#Finsubito news dalla rete – l’analisi critica del governo Sánchez


Più della metà del costo di un lavoratore medio in Spagna finirebbe tra imposte e contributi. È la stima dell’Istituto Juan de Mariana, centro studi di orientamento liberale e critico nei confronti del governo di Pedro Sánchez, secondo cui 53,60 euro ogni 100 euro spesi dall’azienda per un dipendente finiscono alle amministrazioni pubbliche.

La cifra è contenuta in un rapporto che l’istituto definisce un'”autopsia economica” degli anni del sanchismo, pubblicato in un momento delicato per il governo spagnolo, dopo la convocazione anticipata delle elezioni generali. A riportarne i contenuti è il quotidiano spagnolo The Objective.

Il documento, firmato da Diego Sánchez de la Cruz, responsabile degli studi dell’istituto, stima un costo del lavoro medio di 39.481 euro annui, di cui 21.144 destinati al fisco e alla previdenza sociale. Non significa che oltre metà dello stipendio lordo venga trattenuto in busta paga: il calcolo comprende infatti contributi, imposta sul reddito, IVA e tributi comunali e speciali, rapportandoli al costo complessivo sostenuto dall’azienda.

Tasse in Spagna, 141 aumenti dal 2018

Il rapporto riprende dati già pubblicati dall’istituto nell'”Impuestómetro 2026″, che censisce 141 aumenti del carico fiscale tra il 2018 e il 2026. Di questi, 63 sarebbero riconducibili a modifiche normative, 46 al mancato adeguamento dell’IRPEF spagnola all’inflazione e 32 a revisioni catastali.

Secondo le stime del centro studi, un contribuente medio verserebbe 460.600 euro di imposte nell’arco della vita, una cifra equivalente a quasi trent’anni di reddito calcolato sul salario più frequente. Se il confronto viene effettuato con il salario medio, l’importo corrisponde a 16,4 anni di stipendio.

Dal 2018, sempre secondo il rapporto, le entrate da imposte e contributi sono aumentate del 39,7%, con 168,166 miliardi di euro in più. Si tratta di un incremento nominale, che riflette anche l’inflazione e la crescita dell’occupazione. Nello stesso periodo, la pressione fiscale, cioè il rapporto tra il gettito e il prodotto interno lordo, sarebbe salita dal 34,9% al 37,1%.

Sanità e istruzione, la spesa cresce ma restano le criticità

L’analisi riconosce che, negli anni considerati, la spesa pubblica per la sanità è aumentata del 43% e quella per l’istruzione del 40%. L’istituto sostiene tuttavia che l’incremento delle risorse non si sia tradotto in un miglioramento equivalente dei servizi.

A sostegno della propria valutazione, il rapporto cita 853.509 pazienti in lista d’attesa per un intervento chirurgico, un aumento del 28%, e un’attesa media di 102 giorni per una visita specialistica. Richiama inoltre i risultati del programma internazionale PISA, utilizzato per confrontare le competenze degli studenti.


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