#Finsubito news dalla rete – Ciociaria maglia nera nel Lazio con gli sfratti in crescita del 176%


Esistono indicatori statistici che, più di ogni indice macroeconomico o saggio accademico, restituiscono la temperatura reale del disagio sociale di un territorio. Tra questi, le procedure di rilascio degli immobili ad uso abitativo, comunemente note come sfratti. Rappresentano il termometro più fedele e spietato delle tensioni che attraversano il tessuto economico, il potere d’acquisto delle famiglie e la tenuta del welfare pubblico.

Un’analisi approfondita dei dati ufficiali è stata pubblicata in queste ore dal Ministero dell’Interno nel documento statistico intitolato “Provvedimenti esecutivi di sfratto, richieste di esecuzione, sfratti eseguiti nel periodo gennaio-dicembre 2025 – e variazione % rispetto al periodo gennaio-dicembre 2024“. Permette di tracciare una mappa dettagliata e senza sconti della situazione regionale nel Lazio, con un focus d’obbligo sulle dinamiche anomale e dirompenti che hanno interessato la provincia di Frosinone.

Il quadro generale nel Lazio

A livello regionale, nel corso dell’intero anno 2025, il Lazio ha registrato un totale di 5.693 provvedimenti di sfratto emessi, segnando una flessione complessiva del 6,69% rispetto al corrispondente periodo del 2024.

Sotto la superficie di questo dato aggregato — che mostrerebbe una leggera contrazione su scala regionale — si muovono tuttavia correnti sotterranee assai complesse.

Analizzando le motivazioni alla base dei provvedimenti emessi nel Lazio:
La morosità o altra causa (legata cioè all’impossibilità di far fronte al pagamento del canone) domina incontrastata con 3.735 ordinanze complessive, suddivise tra 2.971 provvedimenti nei comuni capoluogo e 764 nel resto delle province.
La finita locazione si attesta a 997 casi totali (844 nei capoluoghi e 153 nelle aree provinciali esterne).

La necessità del locatore totalizza 961 ordinanze, equamente distribuite tra le 85 dei capoluoghi e le ben 866 registrate nel resto delle province.

La macchina della Giustizia

Il Palazzo di Giustizia di Frosinone

Sul piano dell’attuazione giudiziaria e materiale, la macchina della giustizia e dell’esecuzione forzata nel Lazio ha visto la presentazione di 4.611 richieste di esecuzione all’Ufficiale Giudiziario (con una riduzione del 13,80% sul 2024) e 1.952 sfratti effettivamente eseguiti con l’intervento della forza pubblica, registrando un calo dell’11,43%.

Tuttavia, leggere il Lazio come un blocco omogeneo è un errore politico e analitico imperdonabile. La Città Metropolitana di Roma, da sola, assorbe il grosso del volume numerico con 4.793 provvedimenti (-9,33% sul 2024), di cui 2.955 per morosità, 882 per finita locazione e 956 per necessità del locatore, a fronte di 3.371 richieste di esecuzione e 1.516 sfratti eseguiti.

Le altre province presentano andamenti diversificati: Latina segna 396 provvedimenti (-8,85%, con 227 casi di morosità), Viterbo totalizza 244 ordinanze (-20,26%, con 213 casi di morosità) e Rieti si attesta a 87 provvedimenti (+14,47%, con 85 casi di morosità).

È tuttavia nella provincia di Frosinone che si consuma il vero, anomalo e drammatico cortocircuito dell’anno.

La Ciociaria nell’occhio del ciclone

Se il Lazio nel suo complesso rallenta la corsa dei provvedimenti di sfratto, la provincia di Frosinone va in controtendenza in modo clamoroso.

Nel corso del 2025, la Ciociaria ha registrato l’emissione di ben 260 provvedimenti esecutivi di sfratto. Il dato che impressiona e che interroga direttamente gli analisti e i decisori politici è la variazione percentuale rispetto all’anno precedente: un balzo verticale del +176,60% rispetto al periodo gennaio-dicembre 2024. Significa che i provvedimenti si sono più che raddoppiati, catapultando Frosinone al centro di un’emergenza abitativa senza precedenti nell’area centromeridionale della regione.

Il peso schiacciante della morosità

Ciò che qualifica ulteriormente il fenomeno in terra ciociara è la sua natura pressoché monolitica. Dei 260 provvedimenti totali emessi nel 2025: ben 255 provvedimenti sono originati esclusivamente dalla voce “morosità/altra causa”. Stiamo parlando del 98% del totale provinciale.

La crisi degli sfratti a Frosinone non è figlia di complesse strategie di riappropriazione immobiliare o di scadenze contrattuali fisiologiche, ma della nuda e cruda impossibilità economica delle famiglie a pagare l’affitto.

Di questi 255 sfratti per morosità, 90 si concentrano nel comune capoluogo (Frosinone) e 165 interessano il resto della provincia.

Le restanti causali sono statisticamente irrilevanti: appena 5 provvedimenti per finita locazione (tutti localizzati fuori dal capoluogo, a fronte dello zero registrato nella città di Frosinone) e un assoluto zero alla voce “necessità del locatore” (né nel capoluogo né nel resto del territorio).

L’impatto sugli uffici giudiziari e sulle esecuzioni

Il Palazzo di Giustizia di Cassino

Una tale pressione sui tribunali e sui titoli esecutivi si è inevitabilmente riversata sul terreno operativo degli Ufficiali Giudiziari:

Le richieste di esecuzione presentate in provincia di Frosinone nel 2025 sono state 303, registrando un incremento del +17,44% rispetto al 2024.

Gli sfratti materialmente eseguiti con l’intervento della forza pubblica sul territorio provinciale sono stati 79, in crescita dell’+8,22% rispetto all’anno precedente.

L’analisi politica ed economica

I numeri crudi del Ministero dell’Interno non sono semplici fredde statistiche notarili: impongono una riflessione politica profonda sulla classe dirigente, sulle politiche economiche locali e sulla tenuta del welfare nel Basso Lazio.

Un incremento del 176,60% dei provvedimenti di sfratto a Frosinone, concentrati al 98% sulla morosità, dimostra che il tessuto economico della Ciociaria ha subito un colpo severo. Storicamente caratterizzata da una forte presenza di piccole e medie imprese e da dinamiche occupazionali spesso segnate da precarietà e salari al di sotto della media nazionale, la provincia di Frosinone paga oggi il conto salatissimo dell’inflazione post-crisi, del caro-vita e del ristagno dei redditi familiari.

Quando la morosità locativa ha cifre così importanti — capaci di generare 255 provvedimenti in un solo anno in un territorio circoscritto —, significa che gli ammortizzatori sociali tradizionali hanno fallito e che il costo della vita ha superato la soglia di sostenibilità per una fetta consistente della popolazione. La casa, che dovrebbe costituire il pilastro fondamentale della sicurezza sociale e del diritto all’abitare sancito a livello costituzionale, si è trasformata nel primo, drammatico ammortizzatore sociale ad esaurirsi.

Gli interventi della Regione Lazio

Di fronte a questo scenario, la politica locale e regionale non può limitarsi a gestire l’ordine pubblico o a registrare passivamente l’aumento degli interventi degli ufficiali giudiziari.

Franceco Rocca e Pasquale Ciacciarelli (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Negli ultimi anni le politiche della casa della Regione Lazio si sono concentrate su diversi strumenti per rispondere all’emergenza abitativa, sostenere le famiglie e riqualificare il patrimonio pubblico. Prevedendo anche un sostegno alla Locazione e Morosità Incolpevole, con contributi regionali per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare il canone d’affitto o a prevenire gli sfratti. L’assessore regionale al ramo, Pasquale Ciacciarelli, ha puntato anche sulla Rigenerazione Urbana e Sociale: il recupero di aree e quartieri degradati, trasformandoli in posti dove invece sia bello andare ad abitare; su questo sono stati pubblicati avvisi pubblici rivolti a Comuni e ATER per programmi di recupero e riqualificazione dei quartieri e degli edifici di edilizia residenziale sociale.

Al loro fianco c’è il progetto di Edilizia Residenziale Agevolata: finanziamenti in conto capitale a favore di imprese di costruzione e cooperative edilizie per realizzare alloggi destinati come prima casa a chi possiede specifici requisiti di reddito, residenza e impossidenza. Si uniscono ai progetti di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) e Case Popolari: Gestita in collaborazione con i Comuni e le ATER del Lazio, prevede l’assegnazione di alloggi sociali e il censimento del patrimonio pubblico per mitigare il disagio abitativo. 

Il presidente Francesco Rocca poi ha puntato sui Fondi europei e nuovi piani: risorse dedicate, tra cui i fondi del Programma Operativo e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, per incrementare l’offerta di alloggi popolari e a prezzi calmierati.

Da Fiuggi la richiesta di un piano

(Foto © IchnusaPapers)

La Regione Lazio risponde che se Frosinone è oggi l’epicentro di una crepa sociale così profonda, la risposta istituzionale non può ridursi alla sola gestione giudiziaria della povertà. I provvedimenti regionali ci sono stati ed hanno ricevuto solidi finanziamenti: ma di fronte alla portata del problema serve una risposta più alta che non può arrivare dalla sola Regione. Che tipo di risposta?

Le associazioni dei costruttori edili, il mese scorso a Fiuggi hanno chiesto un piano straordinario di investimenti pubblici sul lavoro, sui salari e sul welfare abitativo, affinché il diritto a un tetto non torni ad essere un privilegio per pochi, ma la base inderogabile della dignità civile.

(Foto di copertina © Depositphotos.com).


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