestazione dell’opposizione. Il consigliere di Direzione Corato Filippo Tatò, pur accogliendo favorevolmente le rassicurazioni dell’amministrazione, ha contestato i tempi della risposta e soprattutto l’assenza di un provvedimento formale.
«Siamo ormai a ottobre e le famiglie non sanno ancora se potranno mantenere i figli all’asilo. Le buone intenzioni sono apprezzabili, ma nella pubblica amministrazione devono tradursi in atti amministrativi. Le parole non sono vincolanti», ha sottolineato Tatò, rivendicando la necessità di una scelta politica immediata a sostegno della genitorialità e delle giovani famiglie.
Una posizione che mette al centro non tanto la volontà dichiarata di risolvere il problema, quanto la certezza della soluzione. Per l’opposizione, infatti, il rischio è che il tempo necessario a individuare altre fonti di finanziamento finisca per ricadere proprio su chi dovrebbe beneficiare del sostegno, costringendo le famiglie ad anticipare somme considerevoli o a rivedere le proprie scelte organizzative.
Sulla necessità di intervenire senza ulteriori rinvii si è soffermata anche Nica Testino, di Nuova Umanità, che ha richiamato le risorse destinate al raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni nei servizi per la prima infanzia. Secondo la consigliera, la possibilità di utilizzare quei fondi merita un approfondimento, considerando che l’anno educativo è già cominciato e che le famiglie hanno bisogno di certezze immediate. «Comprendo la necessità di prendere tempo, ma il tempo non c’è. Siamo ormai a ottobre e le famiglie hanno bisogno di risposte», ha osservato.
Addario ha precisato che si tratta proprio delle risorse già ricevute e accantonate dal Comune negli anni precedenti, non di ulteriori finanziamenti attualmente disponibili. Ha tuttavia riconosciuto che anche il fattore tempo dovrà pesare sulle decisioni dell’amministrazione: qualora le soluzioni alternative dovessero tardare, il Comune dovrà intervenire per evitare che l’incertezza si prolunghi.
Ancora più esplicito Franco Caputo, che ha contestato la scelta di attendere l’esito delle interlocuzioni istituzionali prima di impegnare risorse comunali. A suo giudizio, l’amministrazione avrebbe potuto individuare già nella recente variazione di bilancio una somma di circa 200mila euro da destinare alle famiglie, salvo poi recuperarla qualora fossero arrivati altri finanziamenti.
«Non stiamo parlando di due milioni di euro, ma di circa 200mila euro che il Comune avrebbe potuto trovare», ha sostenuto Caputo. Una soluzione che, nella sua prospettiva, avrebbe consentito di garantire immediatamente i contributi, lasciando aperta la possibilità di utilizzare successivamente eventuali risorse regionali o nazionali.
Il sindaco Corrado De Benedittis ha respinto questa impostazione, difendendo la prudenza nella gestione delle risorse pubbliche. Il ragionamento del primo cittadino è che spendere oggi le somme disponibili potrebbe significare non averne abbastanza quando entreranno in funzione i due nuovi asili comunali.
«Se spendiamo subito tutto quello che abbiamo accantonato, il prossimo anno potremmo ritrovarci con molte più famiglie senza copertura», ha osservato, ribadendo che l’amministrazione garantirà comunque il sostegno alle 35 famiglie, ma intende prima verificare la possibilità di ottenere le risorse necessarie attraverso Regione e Stato.
Nel confronto è emerso anche un problema più ampio, sollevato dal consigliere di maggioranza Di Bartolomeo: quello delle famiglie che superano le soglie Isee previste per le agevolazioni, ma non per questo dispongono di risorse sufficienti a sostenere agevolmente il costo di un asilo nido. Famiglie nelle quali spesso lavorano entrambi i genitori e che, pur non rientrando nei contributi, incontrano difficoltà nell’accesso ai servizi. Una condizione che riguarda anche una parte del ceto medio e che pone un interrogativo sull’effettiva accessibilità dell’offerta educativa, al di là del numero di posti disponibili.
È stato lo stesso Di Bartolomeo, a nome dell’intera maggioranza, a chiedere ai proponenti di ritirare la mozione. Secondo il consigliere, il lavoro già avviato dall’amministrazione avrebbe superato i presupposti della proposta: impegnare immediatamente le risorse comunali significherebbe rinunciare troppo presto alla possibilità di ottenere altri finanziamenti.
L’invito non è stato accolto. La mozione è arrivata al voto ed è stata respinta.
Il risultato lascia una situazione particolare: una maggioranza che boccia un atto finalizzato a finanziare i buoni educativi, pur dichiarando di condividerne l’obiettivo e assicurando che, se necessario, sarà proprio il Comune a sostenere la spesa. La divergenza non riguarda dunque il diritto delle famiglie a ricevere il contributo, ma la scelta di impegnare subito le risorse disponibili oppure attendere l’esito delle verifiche in corso.
La bocciatura della mozione, però, non chiude il problema. L’amministrazione ha assunto pubblicamente l’impegno di garantire la copertura economica e dovrà ora individuare una soluzione che tenga insieme le necessità immediate delle famiglie e la sostenibilità dei servizi nei prossimi anni.
Resta soprattutto una questione di tempi. Perché i due nuovi asili nido rappresentano una prospettiva importante per il futuro della città, ma per le 35 famiglie rimaste senza contributo la retta è una spesa da affrontare adesso. E ogni settimana che passa senza una risposta definitiva prolunga un’incertezza che le rassicurazioni politiche, da sole, non possono risolvere.
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