#Finsubito news dalla rete – AstraZeneca investe 66,2 mln di euro su 200 centri di ricerca in Italia 


La ricerca clinica in Italia potrà contare, nei prossimi tre anni, su 66,2 milioni di euro di risorse per accelerare su innovazione e competitività. La multinazionale biofarmaceutica AstraZeneca ha annunciato l’importante investimento a favore di 200 centri di ricerca e strutture sanitarie dislocati sul territorio nazionale. L’operazione è cofinanziata con 20 milioni di euro del Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), erogato tramite la Fondazione Tech e Biomedical.

L’iniziativa è stata presentata il 29 settembre 2026 a Palazzo Piacentini, a Roma, nella conferenza ‘Ricerca clinica e innovazione: strategie per la competitività e la crescita’, a cui hanno preso parte il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, l’ambasciatore del Regno Unito in Italia e San Marino, Stephen Hickey, il direttore generale dell’Ausl di Modena Mattia Altini e Ruud Dobber, vice presidente esecutivo e presidente della BioPharmaceuticals Business Unit di AstraZeneca. Sono intervenuti inoltre Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, Cinzia Marchese, Presidente Fondazione Tech e Biomedical e Guido Rasi, Coordinatore del Tavolo di lavoro in materia di ricerca clinica del Ministero della Salute.

Da sinistra l’ambasciatore del Regno Unito in Italia e San Marino, Stephen Hickey; il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso; Cinzia Marchese, Presidente Fondazione Tech e Biomedical; Ruud Dobber, vice presidente esecutivo e presidente della BioPharmaceuticals Business Unit di AstraZeneca.

Pubblico e privato insieme per la ricerca biomedica

“Oggi presentiamo una partnership pubblico-privato che può diventare un modello per il comparto della salute e per gli investimenti nella ricerca. Un progetto che è distribuito su quasi tutto il territorio nazionale, a dimostrazione che l’Italia può avere un sistema in grado di operare in modo capillare”, ha detto Urso aprendo l’incontro, sottolineando la necessità di stabilire “un quadro regolatorio europeo che favorisca gli investimenti e consenta di recuperare terreno rispetto ai maggiori concorrenti globali”.

L’iniezione di liquidità arriva in un contesto di agguerrita competizione nell’universo Pharma, in cui Cina e Stati Uniti guadagnano una fetta sempre più ampia del mercato dei farmaci mentre l’Europa rimane indietro. L’investimento di AstraZeneca si tradurrà in opportunità concrete, con una forte spinta all’innovazione tecnologica, rafforzamento della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, crescita del sistema economico e attivazione di nuove filiere all’interno di un ecosistema Life Sciences su tutto il territorio nazionale.

Secondo le stime di AZ, il programma potrebbe generare un impatto economico complessivo di circa 180 mln di euro sul Pil italiano e determinare un potenziale taglio di costi per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 225 mln di euro.

Cinzia Marchese, Presidente della Fondazione Tech e Biomedical, ha spiegato il ruolo dell’ente che “fin dalla sua nascita ha avuto il compito di connettere la ricerca con lo sviluppo industriale, per sostenere Pmi e industrie più solide, lungo tutta la filiera: dalla ricerca traslazionale all’industrializzazione, fino al mercato. Lo fa con strumenti finanziari e programmatici che possano sostenere le aziende laddove il mercato presenta delle discontinuità”. Nell’ambito dell’operazione con AstraZeneca – ha chiarito Marchese – la Fondazione “intende porsi come punto di raccordo tra il know-how tecnologico e infrastrutturale che già esiste in Italia per creare un network, un ecosistema integrato di competenze che agisca da leva, da moltiplicatore di valore per il Paese. L’obiettivo è fare in modo che sia anche un elemento di nuova occupazione, per i medici e i ricercatori che sono sul territorio, ma soprattutto a beneficio dei pazienti”.

Mentre la ricerca europea cresce a rilento, AZ lancia 71 studi clinici

AstraZeneca lancia il piano di investimenti in una fase di profondo cambiamento per la ricerca biofarmaceutica globale, che vede l’Europa indietro rispetto alle grandi potenze internazionali. Negli ultimi trent’anni, la quota europea degli investimenti globali in ricerca e sviluppo biofarmaceutico è diminuita, passando dal 43% del 1990 al 31% del 2020, mentre quella degli Stati Uniti è cresciuta dal 36% al 53%. In Cina, nel 2023, sono stati avviati circa 6.300 nuovi studi clinici, in Europa solo 1.900.

Nel corso dell’incontro con la stampa al Mimit, Dobber ha sottolineato una delle principali criticità del sistema europeo: “È importante sottolineare che, dopo l’approvazione dell’Ema, in molti Paesi europei, Italia compresa, servano dai 600 ai 900 giorni perché l’innovazione arrivi nelle mani di medici e pazienti”. AstraZeneca “come industria e come singola azienda – ha ribadito Dobber – ha il dovere di agire da facilitatore, lavorando insieme a enti regolatori e governi per garantire un accesso più rapido ai nuovi farmaci”.

In questo contesto, l’iniziativa di AstraZeneca rappresenta un passo importante nell’avvio di una nuova fase per la ricerca italiana. Il Gruppo avvierà infatti, nel corso del triennio, 71 nuovi studi clinici registrativi insieme all’azienda farmaceutica Alexion: in particolare, saranno avviati 52 studi su molecole AstraZeneca e 19 su molecole Alexion, con un investimento complessivo di 48 mln di euro.

Inoltre, 12 mln verranno destinati alla realizzazione di 24 nuovi studi osservazionali e di Real World Evidence, mentre 5 mln di euro saranno investiti in ricerca indipendente e 1,2 in soluzioni di digital health. I pazienti eleggibili avranno l’opportunità di partecipare a programmi di sviluppo di nuove terapie e contribuiranno a rafforzare il ruolo dei centri italiani nelle reti internazionali di ricerca clinica.

 


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