Settanta milioni di euro di nuovi aiuti contro il caro gasolio, suddivisi tra 60 milioni per l’agricoltura e 10 milioni per la pesca. Sono gli interventi approvati dal Consiglio dei ministri del 22 ottobre per sostenere due comparti alle prese con l’aumento dei costi energetici.
Le misure sono state accolte favorevolmente da Coldiretti, che aveva sollecitato un intervento sul carburante utilizzato dalle imprese agricole e dalle marinerie.
Per la pesca, il provvedimento prevede un contributo a fondo perduto pari al 10% delle spese sostenute per l’acquisto di carburante, nel limite delle risorse stanziate.
Il peso del gasolio emerge dalle cifre diffuse dall’associazione: negli ultimi mesi il prezzo del carburante per la pesca ha raggiunto circa 1,65 euro al litro, con punte fino a 1,80 euro nelle isole. Per un peschereccio, secondo Coldiretti Pesca, un singolo rifornimento è arrivato a costare fino a 16mila euro.
Gasolio agricolo, 60 milioni per alleggerire i costi delle imprese
Il primo intervento riguarda il settore agricolo, per il quale il Governo ha destinato 60 milioni di euro.
L’annuncio, attribuito al Governo Meloni e al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, risponde a una delle richieste avanzate da Coldiretti nelle ultime settimane.
L’associazione aveva ribadito la necessità di intervenire sui costi del carburante anche durante il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Roma.
Il gasolio rappresenta una voce di spesa per le attività agricole, dall’impiego dei macchinari nelle coltivazioni alle operazioni necessarie per mantenere la produzione.
Quando il suo prezzo aumenta, cresce anche il costo sostenuto dalle aziende per svolgere il lavoro quotidiano.
Secondo Coldiretti, le tensioni internazionali hanno contribuito all’aumento dei costi di produzione, mettendo sotto pressione i bilanci delle imprese.
Il nuovo stanziamento punta ad alleggerire questa spesa e a sostenere la continuità delle attività agricole.
L’associazione valuta positivamente anche la semplificazione delle modalità di erogazione degli aiuti, che dovrebbe consentire alle aziende di ricevere le risorse più rapidamente.
La rapidità dei pagamenti è uno degli aspetti sui quali Coldiretti ha insistito, collegando il sostegno pubblico alla necessità di garantire liquidità alle imprese.
Come funzionano gli aiuti contro il caro carburante
I due interventi riguardano comparti differenti e prevedono stanziamenti separati.
| Settore | Risorse e intervento |
|---|---|
| Agricoltura | 60 milioni di euro per sostenere le imprese colpite dall’aumento del costo del gasolio agricolo |
| Pesca | Fondo da 10 milioni di euro, con contributo a fondo perduto del 10% sulle spese per il carburante |
Secondo quanto riportato da RaiNews sulle misure approvate dal Consiglio dei ministri, il provvedimento comprende interventi a fondo perduto per i maggiori costi sostenuti dalle imprese agricole e ittiche.
L’obiettivo è compensare almeno in parte l’aumento della spesa energetica che ha interessato i due settori.
Pesca, un pieno di gasolio può costare fino a 16mila euro
Il secondo intervento riguarda le imprese della pesca, alle quali sono destinati 10 milioni di euro.
Il fondo è stato accolto favorevolmente da Coldiretti Pesca, che descrive una situazione economica difficile per le marinerie italiane.
Il problema riguarda soprattutto il costo necessario per uscire in mare.
Secondo l’associazione, l’aumento del prezzo del carburante ha già costretto alcune imprese a ridurre le uscite dei pescherecci, incidendo sulla regolarità dell’attività.
Il dato più evidente è quello relativo al rifornimento.
Un pieno di carburante, riferisce Coldiretti Pesca, è arrivato a costare fino a 16mila euro.
La cifra rappresenta il costo massimo segnalato dall’associazione, non una spesa uniforme per tutte le imbarcazioni.
La situazione è aggravata dall’andamento del prezzo del gasolio, che negli ultimi mesi ha raggiunto circa 1,65 euro al litro, arrivando fino a 1,80 euro nelle isole.
Per le imprese che devono sostenere anche le spese del personale, l’aumento del carburante riduce ulteriormente i margini disponibili.
La conseguenza, secondo Coldiretti Pesca, è una crescente difficoltà nel mantenere economicamente sostenibili le uscite in mare.
Contributo del 10% per il carburante delle imprese ittiche
Il fondo destinato alla pesca prevede un contributo a fondo perduto pari al 10% delle spese sostenute dalle imprese per l’acquisto di carburante.
La misura mira a ridurre una parte degli oneri energetici sostenuti dagli operatori.
Per le marinerie, il sostegno arriva in una fase nella quale il prezzo del gasolio si aggiunge ad altre difficoltà produttive e commerciali.
Il contributo, essendo a fondo perduto, non ha la forma di un finanziamento da restituire.
Resta però un intervento parziale rispetto alla spesa complessiva per il carburante: la percentuale prevista è del 10%, entro il limite delle risorse disponibili.
La misura è stata commentata favorevolmente da Coldiretti Pesca, che aveva chiesto un sostegno al settore durante il Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Roma.
L’associazione collega la necessità degli aiuti alla continuità del lavoro delle imprese ittiche e alla possibilità di mantenere regolare la fornitura di pescato ai consumatori.
Daniela Borriello: il caro gasolio si aggiunge ad altre difficoltà
Il costo del carburante non è l’unico problema segnalato dalle imprese ittiche.
Daniela Borriello, responsabile Coldiretti Pesca, richiama l’attenzione anche sui cambiamenti ambientali e sulla concorrenza internazionale.
«Il comparto sta attraversando una fase di estrema difficoltà a causa del caro gasolio, che incide in maniera rilevante sui costi, basti dire che un pieno per un peschereccio è arrivato a costare fino a 16000 euro – spiega Daniela Borriello, responsabile Coldiretti Pesca – Difficoltà che sono andate ad aggiungersi agli effetti del riscaldamento delle acque, fino alla diffusione di specie aliene invasive, come il granchio blu, e alla concorrenza dei Paesi extra Ue, da cui arrivano grandi quantità di prodotto a prezzi più competitivi, colpendo tanto la pesca quanto l’acquacoltura».
La dichiarazione individua diversi fattori che, secondo Coldiretti Pesca, stanno incidendo sulle attività.
Il riscaldamento delle acque e la diffusione di specie invasive, tra cui il granchio blu, rappresentano ulteriori difficoltà per gli operatori.
A queste si aggiunge la concorrenza dei prodotti provenienti dai Paesi extra UE, che l’associazione descrive come caratterizzati da prezzi più competitivi.
Le conseguenze riguardano sia la pesca sia l’acquacoltura, due attività accomunate dalla pressione sui costi e dalle condizioni del mercato.
Pesca italiana, 12mila imbarcazioni e un giro d’affari vicino a 750 milioni
Le difficoltà economiche coinvolgono un comparto che, secondo i dati riportati da Coldiretti Pesca, conta in Italia circa 12mila imbarcazioni.
Il giro d’affari complessivo è indicato in una cifra di poco inferiore ai 750 milioni di euro.
Il carburante è una delle principali voci di costo, insieme al personale.
La sua incidenza è particolarmente rilevante perché l’attività richiede l’impiego delle imbarcazioni per raggiungere le zone di pesca e svolgere le operazioni in mare.
Quando il prezzo del gasolio aumenta, gli operatori devono sostenere una spesa maggiore per ogni uscita.
Secondo Coldiretti Pesca, l’incremento dei costi ha già portato alcune marinerie a ridurre l’attività.
Il fondo da 10 milioni punta a contenere questa pressione economica, intervenendo su una parte delle spese per il carburante.
Coldiretti chiede continuità produttiva e sostegno al reddito agricolo
Per Coldiretti, l’intervento sul gasolio agricolo deve contribuire a difendere il reddito degli agricoltori e la capacità produttiva delle aziende.
L’associazione sostiene che la tenuta economica delle imprese sia collegata anche alla disponibilità di prodotti agricoli italiani per i consumatori.
Se coltivare i campi o allevare gli animali diventa troppo costoso, avverte Coldiretti, alcune aziende possono incontrare difficoltà nel mantenere le attività.
Il rischio indicato riguarda quindi sia i produttori sia le famiglie, attraverso possibili ripercussioni sull’offerta alimentare.
Si tratta di una valutazione dell’associazione sulle conseguenze che potrebbero derivare da un prolungamento della pressione sui costi, non di una riduzione generalizzata della produzione già accertata.
Coldiretti conferma inoltre che le mobilitazioni proseguono nelle regioni dove non sono ancora arrivati interventi di sostegno alle imprese.
L’associazione chiede che le risorse annunciate raggiungano rapidamente le aziende, così da contenere gli effetti dell’aumento dei costi energetici.
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