Più alloggi disponibili, meno case vuote e tempi più rapidi per le assegnazioni. È questa la priorità di Vincenzo Forte, alla guida dell’Ater. In provincia di Vicenza l’ente gestisce circa 4.300 alloggi, ma 700 sono sfitti e quasi tutti necessitano di interventi.
Presidente, è in carica da poco più di un mese. Cosa ha trovato di buono, e cosa vuole cambiare per primo?
Ho trovato un’azienda solida, con personale competente che conosce a fondo il territorio. In queste settimane ho ascoltato dipendenti, tecnici, sindaci e assegnatari e abbiamo iniziato a definire le priorità sulle quali concentrare il nostro lavoro. C’è grande condivisione sulla necessità di dare risposte rapide e concrete.
Vogliamo incidere soprattutto sulla velocità: accorciare i tempi della manutenzione e del recupero degli alloggi sfitti e rafforzare il rapporto con i Comuni. L’Ater deve essere un ente vicino alle persone, capace di affrontare i problemi e trovare soluzioni.
Quale obiettivo vorrebbe aver raggiunto a fine mandato?
Più case disponibili. È su questo che stiamo impostando il lavoro dei prossimi anni.
La domanda cresce e non riguarda più soltanto le situazioni di grave disagio: oggi chiedono aiuto famiglie, anziani, giovani coppie e lavoratori che non riescono a sostenere i prezzi del mercato privato. Il nostro compito è recuperare il patrimonio esistente, ridurre gli sfitti e, dove possibile, ampliare l’offerta. Se a fine mandato avremo più alloggi a disposizione e saremo riusciti a rendere più rapide le assegnazioni, avremo fatto un buon lavoro.
Quanti alloggi gestisce l’Ater e quanti sono vuoti? Quanto costa riassegnarli?
Circa 4.300 in provincia. Gli sfitti sono circa 700 e quasi tutti richiedono lavori; su circa 250 sono già in corso. Il costo varia molto: si va da meno di 15 mila euro per un ripristino ordinario fino a 50 mila quando si interviene anche sull’efficienza energetica.
Su questo vogliamo imprimere un’accelerazione. Stiamo lavorando per accorciare l’intero percorso, dalla riconsegna dell’alloggio ai lavori fino alla nuova assegnazione. Una casa pubblica vuota è una casa che non sta svolgendo la funzione per la quale esiste ed è, soprattutto, una famiglia alla quale non riusciamo ancora a dare una risposta.
E a Bassano?
In città gli alloggi pubblici sono 659: 374 gestiti da Ater e 285 di proprietà del Comune. Una sessantina di quelli Ater sono vuoti, 26 nei condomini di via Trozzetti. In graduatoria ci sono 271 nuclei idonei e fino al 16 novembre è aperto il nuovo bando Erp: presto avremo quindi un quadro aggiornato.
Il dato che conta è la distanza tra chi chiede una casa e le case effettivamente disponibili: è lì che dobbiamo lavorare e stiamo concentrando una parte importante dei nostri sforzi.
Via Trozzetti, 14 alloggi per 4,2 milioni, è un progetto della gestione precedente. Lo conferma? Il cantiere partirà nella primavera 2027?
Assolutamente sì. Cambiare presidente o Consiglio di amministrazione non significa buttare ciò che di buono è stato programmato. Un’amministrazione seria deve garantire continuità ai progetti validi e, quando possibile, accelerarne la realizzazione.
Il Consiglio di amministrazione ha approvato 4,2 milioni e ad agosto la Regione ne ha autorizzati 2,7. Si demolirà l’edificio degli anni Quaranta e ne verrà costruito uno nuovo con 14 alloggi moderni.
L’obiettivo resta quello di arrivare al cantiere il prima possibile compatibilmente coi tempi della progettazione esecutiva e della gara di appalto, una volta completate le autorizzazioni. Stiamo seguendo con attenzione tutto l’iter. Quando un progetto è valido, finanziato e risponde a un bisogno concreto del territorio, il nostro compito è portarlo a compimento.
Quante famiglie vivono ancora lì, e dove andranno?
Oggi sono 2 famiglie e 2 nuclei monoparentali. Nessuno resterà senza una soluzione: prima della demolizione troveremo, insieme agli uffici, una sistemazione adatta a ciascuna famiglia.
Per noi questo è un punto fermo: rigenerare il patrimonio pubblico significa migliorare gli edifici e aumentare l’offerta abitativa, ma significa anche tutelare le persone che in quelle case vivono.
Il Piano Casa nazionale punta a recuperare 60 mila alloggi popolari. Quanti nel Vicentino, e quando?
Credo che innanzitutto vada dato atto al Governo di aver posto con forza il tema della casa e dell’emergenza abitativa al centro dell’agenda nazionale. È un’iniziativa importante, perché affronta un problema che noi, come Ater, tocchiamo con mano ogni giorno: abbiamo bisogno di recuperare e rimettere rapidamente a disposizione il patrimonio pubblico oggi inutilizzato.
Accanto al Piano Casa nazionale, anche la Regione del Veneto sta mettendo in campo iniziative importanti, sia sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica sia per dare risposte alla cosiddetta “fascia grigia”: famiglie e lavoratori che non rientrano necessariamente nelle condizioni di maggiore fragilità, ma che sempre più spesso faticano a sostenere i costi del mercato privato. È una realtà che sta assumendo un peso crescente e alla quale dobbiamo essere capaci di offrire risposte nuove.
In questo contesto ho chiesto alla struttura di dare il massimo per cogliere ogni opportunità che si presenterà. Dobbiamo essere pronti, avere una ricognizione precisa del nostro patrimonio e progetti sui quali poter intervenire rapidamente quando si apriranno possibilità di finanziamento.
Per quanto riguarda il Vicentino, oggi non sarebbe serio indicare un numero. Dobbiamo attendere la definizione dei criteri e delle modalità di attuazione. Noi, però, non vogliamo aspettare passivamente: ci stiamo già preparando per farci trovare pronti, individuando gli immobili recuperabili e lavorando sui progetti che potranno consentirci di intercettare le risorse non appena saranno disponibili.
Ho avuto modo di interloquire anche con il commissario straordinario Arch. Felice Squitieri, e ne ho apprezzato l’approccio concreto. Sono certo che, grazie alla sua esperienza, capacità e concretezza, saprà gestire al meglio un programma così importante e ambizioso.
Da parte nostra dobbiamo essere pronti. Bassano, così come tutto il territorio provinciale, deve avere progetti concreti da mettere sul tavolo. Il principio che ci guida è semplice: prima di pensare soltanto a costruire nuovo, dobbiamo fare tutto il possibile per recuperare e rimettere in circolo le case pubbliche che già abbiamo.
Sara Busato
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