Quasi 10 miliardi di euro. È l’impatto economico complessivo del turismo accessibile in Italia. Lo dice il Rapporto dell’IsITT, l’Istituto italiano per il turismo per tutti, associazione nata nel 2009 come naturale evoluzione naturale dell’impegno della Consulta per le Persone in Difficoltà – Cpd. Realizzato con il contributo di Fondazione Crt, è stato presentato al Ttg Travel Experience di Rimini: integra dati economici, analisi delle imprese e approfondimenti sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
Ne emerge la fotografia di un mercato in espansione e aperto a nuovi investimenti. Secondo Ivana Jelinic, amministratore delegato di Enit, l’Agenzia nazionale del Turismo, «l’accessibilità nelle nostre destinazioni, nei luoghi e nelle imprese visitati dai turisti, anche quelli con difficoltà permanenti o temporanee, è alla base della crescita sostenibile del comparto turistico italiano».

I numeri
Nove milioni di arrivi, 38,6 milioni di presenze e un valore aggiunto diretto stimato in 5,3 miliardi di euro. Il turismo accessibile è un settore da 9,8 miliardi di euro nel suo insieme. Una componente sempre più rilevante per l’economia e la competitività del sistema turistico italiano. L’accessibilità, quindi, non rappresenta più soltanto un segmento specialistico dell’offerta, ma una leva strategica di sviluppo, innovazione e qualità dell’accoglienza.
Lo studio si è avvalso delle ricerche di Srm – Centro Studi e Ricerche sulla dimensione economica, imprenditoriale e organizzativa, e di Intesa Sanpaolo Innovation Center, focalizzate sul ruolo dei dati, della tecnologia e dell’innovazione. Mette a disposizione un patrimonio di informazioni utili a comprendere l’evoluzione del turismo accessibile e a orientare le scelte di imprese, destinazioni e istituzioni.
Imprese: più selettive, più consapevoli
Uno dei cambiamenti più significativi registrati riguarda l’approccio delle imprese. Il confronto tra il 2025 e il 2026 evidenzia il passaggio da un interesse diffuso per il settore a una maggiore selettività, accompagnata però da un rafforzamento degli investimenti da parte delle aziende più impegnate. La quota di strutture ancora in fase di valutazione cresce dal 9,5% al 21,1%, mentre diminuisce quella delle imprese già attive o impegnate in percorsi di investimento. Parallelamente, tra le aziende orientate all’accessibilità, la percentuale di chi ha investito negli ultimi tre anni sale dal 79,6% all’84,5%, mentre quella di chi prevede nuovi investimenti nel prossimo triennio passa dal 67,5% al 74,2%. Un segnale che racconta un mercato in fase di maturazione: diminuisce l’interesse generico, ma aumenta la determinazione di chi riconosce nell’accessibilità un fattore concreto di competitività.


Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile.
DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA
Le aziende più orientate all’accessibilità mostrano una maggiore attenzione alla formazione del personale, alla digitalizzazione, all’organizzazione dei servizi e all’integrazione con il territorio. «La tecnologia si conferma un fattore abilitante, ma non una risposta automatica ai bisogni di accessibilità», si legge in una nota stampa. «Dalla qualità e dall’aggiornamento delle informazioni all’interoperabilità delle piattaforme, dalla possibilità di prenotare in autonomia alla mobilità e ai sistemi di orientamento, il vero valore dell’innovazione risiede nella sua capacità di migliorare concretamente l’esperienza di viaggio».
Le prossime sfide
Restano alcune criticità strutturali: la frammentazione delle informazioni, la distanza tra accessibilità dichiarata e accessibilità effettivamente verificabile, la discontinuità dei servizi, la necessità di competenze diffuse e la difficoltà di trasformare le innovazioni sperimentali in soluzioni adottate su larga scala. Per affrontare queste sfide, il Rapporto richiama l’importanza di una governance più integrata delle destinazioni, capace di mettere in relazione operatori turistici, istituzioni, tecnologie, infrastrutture e bisogni dei viaggiatori.
Il Rapporto 2026 si inserisce nel percorso avviato con il Torino Manifesto on Tourism for All 2025, riprendendone i principi e confrontandoli con le nuove evidenze economiche, organizzative e tecnologiche. Da questa riflessione emerge una prospettiva strategica: passare da analisi occasionali a un sistema continuativo di conoscenza e monitoraggio. In questa direzione si colloca l’ipotesi di istituire un Osservatorio IsITT sul turismo accessibile, per integrare dati quantitativi e qualitativi, definire indicatori confrontabili nel tempo e mettere a disposizione strumenti utili per investimenti, politiche e strategie. «I dati mostrano che l’accessibilità non è più un tema marginale, ma una componente della qualità e della competitività del turismo», dichiara Daniela Broglio, presidente di IsITT. «Il nostro obiettivo è mettere in relazione evidenze, innovazione e bisogni delle persone per capire dove sta andando il settore e contribuire a orientarne lo sviluppo».
In apertura, fotografia di Queensland Australia su Unsplash. La fotografia nel testo è di Ufficio stampa IsITT
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