Eurosif presenta le proprie priorità per i triloghi sulla revisione SFDR. L’associazione chiede criteri più robusti, informative più efficaci e garanzie contro il greenwashing, con l’obiettivo di preservare la credibilità della finanza sostenibile.
In vista dell’avvio dei negoziati interistituzionali sulla revisione del regolamento europeo relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR), Eurosif, il Forum europeo per gli investimenti sostenibili, ha pubblicato un documento di posizione rivolto ai colegislatori. Il testo individua sette priorità da affrontare durante i triloghi, con l’obiettivo di arrivare a un quadro normativo credibile, applicabile e capace di favorire gli investimenti nella transizione verso un’economia sostenibile.
L’associazione accoglie favorevolmente l’impostazione generale emersa dalle proposte del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Ue. Entrambe sostengono infatti l’introduzione di tre categorie distinte di prodotti finanziari, ciascuna caratterizzata da criteri espliciti, oltre a regole specifiche per i prodotti a impatto. Le proposte prevedono inoltre di limitare l’utilizzo di termini legati alla sostenibilità ai prodotti che rientrano nelle categorie previste e di introdurre un’avvertenza per quelli che comunicano informazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) senza essere classificati in una delle categorie.
Per Eurosif, questa impostazione rappresenta una base utile per migliorare il sistema attuale. Restano tuttavia alcune questioni da risolvere affinché le nuove disposizioni non creino differenze ingiustificate tra prodotti, non indeboliscano le tutele per gli investitori e non consentano di presentare come sostenibili investimenti che non rispettano requisiti sufficientemente rigorosi.
Dalle categorie di prodotto alle informazioni ESG: le sette priorità di Eurosif per la revisione SFDR
1. Limitare le esenzioni per gli investitori professionali e prevenire il greenwashing
Uno dei punti più delicati riguarda la possibilità di escludere determinati prodotti finanziari dagli obblighi previsti dalla SFDR quando sono destinati esclusivamente agli investitori professionali. Eurosif teme che un’esenzione troppo ampia possa creare due mercati paralleli: da una parte prodotti classificati secondo criteri di sostenibilità definiti, dall’altra strumenti che potrebbero utilizzare espressioni analoghe senza essere sottoposti alle stesse condizioni. Questa differenza rischierebbe di compromettere la comparabilità delle offerte e di generare confusione anche tra gli investitori professionali meno attrezzati per valutare le caratteristiche ESG. L’associazione segnala inoltre il rischio che alcuni prodotti esentati possano raggiungere indirettamente gli investitori retail attraverso strutture finanziarie intermedie.
Eurosif propone quindi di limitare la possibilità di ricorrere all’esenzione per i fondi di investimento alternativi destinati esclusivamente a investitori professionali. Chiede inoltre di vietare ai prodotti che scelgono di non aderire al sistema di classificazione l’utilizzo di termini legati alla sostenibilità nei nomi e nei materiali promozionali, accompagnando questa restrizione con un’avvertenza esplicita nella documentazione precontrattuale. La Commissione europea dovrebbe anche valutare gli effetti dell’esenzione sulla frammentazione del mercato e sui rischi di greenwashing, considerando se mantenerla nel lungo periodo.
2. Preservare criteri rigorosi per i prodotti dedicati alla transizione
La categoria dei prodotti finanziari orientati alla transizione è centrale per indirizzare i capitali verso imprese che stanno modificando concretamente i propri processi e modelli di business. Per Eurosif, i criteri devono distinguere i percorsi di trasformazione effettiva da quelli che si limitano a migliorare alcuni indicatori senza affrontare le attività maggiormente responsabili dell’impatto ambientale.
Tra i requisiti presenti nelle proposte dei colegislatori figurano una quota minima del 20% delle spese in conto capitale (CapEx) allineata alla Tassonomia europea e una strategia di riduzione delle emissioni di gas serra degli Scope 1 e 2. Eurosif sostiene il mantenimento di queste condizioni, ma ritiene che non siano sufficienti da sole a dimostrare la credibilità di un percorso di transizione.
L’associazione chiede pertanto di aggiungere ulteriori garanzie: le imprese dovrebbero destinare più CapEx ad attività allineate alla Tassonomia rispetto a quelle finalizzate all’espansione dei combustibili fossili e prevedere l’eliminazione graduale della generazione elettrica a carbone, attraverso percorsi credibili di uscita. Eurosif richiama inoltre l’importanza di piani climatici che includano obiettivi di riduzione delle emissioni lungo gli Scope 1, 2 e 3 quando i prodotti dichiarano di investire in imprese in transizione. L’intento è evitare che la categoria venga utilizzata per valorizzare investimenti formalmente associati alla transizione, ma privi di un cambiamento sufficientemente ambizioso nelle attività delle imprese interessate.
Secondo Eurosif, i criteri della nuova SFDR sono stati concepiti soprattutto per gli investimenti in attività quotate e si concentrano prevalentemente sugli aspetti climatici e ambientali. Questa impostazione rischia di creare difficoltà applicative per altre tipologie di investimento, in particolare per le attività private e immobiliari, che presentano caratteristiche e cicli di vita differenti.
L’associazione chiede quindi di affidare alla Commissione europea e alle autorità europee di vigilanza il compito di sviluppare criteri, indicatori e metodi di calcolo specifici per le diverse classi di attività. L’obiettivo è permettere agli operatori di classificare i prodotti in modo coerente con le loro caratteristiche, senza imporre parametri difficilmente applicabili a investimenti con strutture e obiettivi differenti.
Un secondo aspetto riguarda i prodotti che perseguono finalità sociali. Sebbene le proposte di Parlamento e Consiglio riconoscano la possibilità di includere obiettivi sociali nei prodotti classificati, mancano criteri dedicati che chiariscano quali contributi positivi siano ammissibili e quali esclusioni debbano essere applicate. Eurosif propone pertanto di introdurre requisiti specifici attraverso gli atti delegati della SFDR rivista o mediante indicazioni della Commissione europea.
4. Rafforzare la trasparenza a livello di prodotto e di organizzazione finanziaria.
Per Eurosif, la semplificazione degli obblighi informativi non deve compromettere la disponibilità di dati comparabili, necessari agli investitori per valutare gli effetti delle proprie decisioni e ai supervisori per verificare il rispetto delle regole.
Sul piano dei singoli prodotti, l’associazione propone di rendere obbligatoria la comunicazione di almeno tre indicatori relativi ai principali impatti negativi sulla sostenibilità, i cosiddetti PAI (Principal Adverse Impacts), per ciascuna delle tre categorie previste dalla nuova SFDR. Gli indicatori dovrebbero essere selezionati in funzione delle caratteristiche di ogni categoria, mantenendo al tempo stesso un insieme comune di informazioni che consenta confronti tra prodotti.
Per la categoria sostenibile, Eurosif indica tra gli aspetti da monitorare la biodiversità e i diritti umani; per quella dedicata alla transizione, l’esposizione ai combustibili fossili e le emissioni di gas serra; per la categoria ESG di base, almeno un indicatore relativo all’esposizione ai combustibili fossili. Gli operatori dovrebbero poter selezionare gli altri indicatori in funzione degli obiettivi e della strategia del prodotto, attingendo a un elenco definito dalla normativa di secondo livello. La trasparenza dovrebbe riguardare anche le strategie di engagement, cioè le attività con cui gli investitori dialogano con le imprese partecipate per promuovere cambiamenti concreti. Eurosif chiede informative che permettano di comprendere quali risultati si intendono raggiungere, quali obiettivi e scadenze sono stati fissati, quali progressi sono stati compiuti e quali ulteriori misure saranno adottate in caso di risultati insufficienti.
Un’attenzione specifica viene riservata all’allineamento alla Tassonomia europea. Per l’associazione, le informazioni su questo aspetto dovrebbero rimanere obbligatorie per i prodotti con obiettivi ambientali in tutte e tre le categorie, evitando una perdita di dati rispetto al quadro attuale.
Infine, Eurosif ritiene necessario mantenere una forma di rendicontazione a livello di entità finanziaria. La proposta è introdurre una comunicazione annuale sui siti web degli operatori, indicando la quota di patrimonio gestito e il numero o la tipologia di prodotti riconducibili alle diverse categorie SFDR 2.0. Queste informazioni consentirebbero di valutare meglio quanto la sostenibilità sia integrata nell’offerta complessiva di un’organizzazione, senza limitare l’analisi alle dichiarazioni dei singoli strumenti.
5. Evitare che le clausole di salvaguardia diventino una scorciatoia
Eurosif riconosce che i cosiddetti safe harbour possono agevolare la classificazione di prodotti finanziari con caratteristiche climatiche ambiziose. Il problema, secondo l’associazione, nasce quando il ricorso a questi meccanismi consente di evitare esclusioni o obblighi informativi applicabili agli altri prodotti della stessa categoria.
Le proposte dei colegislatori prevedono infatti che alcuni prodotti che fanno riferimento ai benchmark climatici dell’Ue possano beneficiare di esenzioni rispetto a determinati requisiti. Per Eurosif, una simile impostazione rischia di creare disparità tra strumenti finanziari comparabili e di aprire spazi per dichiarazioni fuorvianti.
L’associazione chiede quindi che anche i prodotti gestiti in riferimento ai benchmark climatici di transizione o allineati all’Accordo di Parigi rispettino le esclusioni minime e gli obblighi di disclosure previsti per la rispettiva categoria, compresi gli indicatori sui principali impatti negativi.
6. Definire un quadro di riferimento per gli standard internazionali
Un’altra questione riguarda la classificazione di prodotti che investono in imprese situate al di fuori dell’Unione europea. Gli operatori finanziari hanno bisogno di indicazioni chiare per stabilire se gli standard internazionali e le tassonomie adottate in altri Paesi possano essere utilizzati per dimostrare il rispetto dei criteri della SFDR 2.0.
Secondo Eurosif, l’assenza di un riferimento preciso rischia di rendere più complessa l’applicazione della normativa e di generare incertezza tra gli operatori. L’associazione propone pertanto che la Commissione europea elabori una guida contenente una mappatura degli standard internazionali considerati credibili e compatibili con i requisiti europei. L’elenco dovrebbe includere, tra gli altri, tassonomie non europee e quadri di riferimento relativi ai piani di transizione, agli obiettivi climatici basati su criteri scientifici e alla sostenibilità dei soggetti sovrani.
7. Mantenere il principio Do No Significant Harm per i prodotti sostenibili
L’ultima priorità riguarda il principio Do No Significant Harm (DNSH), secondo cui un investimento non dovrebbe arrecare danni significativi agli altri obiettivi di sostenibilità. Nel nuovo quadro, le esclusioni previste per i prodotti della categoria sostenibile dovrebbero sostituire questo principio e il riferimento alla buona governance che caratterizzano l’attuale definizione di investimento sostenibile.
Eurosif ritiene però che le esclusioni attualmente discusse coprano soltanto una parte delle possibili conseguenze negative sul piano ambientale e sociale. Tra gli aspetti che potrebbero non essere adeguatamente considerati figurano, per esempio, gli impatti sulla biodiversità.
Per questo l’associazione propone di conservare un principio DNSH proporzionato, da declinare attraverso indicazioni specifiche della Commissione europea. L’obiettivo è evitare che la nuova categoria sostenibile risulti meno rigorosa delle pratiche già adottate dal mercato e assicurare che la valutazione di un investimento tenga conto anche dei danni potenzialmente generati al di fuori del suo obiettivo principale.
I prossimi passaggi della revisione
I negoziati tra Parlamento europeo, Consiglio dell’Ue e Commissione europea dovranno ora affrontare i punti sui quali le rispettive posizioni non coincidono. Eurosif invita i colegislatori a preservare gli elementi condivisi e a colmare le lacune ancora presenti, con particolare attenzione alla credibilità delle categorie di prodotto, alla comparabilità delle informazioni e alla prevenzione del greenwashing.
Per l’associazione, il risultato finale dovrà coniugare requisiti rigorosi e applicabilità pratica: soltanto un sistema comprensibile per gli operatori e affidabile per gli investitori potrà contribuire a indirizzare maggiori capitali verso la transizione sostenibile. L’accordo politico è atteso entro la fine del 2026, prima dell’adozione formale da parte del Parlamento europeo e del Consiglio.
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