#Finsubito news dalla rete – Il Presidente Meloni a “Oltre le Radici: il modello Nordest tra Europa, impresa e futuro”


Di seguito, la trascrizione dell’intervista del Presidente con Roberto Papetti, Direttore editoriale della testata.

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Direttore Papetti: Buonasera Presidente. Grazie di aver trovato nella sua agenda nutritissima un po’ di tempo per questa conversazione. Sono tre le parole che rappresentano un po’ il filo rosso di questa nostra giornata: imprese, Europa e futuro.

Imprese. Qui ci sono molti imprenditori. Siamo alla vigilia di una manovra Finanziaria, l’ultima di questa legislatura, in un contesto internazionale, se ne è già parlato, molto complesso. Cosa può attendersi, le chiedo, il sistema delle imprese, in particolare quello manifatturiero del NordEst da questa manovra finanziaria, anche alla luce dei recenti dati sul deficit, che in una certa misura restringono i vostri margini di manovra.

Presidente Meloni: Direttore, intanto grazie ancora per l’invito, complimenti a lei a Il Gazzettino per aver promosso questa iniziativa. Ascoltavo scampoli della conversazione con Luca Zaia – che ringrazio e saluto, insieme a tutte le autorità che sono presenti – e mi pare una discussione molto focalizzata sulle sfide che un territorio come il NordEst d’Italia è chiamato ad affrontare in questo tempo. Tema molto importante per tutti noi perché noi parliamo di un territorio – lo voglio dire – particolarmente dinamico, rappresenta uno dei motori più performanti dell’economia nazionale. E quindi intanto mi consenta di ringraziare questi imprenditori, i loro lavoratori per il contributo che assicurano ogni giorno alla forza, alla solidità della nostra Nazione, alla competitività sui mercati per l’Italia. E poi mi consenta, sempre in apertura, di unirmi ai complimenti per il traguardo che lei, Direttore, ha raggiunto: dirigere un giornale per vent’anni non è un primato comunissimo, e ovviamente Il Gazzettino in questi anni è anche cresciuto molto, si è affermato come una voce assolutamente autorevole dell’informazione italiana. Quindi le faccio i miei complimenti. Chiaramente ho letto che, in ogni caso, non lascia la famiglia, ma continuerà a dare il suo contributo. Quindi buon proseguimento e ovviamente in bocca al lupo a chi ha raccolto il suo testimone e quindi al Direttore De Paolini. Dopodiché, volentieri rispondo alla sua domanda. Lei ricordava correttamente, Direttore, che noi stiamo vivendo in una delle congiunture più complesse e difficili degli ultimi decenni. Mi è capitato di dire in altre occasioni che noi siamo nel mezzo di una policrisi, cioè affrontiamo nello stesso momento crisi molteplici, sempre diverse tra loro e a volte lontane tra loro, che però si sommano e finiscono addirittura per alimentarsi a vicenda, con impatti che sono inevitabilmente molto significativi sulle nostre società. E in questo mondo, in questa policrisi, dobbiamo innestare anche tutti i temi dell’innovazione. Lo dico perché ascoltavo – come dicevo – scampoli della conversazione che avevate con Luca Zaia relativa all’intelligenza artificiale. E mi permetto di inserirmi velocemente anche su questa materia, perché era molto efficace e io condivido assolutamente quello che Zaia diceva sul come è evoluta la professione di medico tra il salasso e la risonanza magnetica. Il tema però non è solamente questo, il tema è anche quali sono i rischi connessi a qualcosa che corre molto più velocemente di noi e che a volte sembra sicuramente correre più velocemente della politica, e quindi anche di un sistema di regole che si deve adeguare a un mondo che cambia.

Il tema vero, che mi pare non si stia adeguatamente affrontando nell’approccio con l’intelligenza artificiale, è il tema della responsabilità. È un tema che io mi sono permessa di porre al tavolo con i maggiori sviluppatori di intelligenza artificiale durante l’ultimo G7. Quando tu hai un AI agent che non smette di fare cose quando tu smetti di dare degli input perché deve raggiungere l’obiettivo finale che tu gli hai dato, e quelle AI agent dà indicazioni ad altri AI agent, e tutto quello che tu non hai specificato quell’AI agent non lo fa, se qualcosa nel sistema salta, di chi è la responsabilità? Di chi ha dato l’input? Dello sviluppatore? Della piattaforma? Di chi? Queste sono domande a cui noi non siamo ancora stati in grado di dare delle risposte e portano con sé dei rischi enormi. Per non parlare dell’impatto sul mercato del lavoro, per non parlare dell’impatto sulle democrazie di un mondo nel quale noi rischiamo di non distinguere più che cosa sia vero da quello che non lo è, perché la democrazia si basa su questo. E se noi non distinguiamo più il giudizio della persona per quello che la persona fa, dal giudizio della persona per quello che della persona viene raccontato, noi avremo un problema enorme nella nostra libertà di scegliere per esempio i nostri rappresentanti. Chiudo la parentesi, solo per ricordare quanto sia complesso il mondo nel quale noi ci muoviamo, cioè non è un tempo nel quale è semplice governare. Però la prima cosa che secondo me si deve provare a fare quando si è chiamati a governare in un tempo come questo è agire con senso di responsabilità. Quindi partire dalle priorità giuste è un po’ la scelta che questo governo ha fatto fin dall’inizio: concentrare gran parte delle poche risorse che aveva a disposizione, atteso che noi abbiamo ereditato una situazione dei conti tutt’altro che rosea, dedicare quelle poche risorse alle priorità reali che per noi erano soprattutto le famiglie che si trovavano maggiormente in difficoltà, i lavoratori, il tessuto produttivo, incentivando chi assumeva e chi produceva in Italia. Abbiamo utilizzato quelle risorse per tagliare le tasse sul lavoro e sulle imprese con misure che si sono rivelate efficaci. Ricordo la super deduzione al 120 per cento del costo del lavoro sui neoassunti. Ricordo l’iperammortamento che vale fino al 2028. Ricordo il rifinanziamento della nuova Sabatini. Ricordo i diversi esoneri contributivi che abbiamo attivato per spingere le assunzioni che hanno dato risultati importanti perché lo vediamo ogni giorno nei dati incoraggianti che registriamo sull’occupazione. Ci siamo occupati di un altro un’altra grande priorità che era difendere il potere d’acquisto, la dinamica salariale. E qui basterebbe ricordare l’abbattimento del cuneo, la detassazione degli aumenti contrattuali, misura che vorremmo prorogare nell’attuale legge di bilancio. Volevamo aiutare i lavoratori a migliorare il loro salario, altra cosa che chiaramente sta a cuore a noi, come sta a cuore agli imprenditori. Ora, chiaramente, lei mi chiede sostanzialmente che cosa accadrà con la prossima manovra, che cosa devono aspettarsi le imprese del NordEst. Io ovviamente capisco, Direttore, l’indole del giornalista, non posso anticiparle molto perché noi siamo all’inizio del lavoro che ci porterà a definire le misure che comporranno la legge di bilancio. Notoriamente non è un lavoro facile e non è neanche un lavoro veloce. Quello che posso darle per certo è che continueremo nella direzione che abbiamo intrapreso fino ad ora, perché noi abbiamo seguito sempre la stessa logica in questi anni, cioè aggiungere anno dopo anno un tassello di più alla stessa strategia. E quella strategia si è sempre concentrata su salari e difesa del potere d’acquisto, sostegno alle imprese, protezione della famiglia e incentivo alla natalità e salute. Posso dirle, oltre alla legge di bilancio, che tra i molti dossier che noi abbiamo sul tavolo, uno dei principali su cui stiamo lavorando riguarda la maggiore flessibilità che abbiamo ottenuto in Europa per far fronte alla crisi energetica. Parliamo, come lei sa, di una disponibilità che vale complessivamente oltre 14 miliardi di euro in due anni. Sono risorse molto importanti che vogliamo utilizzare particolarmente per abbassare in modo strutturale i prezzi dell’energia per le imprese, che so essere e che per me un’altra priorità assoluta. C’è poi il tema dell’estensione della ZES Unica – e concludo: anche questo mi pare atteso e attenzionato anche dalle imprese del Nord. L’obiettivo che abbiamo è estendere in prima battuta soprattutto le semplificazioni che oggi sono previste dalla ZES Unica, cioè consentire a chi vuole investire di farlo in modo semplice e immediato: Con la Zona Economica Speciale un imprenditore che voglia investire non deve più girare per uffici, non aspetta anni, non sta lì a pregare per avere un timbro, ha un solo sportello e tempi certi. Noi pensiamo che questa misura possa fare la differenza in territori che sono intraprendenti come quello al quale mi sto rivolgendo oggi. Contiamo di portare la norma in uno dei prossimi Consigli dei Ministri e, se posso permettermi, una volta tanto dovrebbe anche essere approvata velocemente, perché ho sentito che anche l’opposizione dice di essere d’accordo, cosa che non accade molto spesso. Quindi spero che non cambino idea ma, in ogni caso, noi ci siamo come ci siamo stati finora per chi produce ricchezza e crea lavoro, senza invadenza però con buona fede e con determinazione 

Direttore Papetti: Presidente lei capisce l’indole dei giornalisti, io naturalmente capisco le esigenze del Presidente del Consiglio, ma il nostro dovere è anche fare delle domande. Lei ha citato l’Europa, il rapporto non è semplice, non lo è mai stato. Nei giorni scorsi il Presidente degli Industriali, proprio qua a Vicenza, ha usato su questo tema delle parole molto forti. Ha detto “questa non è l’Europa che vogliamo, dobbiamo svegliarci”. Le chiedo, è d’accordo? E se dobbiamo svegliarci, dobbiamo svegliarci per far cosa? 

Presidente Meloni: Dobbiamo svegliarci per costruire un’Europa meno ideologica, che sappia adattare le sue priorità a un contesto che cambia intorno a lei, che sappia approcciare i propri obiettivi con maggiore pragmatismo, che sappia ascoltare meglio i bisogni che arrivano dal territorio, le specificità di quei territori. Che sappia, ad esempio, senza rinunciare per carità ad alcune sfide che ha deciso di affrontare, fare i conti con il fatto che alcune misure invece di risolvere dei problemi hanno finito per rischiare di crearne. Ora, sono materie delle quali mi sono occupata anche oggi, anche ieri: penso alla vicenda annosa che riguarda appunto molte imprese e che il governo italiano porta avanti da molto tempo, che è la vicenda degli ETS. Anche qui, lo dico per usare un esempio, è una questione che il governo italiano pone da tempo, sulla quale secondo me in Europa si continua a non percepire l’urgenza. Perché noi abbiamo un sistema, che è quello dello scambio delle quote di emissione, che ha assolutamente bisogno di essere rivisto profondamente, che ha bisogno di essere rivisto come tutti capiscono, perché è stato deciso dal Consiglio europeo che debba essere rivisto. Dopodiché, però, dopo che noi ne abbiamo discusso per mesi ci ritroviamo con una proposta di revisione che secondo me è totalmente insufficiente. E non ce lo possiamo più permettere. Non ce lo possiamo permettere in una fase particolare come quella nella quale stiamo vivendo, perché noi non possiamo continuare a gravare con una extra tassazione ambientale sulle nostre imprese manifatturiere, danneggiandole ulteriormente nella loro capacità di competere in un mercato globale nel quale i nostri principali concorrenti non sono sottoposti allo stesso livello di costo del carbonio e agli stessi vincoli. E non capirlo significa banalmente condannare l’Europa alla deindustrializzazione ed è una scelta alla quale io personalmente non mi arrendo. Quindi, che cosa stiamo facendo? Lei sa, e spero che lo sappiano tutti in questa sala, che l’Italia conduce da molto tempo questa battaglia. Stiamo cercando di allargare il fronte dei Paesi che chiedono interventi molto più radicali su ETS a difesa della nostra industria, a difesa della competitività europea. È il senso del lavoro che ho fatto anche ieri con la Repubblica Ceca. Lei sa che ieri ero a Praga a occuparmi anche di questo. Insieme al Primo Ministro Babiš abbiamo messo a punto un pacchetto di proposte concrete – senza adesso entrare troppo nel tecnicismo, perché sono temi veramente impossibili – che riguardano la modifica al funzionamento della Market Stability Reserve, una maggiore tutela dei settori più esposti, il tema dell’entrata in vigore dell’ETS2. L’obiettivo è portare punti concreti, idee concrete al prossimo Consiglio europeo, e cercare di costruire il consenso più ampio sulla necessità di intervenire rapidamente. E ho fatto un tema, che però è un tema fondamentale, perché noi possiamo continuare a parlare quanto vogliamo di costo dell’energia, ma se poi ci diamo la zappa sui piedi da soli è molto difficile. Poi allargando il campo, sempre sul tema energia, tornerei un secondo, Direttore, sulla maggiore flessibilità che noi abbiamo ottenuto in Europa per far fronte al caro energia.  Perché voglio ricordare, a me stessa e non solamente a me stessa, che quando diversi mesi fa noi abbiamo posto il problema in Europa, in molti a livello nazionale e a livello europeo hanno detto che era una battaglia puramente simbolica che non ci avrebbe portato da nessuna parte, in alcuni casi addirittura che non era una priorità. Poi, come sappiamo, è diventata una risposta concreta, un’opportunità – citavo prima – per l’Italia ma anche per tutti gli altri Stati europei. Lo dico perché oggi registro che sono molti i colleghi che si stanno attivando per chiedere misure ulteriori sul fronte energia. Lo ha fatto la Francia, lo ha fatto la Repubblica Ceca, lo ha fatto oggi anche la Grecia. E lo dico per segnalare che l’Italia non aveva torto quando poneva il problema e che anzi aveva posto il problema per tempo. In ogni caso, dal mio punto di vista, si pone adesso una questione ulteriore. Noi abbiamo già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione registrata in questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito. Altri Stati membri stanno sostanzialmente andando nella stessa direzione. Lo dico anche per annunciare che intendo attivarmi nuovamente nei confronti della Commissione: sto scrivendo alla Presidente von der Leyen perché la questione venga trattata nella riunione Ecofin ché si terrà la prossima settimana in Lussemburgo e poi ovviamente al prossimo Consiglio europeo che è fra due settimane. Cioè noi crediamo che a fronte di una crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese. Quindi sono molte le cose sulle quali l’Europa può dare molto di più una mano, Direttore, in un momento come quello che stiamo attraversando, e sono molti i fronti sui quali lavoriamo a livello europeo, anche insomma, con un’interlocuzione con i colleghi, che come si è visto appunto, con la maggiore flessibilità ci consente di portare a casa dei risultati. Chiaramente non è facilissimo perché sono molte le persone che bisogna mettere d’accordo, ma sono se non altro contenta del fatto che questioni che l’Italia ha posto per prima oggi siano condivise e poste anche da altri colleghi che si sono resi conto che ponevamo delle questioni che erano effettivamente prioritarie.

Direttore Papetti: Senta, la terza parola chiave di questo nostro incontro è futuro. Io le faccio una domanda molto semplice: cosa c’è nel futuro di Giorgio Meloni? 

Presidente Meloni: Nel mio futuro attualmente c’è sempre la stessa cosa e cioè cercare di fare il massimo per la mia Nazione, onorare il mandato che gli italiani mi hanno dato, fino a quando gli italiani si fideranno di me e di noi. È alla fine sempre e solo questo che mi muove, cioè cercare di fare del mio meglio. Sono concentrata sul portare a termine il lavoro di questi cinque anni, nei quali abbiamo cercato di proteggere al meglio gli italiani, i cittadini, le famiglie, le imprese, i lavoratori, i loro risparmi, la loro sicurezza, in un mondo sempre più instabile in cui le minacce si moltiplicano. Il resto sul futuro di Giorgia Meloni, Direttore, dipende, temo, dagli italiani e non da Giorgia Meloni. 

Direttore Papetti: Va bene. Grazie mille, grazie per le sue parole, grazie per il tempo che ci ha voluto dedicare. Buon lavoro e buon futuro. 

Presidente Meloni: Grazie a voi.

 


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