“Il presidente Donald Trump e i repubblicani hanno appena ricevuto la peggiore notizia possibile sull’inflazione a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato: a settembre i prezzi sono aumentati più del previsto”, afferma la Cnn. “Gli elettori statunitensi non sono rimasti certo sorpresi. Come mostrano i sondaggi, sono furiosi per l’alto costo della vita, che persiste dai tempi della pandemia ma che nell’ultimo anno è stato aggravato dalle politiche di Trump, tra cui i dazi doganali e, soprattutto, la guerra in Iran”.
Secondo un sondaggio condotto dal canale televisivo Fox News, l’85 per cento degli elettori è preoccupato per l’inflazione e l’83 per cento per i prezzi della benzina. L’unica preoccupazione più grande è la corruzione politica (88 per cento).
In base ai dati ufficiali pubblicati il 14 ottobre, negli Stati Uniti l’inflazione ha subìto una forte accelerazione a settembre, trainata dai prezzi dell’energia. L’aumento su base annua è stato del 3,7 per cento, contro il 3,4 per cento di agosto.
Più nel dettaglio, i prezzi della benzina sono aumentati del 9 per cento rispetto ad agosto e del 34 per cento su base annua, mentre quelli dell’olio combustibile, usato per riscaldare le case, sono saliti del 15 per cento rispetto ad agosto e del 74 per cento su base annua.
Oltre a erodere gli stipendi, l’impennata dell’inflazione potrebbe spingere la Fed, la banca centrale degli Stati Uniti, a procedere a un secondo aumento consecutivo dei tassi d’interesse in occasione di una riunione di politica monetaria prevista alla fine di ottobre. Un eventuale aumento renderebbe il credito più costoso, aggravando le difficoltà delle famiglie.
Il New York Times sottolinea che “la maggior parte dell’aumento dei prezzi deriva direttamente da quelli dell’energia, che quest’anno sono saliti alle stelle a causa della guerra in Iran. L’offensiva militare degli Stati Uniti si è tradotta in un aumento dei costi per i cittadini, che pagano di più per fare il pieno, riscaldare le case e viaggiare in aereo”.
“Ma il conflitto in Iran, e lo shock energetico che ne è seguito, non è l’unico responsabile delle pressioni sui prezzi”, prosegue il giornale. “I dazi imposti da Trump hanno reso più costosi molti prodotti di uso quotidiano, tra cui gli elettrodomestici. Anche il boom degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale ha contribuito al rialzo dell’inflazione, facendo aumentare i prezzi dei computer e delle apparecchiature digitali quasi del 10 per cento nell’ultimo anno, e quelli dei software addirittura del 28 per cento”.
Secondo il Washington Post, le difficoltà economiche delle famiglie statunitensi dipendono anche da un fattore poco considerato: i debiti: “Nuovi dati dimostrano che le rate mensili per comprare un auto e per i prestiti studenteschi hanno raggiunto livelli record, e stanno gravando pesantemente sui bilanci delle famiglie”. Si stima che più di un terzo degli adulti statunitensi stia pagando le rate di un prestito per l’auto o di un debito studentesco.
“Per alleviare gli effetti dell’inflazione, nelle ultime settimane l’amministrazione Trump ha attinto a piene mani dalla sua borsa dei trucchi”, afferma la Cnn. “In una mossa disperata, all’inizio di ottobre Trump ha perfino annunciato un accordo controverso con la Russia che prevede la revoca di alcune sanzioni per poter importare una quantità relativamente modesta di gasolio russo”.
Ma secondo il New York Times difficilmente l’accordo farà scendere il prezzi del gasolio, che si è impennato a causa della guerra in Iran e degli attacchi ucraini alle raffinerie russe.
“Secondo alcuni esperti del settore dell’energia, la quantità di gasolio che la Russia fornirebbe è nettamente inferiore rispetto a quella che Mosca esportava nello stesso periodo del 2025, e rappresenta solo una piccola parte dell’approvvigionamento perso nel mondo a causa della decisione di Trump di attaccare l’Iran. Inoltre, non è chiaro se la Russia sia effettivamente in grado di fornire il carburante promesso”, spiega il quotidiano statunitense, riferendosi ai danni inflitti alle raffinerie russe dagli attacchi ucraini. Per ripararli potrebbero infatti volerci mesi o anni.
Il canale televisivo canadese Cbc sottolinea che i dati sull’inflazione complicheranno sicuramente le cose per Trump e per il Partito repubblicano, che potrebbero perdere il controllo del congresso nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
“Sono proprio le conseguenze politiche dell’inflazione ad aver spinto Trump ad andare in giro per gli Stati Uniti a sostenere i candidati repubblicani al senato”, prosegue la Cbc. “Nelle ultime due settimane Trump ha visitato una serie di stati tradizionalmente repubblicani, tra cui l’Alaska, il Kansas, l’Ohio e il Texas, in cui nelle presidenziali del 2024 il Partito repubblicano aveva vinto con più di dieci punti di scarto”.
Trump ha liquidato le preoccupazioni per il costo della vita definendole una “montatura dei democratici”, sostenendo inoltre che l’inflazione sia migliorata durante il suo mandato, un’affermazione falsa.
Ma come indicano i sondaggi, le argomentazioni di Trump non sembrano aver convinto gli elettori. Secondo il Silver Bulletin, un aggregatore di sondaggi, più del 70 per cento degli intervistati disapprova il modo in cui il governo ha gestito l’inflazione.
Il Partito democratico ha avuto buon gioco a denunciare “il fallimento totale” di Trump sull’inflazione, afferma Fox Business, che riporta le dichiarazioni dell’ex segretario dei trasporti Pete Buttigieg e del leader della minoranza democratica al senato Chuck Schumer.
“L’inflazione sta accelerando, e non a causa di una pandemia o di una catastrofe naturale, ma a causa della guerra di Trump, dei dazi e degli sgravi fiscali per le imprese. È tutto molto chiaro: i repubblicani hanno preso il potere e poi hanno fatto lievitare il costo della vita”, ha dichiarato Buttigieg.
“La cosiddetta ‘età dell’oro’ proclamata da Trump significa prezzi sempre più alti per il popolo statunitense, mentre lui si concede una sala da ballo e i miliardari ottengono sgravi fiscali”, ha scritto invece Schumer su X.
Il quotidiano britannico The Guardian analizza le prospettive elettorali del Partito repubblicano: “A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato, Trump e i suoi seguaci sperano che considerazioni ideologiche, in grado di modellare la realtà economica per adattarla alle preferenze politiche, possano impedire una disfatta elettorale. Stanno cercando d’ingannare i sostenitori del movimento Maga facendogli credere che l’economia statunitense sia in ottima salute. Ma stavolta non dovrebbe funzionare, perché i problemi economici sono evidenti anche a molti dei più fervidi seguaci di Trump”.
“Gli abitanti delle zone rurali, per esempio, che votano per i repubblicani da decenni, sono stati messi a dura prova dalle politiche di Trump”, prosegue il giornale. “Sono stati colpiti dalle sue guerre commerciali, che gli hanno impedito l’accesso ai mercati cinesi, ma anche dall’aumento dei prezzi del gasolio e dei fertilizzanti, conseguenza diretta dell’offensiva in Iran. Sono stati messi in difficoltà anche dalle retate dell’amministrazione contro gli immigrati che fanno parte della loro forza lavoro. Infine, si sono sentiti traditi dal tentativo di Trump di frenare l’aumento dei prezzi della carne bovina riducendo i dazi sulle importazioni di carne”.
“Difficilmente”, conclude il Guardian, “Trump riuscirà a convincere gli abitanti delle zone rurali e tutti gli altri elettori che le loro difficoltà sono solo immaginarie”. ◆
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