Gentile Direttore, delle 8 pagine che la Corte dei conti dedica alla Sanità nella sua relazione alle Commissioni riunite bilancio di Camera e Senato in occasione dell’audizione di due giorni fa sul Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2026, i punti trattati sono molteplici.
I dati e le percentuali anche.
Per non appesantire la lettura diciamo che, con riferimento alla spesa sanitaria, la prima considerazione è che rispetto alla precedente stima contenuta nel DFP di aprile, il suo ammontare risulta lievemente in rialzo in una percentuale del +0,3 % che corrispondono a 314 milioni di euro aggiuntivi.
Il tutto a legislazione vigente, al netto degli eventuali effetti finanziari delle misure che saranno adottate con la legge di bilancio.
Per gli anni a venire, la situazione non muta direzione, essendo previsti incrementi.
L’andamento rappresentato riflette la dinamica sia della spesa sanitaria sia della spesa corrente primaria complessiva.
Il livello del fabbisogno sanitario nazionale cui contribuisce lo Stato, finalizzato a garantire il finanziamento dei LEA nel 2025 è risultato in crescita (dell’1,9 % rispetto al 2024 e nel 2026 fa prevedere un +4,6 % e salire ulteriormente; nel biennio 2028-2029, pari, rispettivamente ad un +0,61 % e +0,73 %).
Pur crescendo in valori assoluti, l’importo previsto a legislazione vigente a copertura del fabbisogno sanitario nazionale standard si conferma, in rapporto al Pil, in graduale flessione: dopo il lieve aumento nel 2026, nel triennio 2027-29 si riduce di 0,23 punti percentuali (diminuendo dal 6,01 al 5,78 %).
Sul lato delle Regioni il loro risultato di esercizio complessivo, al netto delle coperture e tenuto conto degli ulteriori trasferimenti delle Province autonome e delle Regioni a statuto speciale, si evidenzia un disavanzo pari a +51,8 % rispetto al 2024.
I Piani di rientro cui sono state sottoposte nel 2025 Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia evidenziano un disavanzo in aumento di +245 %.
Paradossalmente, nonostante il forte incremento, il disavanzo delle Regioni sottoposte al rientro continua a rappresentare una quota minoritaria del totale e la quota prevalente del disavanzo complessivo resta a carico di quelle non interessate dal Piano di rientro per le quali il disavanzo aumenta con un incremento del +23,5 %.
Le disparità territoriali sono evidenti: nel 2025 il disavanzo è prevalente nelle Regioni a statuto ordinario, rispetto a quelle a statuto speciale e alle Province autonome (68,2 %, contro 31,8 %).
L’incremento è più consistente nelle RSO del Sud, seguite dalle RSO del Centro e dalle RSO del Nord. Nelle RSS e nelle Province autonome, invece, il disavanzo cresce, con un peggioramento concentrato prevalentemente in quelle del Sud, dove il saldo negativo aumenta da 386 a 544 milioni.
Ben precisi fattori nel 2025, continuano a incidere sull’andamento della spesa sanitaria e, conseguentemente, sugli equilibri dei bilanci regionali.
Così la spesa farmaceutica che ha fatto registrare un incremento complessivo del 5,6 % rispetto al 2024 per la quale, da recenti fonti AIFA si è evinto per il suo complesso, uno scostamento pari a 4,3 miliardi di euro rispetto al tetto del 15,3 % vigente nel 2025, a fronte dei 3,4 miliardi registrati nel 2024.
La spesa complessiva incide sul FSN per il 18,5 %, superando di 3,2 punti percentuali il tetto e aumentando di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024. A decorrere dal 2026, il tetto complessivo della spesa farmaceutica è stato elevato al 15,65 % del FSN.
La spesa per dispositivi medici ha continuato a crescere anche nel 2025, con un incremento del 5,5 % rispetto al 2024 con un’incidenza della spesa sul FSN pari al 6,5 %, a fronte del tetto del 4,4 % vigente nel 2025.
Tale scostamento, salito a 2,8 miliardi, ha interessato tutte le aree territoriali, anche in relazione al meccanismo del payback (negli ultimi sei anni, escluso il 2020, ammonta a 13,1 miliardi), che pone a carico delle imprese una quota degli oneri derivanti dallo scostamento della spesa rispetto al limite programmato (pari a circa 6,6 miliardi).
Anche per tale fattore, il territorio ha la sua rilevanza in quanto gli oneri maggiori interesserebbero le RSO del Nord (in particolare Veneto e Piemonte), a seguire le RSO del Centro (in particolare la Toscana) ed infine le RSO del Sud (in particolare Puglia e Campania).
Gli acquisti di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati (cresce del 4,2 % mentre quella per acquisti diretti aumenta del 6,3 % per la quale, il relativo tetto di spesa dell’8,3 % è stato superato in tutte le 21 Regioni e Province autonome) con livelli di spesa ancora significativamente superiori a quelli registrati nell’anno antecedente alla pandemia da COVID, che riflettono il persistente ricorso ad essi, sull’intero territorio nazionale, anche ai fini del contenimento delle liste di attesa, sia per gli acquisti di prestazioni di specialistica ambulatoriale (con un +3,6 % rispetto al 2024), sia per quelli destinati all’assistenza ospedaliera, (+2,9 %).
In poco più di un quinquennio, la spesa per specialistica ambulatoriale è aumentata del 18,5 %, mentre quella per assistenza ospedaliera del 9,6 %.
La constatazione di tale situazione, ha portato la Corte dei conti ad evidenziare l’esigenza che la prossima manovra di bilancio tenga conto dell’evoluzione della spesa sanitaria delineata nel quadro tendenziale, assicurando un adeguato livello di finanziamento del SSN.
Restando, al contempo centrale, l’esigenza di rafforzare gli interventi di razionalizzazione e di efficientamento della spesa sanitaria, al fine di governarne le principali componenti: consumi intermedi, prestazioni sociali in natura acquistate da produttori market e spese di personale.
Con particolare riguardo a tale ultima voce, la dinamica della spesa per il personale sanitario, che nel 2026 è prevista in aumento del 7,3 %, con un incremento significativo nel quadro dell’andamento complessivo della spesa evidenzia una crescita dovuta, in particolare, agli effetti a regime dei rinnovi contrattuali, nonché alle misure relative al trattamento accessorio e al potenziamento degli organici.
Pertanto, in considerazione dell’importanza dell’argomento, la Corte ha ritenuto opportuno che eventuali ulteriori risorse siano accompagnate da obiettivi verificabili e da adeguati strumenti di monitoraggio dei risultati, con particolare riferimento alla riduzione dei tempi di attesa e al rafforzamento dell’assistenza territoriale.
Si inquadra in tale contesto anche la durata delle degenze ospedaliere, con particolare riferimento alla richiamata esigenza di intervenire sui ricoveri prolungati, alla luce dei dati relativi alla degenza media in Italia che nel 2022 è stata pari a 7,2 giorni e che pone il nostro Paese tra i dieci con i tempi più lunghi rispetto ai 32 rilevati dall’OCSE.
La durata della degenza costituisce un indicatore rilevante dell’efficienza dell’assistenza ospedaliera e del grado di integrazione tra ospedale e territorio e manifesta livelli ancora relativamente elevati rispetto alla media che si collocano in un quadro di performance dell’assistenza ospedaliera meno favorevole rispetto alle altre aree dei LEA.
Ma è questo un dato che risente di una forte variabilità regionale.
L’analisi dei livelli di assistenza nelle tre macro-aree evidenzia, nel complesso, un miglioramento nel 2024 (18 Regioni e Province autonome hanno raggiunto il livello di sufficienza in ciascun livello di assistenza).
La lettura territoriale, tuttavia, evidenzia un persistente gradiente Nord-Sud presentando le Regioni del Nord generalmente i livelli di performance più elevati e più omogenei nelle tre aree di assistenza, con valori ampiamente superiori alla soglia di sufficienza, mentre il Centro mostra risultati nel complesso positivi, ma più differenziati ed il Mezzogiorno evidenzia concentrazione di punteggi più bassi e principali criticità, con alcune Regioni prossime o inferiori alla soglia in una o più aree.
Se ci si riferisce alle singole aree, il miglioramento è sostenuto principalmente da prevenzione e assistenza distrettuale, mentre l’area ospedaliera, pur mantenendo una condizione di sufficienza generalizzata, evidenzia un arretramento dei punteggi in oltre la metà dei territori.
La persistente disomogeneità dei livelli di servizio offerti ai cittadini nei diversi territori regionali pone l’esigenza di affiancare alla misurazione dell’erogazione dei LEA una valutazione più ampia della performance dei sistemi sanitari regionali.
In questa prospettiva, il quadro normativo e metodologico vigente prevede lo sviluppo di un sistema di indicatori volto a integrare le informazioni già fornite dal Nuovo sistema di garanzia, estendendo l’analisi alle diverse dimensioni del funzionamento dei servizi sanitari (dal finanziamento e dalla disponibilità delle risorse alla loro organizzazione e alla capacità di tradurle in servizi ed esiti di salute).
Il DPFP evidenzia l’avvio della fase sperimentale per la definizione degli indicatori, delle relative metodologie di calcolo e delle fonti informative, nonché per la loro lettura integrata con il NSG.
L’obiettivo è quindi valutare non soltanto se i LEA siano garantiti, ma anche la capacità dei sistemi sanitari regionali di tradurre le risorse disponibili in servizi ed esiti di salute adeguati.
Ciò che si chiede è di assicurare la garanzia di un miglior accesso ai servizi sanitari, di rilevante interesse anche alla luce della crescente diffusione del fenomeno della rinuncia alle prestazioni sanitarie, posto che nel 2024 quasi il 10 % della popolazione, ha dichiarato di aver rinunciato, nonostante lo stato di bisogno, ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico, a fronte del 6,3 % del 2019.
Il fenomeno è apparso da ricondurre soprattutto alle difficoltà connesse ai tempi di attesa e, in misura crescente nel tempo, a ragioni economiche, evidenziando come la garanzia dei LEA non sempre si traduca nella loro effettiva e tempestiva fruibilità.
E qui il Piano nazionale per il governo delle liste di attesa 2026-2028, amplia il perimetro delle prestazioni monitorate e introduce nuovi strumenti di controllo e tutela, come pure la progressiva interoperabilità della Piattaforma nazionale delle liste di attesa di Agenas con i sistemi regionali dovrebbe consentire un monitoraggio più puntuale della disponibilità delle agende e dei tempi di erogazione delle prestazioni.
Sul fronte del potenziamento della medicina territoriale, il DPFP richiama il percorso di completamento delle strutture di prossimità finanziate con il PNRR (in particolare Case e Ospedali di Comunità) e gli interventi necessari ad assicurarne la piena operatività entro la fine del 2026, ma dal momento che il completamento della rete territoriale e l’effettiva attivazione dei relativi servizi comporteranno, oltre agli investimenti già programmati, maggiori fabbisogni di spesa corrente per l’acquisto di beni/servizi e per il personale dipendente e convenzionato, la Corte evidenzia la necessità di tenerne debito conto nella prossima manovra di bilancio.
Per sostenere i maggiori oneri di personale, dipendente e convenzionato, connessi all’attuazione del nuovo modello di assistenza territoriale previsto dal legislatore, già la legge di bilancio del 2022 ha stanziato risorse progressivamente crescenti, ulteriormente incrementate da quella del 2024, portando le risorse complessive rispettivamente a 841 milioni nel 2025 e a 1.365 milioni annui dal 2026.
Sul versante delle dotazioni tecnologiche, sono state di recente aggiornate le modalità di utilizzo dei 235,8 milioni di euro già ripartiti tra le Regioni nel 2022, a valere sul programma straordinario di investimenti in sanità consentendo di destinare fino al 50 % delle risorse all’acquisto di apparecchiature per le Case della Comunità, sia hub sia spoke, mentre la quota residua è destinata alle dotazioni degli studi di MMG e PLS e delle aggregazioni di medicina di gruppo.
Il piano aggiornato dei fabbisogni relativi alle risorse destinate alle Case della Comunità, da parte delle Regioni saranno da sottoporre alla valutazione di un tavolo tecnico.
È stato, altresì, evidenziato che i più recenti Accordi collettivi nazionali hanno definito le modalità di partecipazione dei MMG e dei PLS alle attività delle strutture di prossimità, rafforzandone il ruolo nell’ambito del nuovo modello di assistenza territoriale, processo che mira, tuttavia, alla progressiva riduzione del numero dei professionisti e dall’aumento del carico assistenziale.
Sul versante della medicina convenzionata, i più recenti Accordi collettivi nazionali hanno progressivamente adeguato l’organizzazione di MMG e PLS al nuovo modello di assistenza territoriale, introducendo per i primi il ruolo unico di assistenza primaria e l’obbligo di partecipazione alle forme organizzative territoriali (AFT e UCCP) con attuazione al ruolo unico di tale assistenza, prevedendo per i nuovi incarichi un impegno a tempo pieno, articolato tra attività a ciclo di scelta (nei confronti dei propri assistiti) e attività a base oraria presso le sedi individuate dalle ASL, comprese le Case e gli Ospedali di Comunità, per un impegno complessivo fino a 38 ore settimanali.
Il vigente ACN per la medicina generale relativo al triennio 2022-2024, recepito con l’intesa della Conferenza Stato-Regioni del 15 gennaio 2026, ha inoltre previsto una quota oraria aggiuntiva di 13,62 euro per le attività svolte nelle Case della Comunità e recepito gli incrementi retributivi previsti a livello nazionale, pari al 5,78 % a regime.
Per i PLS, analogo percorso di integrazione nelle strutture territoriali, è stato previsto mediante la partecipazione alle AFT e alle UCCP e la previsione di attività a retribuzione oraria nelle sedi delle Case della Comunità nel nuovo ACN relativo al triennio 2022-2024.
L’emorragia di MMG non si è, comunque arrestata, attestandosi al 1 gennaio 2025 a 5.716 medici ed ha comportato, parimenti per i pediatri di libera scelta (PLS), una diminuzione di numero con un 36,7 % di età compresa tra 65 e 69 anni.
Il tema dell’effettiva disponibilità, soprattutto nel lungo periodo, di professionisti necessari al rafforzamento dell’assistenza territoriale, resta centrale e per questo il DPFP richiama gli interventi realizzati sul versante della formazione, tra cui l’incremento delle borse di studio per la formazione specifica in medicina generale e l’introduzione di nuove lauree magistrali specialistiche in infermieristica, con percorsi dedicati alle cure primarie e di comunità, nonché alle cure neonatali e pediatriche e alle aree intensive ed emergenziali.
Il grido di dolore deve ritenersi sia stato ascoltato posto che per il triennio 2025-2028 si registra una ripresa della partecipazione ai corsi di formazione specifica in medicina generale ed un’inversione del precedente triennio precedente.
Per la professione infermieristica, invece, si conferma una crescente crisi di attrattività, evidente già nella scelta del percorso formativo, posto che nell’anno 2025/2026 le domande di accesso ai corsi di laurea sono scese al di sotto dei posti disponibili, proseguendo la riduzione del rapporto tra candidati e posti.
Sul fronte del percorso di digitalizzazione dell’assistenza, il Documento evidenzia la progressiva implementazione del Fascicolo sanitario elettronico, nonché il potenziamento delle infrastrutture per l’analisi dei dati sanitari e lo sviluppo della telemedicina, in particolare a supporto dell’assistenza domiciliare (Adi) e della presa in carico dei pazienti cronici.
Nel 2025 si è registrato un aumento di pazienti ultrasessantacinquenni presi in carico dall’Assistenza domiciliare integrata (quasi 130.00 in più rispetto all’obiettivo previsto dal PNRR) che corrisponde all’11,3 % della popolazione italiana compresa in tale fascia di età (nel 2019, era 4,3 % della popolazione).
L’invito della Corte, allora, è stato di assicurare, anche negli anni successivi alla conclusione del PNRR, risorse finanziarie adeguate al fine di garantire la continuità degli interventi di assistenza domiciliare e il mantenimento dei livelli di copertura raggiunti.
Quanto, poi, alla sanità integrativa e alla non autosufficienza, il DPFP richiama il rafforzamento degli strumenti di conoscenza e vigilanza sui fondi sanitari integrativi, attraverso uno specifico “Cruscotto” per la rilevazione delle prestazioni erogate, dei relativi costi e dei beneficiari, incluse quelle connesse alla non autosufficienza e alla Long Term Care.
L’intervento assume particolare rilievo al fine di consentire un monitoraggio più esaustivo della spesa sanitaria privata e, in particolare, dei regimi di finanziamento volontario, atteso che questa componente di spesa, nel 2025, ha raggiunto un aumento del +10 % rispetto al 2024, con un aumento dell’incidenza sul finanziamento complessivo dell’assistenza sanitaria dal 3,4 al 3,7 %.
Fernanda Fraioli
Presidente di Sezione della Corte dei Conti
Procuratore regionale per il Piemonte
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