La transizione ambientale sta entrando in una fase decisiva: per le imprese non si tratta più soltanto di definire obiettivi, ma di tradurli in processi, investimenti e scelte concrete. In questa intervista, Lara Ponti, Vice Presidente di Confindustria per la Transizione Ambientale e gli Obiettivi ESG, fa il punto sui principali dossier europei e nazionali, dal regolamento sugli imballaggi alla nuova disciplina sulle emissioni industriali, e sulle sfide legate alla complessità normativa, alla disponibilità delle risorse e alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
Al centro anche il ruolo di Confindustria nell’accompagnare le imprese, attraverso strumenti come Open-es e Fondazione Systema, e nel favorire un quadro di regole più proporzionato, chiaro e applicabile. Per Ponti, la sostenibilità deve diventare sempre più un percorso concreto di innovazione e investimento, capace di rafforzare la resilienza del sistema industriale e coinvolgere un numero crescente di imprese, anche le più piccole.
Quali sono stati i dossier su cui Confindustria si è maggiormente impegnata sulla sostenibilità nell’ultimo anno?
Nell’ultimo anno abbiamo portato avanti un lavoro a tutto tondo sui principali dossier ambientali europei e nazionali, affiancando al monitoraggio dell’evoluzione normativa un’attività concreta di analisi, proposta e interlocuzione sui provvedimenti di maggiore impatto per le imprese. A titolo esemplificativo, abbiamo seguito il Circular Economy Act, il regolamento sugli imballaggi (PPWR), la revisione della direttiva sulle emissioni industriali (IED 2.0), la qualità dell’aria, il RENTRI, il regolamento sulla deforestazione e lo sviluppo della responsabilità estesa del produttore per il tessile, intervenendo inoltre sui diversi percorsi di semplificazione della normativa ambientale. Un’attività trasversale, che guarda all’intero quadro della transizione ambientale con l’obiettivo di contribuire a regole coerenti, applicabili e proporzionate, capaci di accompagnare gli investimenti e la trasformazione delle imprese senza tradursi in nuovi oneri o complessità non necessarie.
Quali sono le questioni ambientali che preoccupano maggiormente le imprese?
Le imprese chiedono soprattutto certezza, proporzionalità e prevedibilità delle regole. Una delle criticità più sentite è il rischio di sovrapposizioni, duplicazioni degli adempimenti e applicazioni non uniformi, che rendono più difficile programmare gli investimenti. C’è poi il tema della disponibilità e dell’uso efficiente delle risorse, che è sempre più centrale per la continuità e la competitività delle attività industriali. Parliamo sia delle materie prime, comprese quelle energetiche, sia delle materie prime seconde: diventa quindi fondamentale rafforzare l’economia circolare, creare condizioni stabili per il mercato dei materiali riciclati e favorirne l’utilizzo. La transizione passa anche dalla capacità di ridurre la dipendenza dalle risorse vergini e valorizzare quelle già disponibili.
Come è cambiato nell’ultimo anno l’approccio delle aziende alla sostenibilità?
La sostenibilità è sempre più integrata nei processi, negli investimenti e nell’organizzazione delle imprese. Il passaggio che vediamo è quello dagli obiettivi generali alla loro traduzione concreta: capire quali strumenti siano realmente utili e come rendere gli adempimenti compatibili con le esigenze operative. Anche per questo Confindustria ha completato una mappatura delle iniziative e degli strumenti ESG presenti nel sistema associativo e sta lavorando allo sviluppo di Open-es come strumento pratico e interoperabile. L’obiettivo è trasformare la sostenibilità da ulteriore complessità a leva di innovazione e investimento.
Quale ruolo può avere Confindustria, attraverso Open-es e Fondazione Systema, nell’accompagnare le imprese nel percorso verso la sostenibilità?
Confindustria può contribuire a trasformare la sostenibilità in un percorso concreto e accessibile alle imprese, mettendo a sistema competenze, esperienze e strumenti. L’ingresso strategico di Confindustria nell’Alleanza Open-es e la partecipazione come partner fondatore di Fondazione Systema vanno proprio in questa direzione. Open-es, che ha già coinvolto oltre 48mila imprese, rappresenta uno strumento per favorire il confronto e la collaborazione lungo le filiere, mentre Fondazione Systema può diventare uno spazio comune per individuare – attraverso lo strumento del coaching – priorità e modelli condivisi, ridurre complessità e duplicazioni e tradurre la collaborazione in azioni concrete. L’obiettivo è coinvolgere un numero sempre maggiore di imprese, anche le più piccole, accompagnandole verso investimenti, innovazione e crescita sostenibile.
Quali sono, secondo voi, le normative ambientali che avranno il maggiore impatto sulle imprese nei prossimi anni?
Più che una singola normativa, sarà l’insieme delle misure ambientali adottate negli ultimi anni, soprattutto quelle scaturite dal Green Deal europeo, ad avere un impatto molto rilevante sulle imprese. È un quadro regolatorio ampio e fortemente tecnico, che incide direttamente sui processi produttivi, sulle filiere, sugli adempimenti e sugli investimenti. Tra i dossier più significativi c’è sicuramente il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che interviene in modo molto esteso sulla progettazione, sulla riciclabilità, sul riutilizzo e sulla gestione degli imballaggi, con effetti trasversali su tutte le filiere produttive. A questo si affiancano la nuova disciplina sulle emissioni industriali (IED 2.0) e il regolamento sulla deforestazione, anch’essi destinati a introdurre nuovi requisiti e obblighi per le imprese. Ma sono solo alcuni esempi. La vera sfida sarà l’attuazione, che dovrà evitare sovrapposizioni, incertezze e oneri sproporzionati. Per questo, anche gli interventi “omnibus” in materia ambientale dovranno puntare a una semplificazione reale e sostanziale, rendendo il quadro normativo più chiaro, coerente e applicabile.
La semplificazione introdotta dall’Omnibus porterà a minore trasparenza o riuscirà ad avvicinare un numero maggiore di aziende?
Semplificare non significa avere meno trasparenza. Significa rendere le regole più proporzionate, leggibili e applicabili, riducendo gli adempimenti senza indebolire gli obiettivi della transizione né la qualità delle informazioni. La direzione indicata da Confindustria è quella di una maggiore gradualità e proporzionalità, con particolare attenzione alle imprese che hanno minori risorse organizzative, ma anche una razionalizzazione dell’esistente È importante, inoltre, coordinare i diversi obblighi ESG, perché il rischio è che una semplificazione sulla carta sposti semplicemente la richiesta di informazioni verso altri canali, come quello finanziario.
Caldo estremo, alluvioni, siccità e scarsità d’acqua possono mettere a rischio la continuità delle attività. Quanto sono preparate le aziende italiane ad affrontare i rischi climatici?
Non esiste un livello di preparazione uniforme: l’esposizione dipende dal settore, dal territorio e dalle caratteristiche della singola impresa. È però evidente che la gestione del rischio climatico deve diventare parte della programmazione industriale. Parallelamente va rafforzata la cultura della prevenzione e della protezione dai rischi catastrofali. La resilienza si costruisce prima dell’emergenza, attraverso prevenzione, programmazione e investimenti.
Quali sono, secondo Confindustria, gli investimenti più importanti per rendere il sistema industriale più resiliente?
Servono investimenti nelle infrastrutture, nell’efficienza dei processi e nell’uso circolare delle risorse, ma anche nella sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Per l’industria è fondamentale poter contare su un mix energetico più diversificato, sicuro e meno dipendente dalle importazioni, aumentando la disponibilità delle fonti rinnovabili e sviluppando anche il nucleare. La resilienza passa infatti dalla capacità di garantire energia stabile e a costi sostenibili, insieme a un sistema infrastrutturale adeguato e a procedure autorizzative più rapide. In questo quadro, investire nella transizione significa rafforzare al tempo stesso la sicurezza energetica e la capacità produttiva del Paese.
Quali saranno le priorità di Confindustria sulla sostenibilità nei prossimi 12 mesi?
La sostenibilità continuerà ad essere al centro e, in questo percorso, le tematiche ambientali ci vedranno particolarmente impegnati, anche perché l’Europa sta entrando nella fase di attuazione di molte delle norme adottate negli ultimi anni. Il lavoro si concentrerà sia sull’evoluzione delle politiche e delle iniziative europee, sia sulle successive fasi di implementazione a livello nazionale, che saranno decisive per tradurre gli obiettivi della transizione in regole concretamente applicabili. L’attenzione sarà quindi rivolta all’intero percorso normativo, dalla definizione delle nuove misure fino alla loro implementazione, con l’obiettivo di garantire coerenza, proporzionalità e certezza delle regole, evitando sovrapposizioni e complessità che possano rallentare gli investimenti e la trasformazione delle imprese. Accanto alla normativa, sarà centrale il tema della resilienza del sistema industriale, a partire dalla gestione delle risorse. Proseguiremo inoltre sul fronte degli strumenti concreti per le imprese, come Open-es. La priorità è fare in modo che la transizione non rimanga un insieme di obblighi, ma diventi un percorso concreto di innovazione, investimento e crescita sostenibile, accessibile a un numero sempre maggiore di imprese.
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