#Finsubito news dalla rete – Connessioni Future 2026, ricerca, impresa e nuove tecnologie per il futuro della Sardegna


La quarta edizione di Connessioni Future, l’iniziativa promossa dalla Fondazione di Sardegna e attuata da INNOIS, si è conclusa ieri, giovedì 8 ottobre, al Padiglione Tavolara di Sassari. La terza giornata ha messo al centro l’innovazione, le nuove tecnologie e il rapporto tra ricerca, capitali, impresa e territorio, completando un programma che nei tre giorni ha affiancato confronto pubblico, formazione e occasioni di incontro tra esperienze e competenze diverse.

 

La mattina è stata dedicata a imprese e professionisti con sei masterclass sull’intelligenza artificiale e sulle sue applicazioni nei contesti di lavoro e nelle organizzazioni. Gli incontri hanno affrontato l’impatto dell’AI sul lavoro, gli aspetti normativi e l’AI Act, l’evoluzione dei sistemi agentici, la prototipazione attraverso strumenti di AI generativa, la sicurezza di modelli e chatbot e il rapporto tra persone, tecnologia e processi. Le sessioni sono state condotte da Benedetta Mariani di The Net Value, Enrica Priolo, Francesco Cabras di Radix, Antonio Solinas di Abinsula, Mauro Medda e Mauro Dore di HikmaAI e Rossella Racugno di Apply.

 

Al Presidente della Fondazione di Sardegna Giacomo Spissu il compito di tracciare il bilancio della quarta edizione, richiamando anche i numeri delle tre giornate: 1.400 visitatori, sei masterclass, oltre 200 ragazzi di otto scuole, 30 startup e 16 investitori, oltre al TEDx Sassari ospitato per la prima volta all’interno degli spazi di Connessioni Future.

 

“Questa tre giorni condensa un’attività che la Fondazione porta avanti durante tutto l’anno. Abbiamo voluto mostrare che la Sardegna può stare dentro il futuro, valorizzare energie e competenze innovative e far crescere attività nuove, senza perdere il legame con le persone e con le comunità. La Fondazione non può risolvere da sola i problemi del territorio, ma può svolgere un ruolo di aggregatore e connettore, mettendo insieme intelligenze, imprese, attività culturali e sociali. Guardiamo alla Sardegna con ottimismo: ci sono energie, prospettive e connessioni sulle quali continuare a lavorare”, ha detto Spissu. 

 

Il rapporto tra innovazione e sviluppo della Sardegna è stato al centro del dialogo tra Carlo Mannoni, Direttore Generale della Fondazione di Sardegna, e Mauro Maschio, Direttore Generale del Banco di Sardegna, moderato da Chiara Trombetta.

 

Mannoni ha richiamato l’esperienza di Frontech come parte di un ecosistema più ampio, nato dalla scelta di lavorare sulle tecnologie di frontiera e di intercettare in anticipo alcuni dei cambiamenti poi diventati centrali, a partire dall’intelligenza artificiale. “Quando abbiamo iniziato a ragionare su Frontech abbiamo scelto di guardare alle tecnologie di frontiera e di provare a stare dentro i grandi cambiamenti mentre stavano prendendo forma. Oggi dobbiamo continuare a muoverci con lo stesso approccio, guardando a settori come la cybersecurity, il quantum e le tecnologie connesse. Frontech è una parte di un ecosistema dell’innovazione molto più ampio e il nostro obiettivo deve essere rafforzare strumenti e partnership che permettano alle realtà con maggiore potenziale di crescere più velocemente e produrre un impatto sul territorio”, ha spiegato Mannoni. 

 

Maschio ha sottolineato la necessità di creare le condizioni perché nuove realtà possano nascere, crescere e affiancarsi ai settori consolidati dell’economia. “Se vogliamo guardare al futuro dobbiamo avere la capacità di aiutare realtà che ancora non esistono a nascere e poi a svilupparsi. La nostra economia ha settori con una storia importante, ma da soli non bastano più. Occorre allargare lo spettro, cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e individuare progetti che abbiano un mercato, rispondano a bisogni reali e producano valore anche in termini di qualità della vita, ambiente e impatto sociale. In questo percorso capitale umano, partnership e sostenibilità sono elementi decisivi”, ha detto Maschio. 

 

Un altro passaggio della serata è stato dedicato all’Einstein Telescope con Domenico D’Urso, Coordinatore scientifico di ET Italia. D’Urso ha illustrato le caratteristiche della grande infrastruttura di ricerca e le ragioni scientifiche che sostengono la candidatura della Sardegna, soffermandosi soprattutto sulle ricadute che un progetto di questa dimensione potrebbe produrre.

 

“Einstein Telescope sarà una delle più grandi infrastrutture scientifiche europee dei prossimi decenni. La Sardegna ha caratteristiche scientifiche e tecniche che la rendono un sito particolarmente adatto, ma la candidatura non riguarda soltanto la ricerca. Un progetto di questa dimensione può diventare un fattore di attrazione per competenze, idee e tecnologie in ambiti che vanno dalla meccanica di precisione all’ottica, dall’intelligenza artificiale all’ingegneria. L’impatto locale dipenderà però dalla capacità del territorio di cogliere queste opportunità, investendo fin da ora nella formazione, nei servizi, nelle infrastrutture e nel coinvolgimento delle imprese. L’obiettivo è fare in modo che l’infrastruttura non sia semplicemente localizzata in Sardegna, ma generi competenze e filiere che possano durare nel tempo”, ha spiegato D’Urso. 

 

Al rapporto tra innovazione e impatto è stato dedicato l’intervento di Marco Noseda, Chief Impact Officer di Factory Plus. Noseda ha proposto una lettura dell’innovazione responsabile come capacità di tenere insieme avanzamento tecnologico e risposta ai bisogni delle persone e dei territori.

 

“Ci sono un’innovazione di frontiera, che sposta sempre più avanti i confini della tecnologia, e un’innovazione che nasce dai bisogni. Non sono due percorsi contrapposti, ma devono lavorare insieme. Per noi innovazione responsabile significa partire dall’ascolto dei territori, mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese, startup e comunità e costruire progetti capaci di produrre effetti misurabili. Prima ancora della soluzione bisogna capire quale beneficio può generare per le persone”, ha detto Noseda. 

 

Sul sostegno alla crescita delle startup è intervenuto anche Stefano Molino, Senior Partner e responsabile del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital SGR, che ha richiamato il ruolo della rete degli acceleratori nel supportare le imprese nelle fasi iniziali e nel costruire relazioni con ricerca, industria e territori.

 

“Il capitale è fondamentale, ma da solo non basta. Servono ecosistemi, connessioni e infrastrutture capaci di accompagnare le startup dal momento in cui nasce un’idea fino all’ingresso sul mercato e alle successive fasi di crescita. In tre anni Frontech ha accompagnato 24 startup e investito 3 milioni di euro, contribuendo anche ad attrarre ulteriori investimenti. Il fatto che sempre più investitori internazionali guardino con continuità al mercato italiano è un segnale di maturazione che dobbiamo rafforzare”, ha sottolineato Molino. 

 

A questo percorso è stato dedicato il Demo Day del terzo batch di Frontech, l’acceleratore per le tecnologie di frontiera della Rete Nazionale CDP. Otto startup hanno presentato i propri progetti attraverso una sequenza di pitch davanti a investitori e operatori dell’ecosistema dell’innovazione. Un momento che ha rappresentato l’esito del percorso di accelerazione e, allo stesso tempo, un’occasione per mettere in relazione le imprese con possibili partner e capitali utili alle successive fasi di sviluppo.

 

Il confronto si è allargato infine alla dimensione internazionale con il panel dedicato al ruolo dei capitali nello sviluppo del deep tech e dell’intelligenza artificiale europea, al quale hanno partecipato Stephan Rauscher, Partner di Earlybird Venture Capital, Sergio Borasino, Partner di Gentech Fund e Managing Director di Wolver Ventures, e Gianluca Vitale, Associate di PeakBridge, moderati da Giorgia Sterza.

 

Per Rauscher uno dei principali punti di forza europei resta la qualità della ricerca e delle competenze. “In Europa abbiamo persone estremamente qualificate, università e centri di ricerca di alto livello. Dobbiamo riuscire a valorizzare meglio questo patrimonio e, allo stesso tempo, agire più insieme come sistema europeo”, ha osservato. 

 

Borasino ha richiamato invece ciò che rende un progetto interessante anche per capitali provenienti da altri mercati: “Cerchiamo imprese che partano da un problema reale, abbiano una proposta chiara e una strategia credibile per arrivare al mercato. È da lì che può iniziare un percorso di crescita internazionale”. 

 

Vitale si è soffermato sul rapporto tra startup, investitori e grandi imprese: “Il capitale è importante, ma una relazione industriale può offrire anche accesso al mercato, credibilità e competenze. Per una startup questi elementi possono fare la differenza nella fase di crescita”.


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