Produrre energia pulita, condividerla con i vicini e ottenere benefici economici senza dover necessariamente installare pannelli solari sul tetto di casa. È questa l’idea alla base della nuova Comunità Energetica Rinnovabile di Rivarolo Canavese, costituita ufficialmente giovedì 1° ottobre 2026 nello studio del notaio D’Arrigo, a Ivrea. Un progetto che coinvolge dodici Comuni del Canavese e che offre a cittadini, famiglie, imprese ed enti pubblici la possibilità di partecipare gratuitamente a un sistema di produzione e condivisione dell’elettricità proveniente da fonti rinnovabili. L’obiettivo è duplice: favorire un utilizzo più sostenibile dell’energia e creare opportunità di risparmio e benefici economici per il territorio.
La nuova realtà si chiama RIS. ALT. – Risorse Alternative ed è la settima comunità energetica nata in Canavese grazie al lavoro di AEG, la cooperativa energetica che negli ultimi due anni ha promosso la diffusione di questi progetti. Alla costituzione hanno contribuito le amministrazioni comunali di Rivarolo Canavese, Feletto, Oglianico e Salassa, insieme a Coldiretti e CIAC, il consorzio che si occupa di formazione professionale. Una collaborazione che mette insieme istituzioni, mondo agricolo, formazione e settore energetico, con l’obiettivo di trasformare la produzione di energia rinnovabile in un’opportunità condivisa.
Il territorio interessato è ampio e comprende Bosconero, Busano, Ciconio, Favria, Feletto, Lusigliè, Oglianico, Ozegna, Rivarolo Canavese, Salassa, San Ponso e Valperga. Dodici Comuni che fanno riferimento, per il progetto, alla stessa area elettrica individuata dalla cabina primaria di Rivarolo Canavese, identificata dal codice AC001E01300. Un dettaglio tecnico che può sembrare poco importante, ma che in realtà è fondamentale: per partecipare alla condivisione dell’energia, le utenze devono trovarsi nell’area servita dalla medesima cabina primaria.
Ma che cos’è, concretamente, una Comunità Energetica Rinnovabile, spesso indicata con la sigla CER? Il funzionamento è meno complicato di quanto possa sembrare. Si tratta di un’associazione tra soggetti che decidono di collaborare per produrre e utilizzare energia proveniente da fonti rinnovabili, soprattutto attraverso impianti fotovoltaici. Alcuni partecipanti possono mettere a disposizione l’energia prodotta dai propri impianti, mentre altri possono aderire come semplici consumatori. Il sistema tiene conto dell’elettricità prodotta e di quella utilizzata dai membri della comunità, riconoscendo benefici economici quando le condizioni previste dalla normativa vengono rispettate.
Per comprendere meglio il meccanismo, basta immaginare una piccola impresa di Rivarolo Canavese che produce energia attraverso i pannelli solari installati sul proprio stabilimento. Nelle ore di maggiore produzione, una parte dell’elettricità viene utilizzata direttamente dall’azienda e un’altra può essere immessa nella rete. Nello stesso momento, una famiglia di Favria o un’attività commerciale di Oglianico, appartenente alla stessa comunità energetica e alla medesima area di cabina primaria, può consumare energia dalla rete. Quando produzione e consumi coincidono nelle stesse fasce orarie, il sistema riconosce una determinata quantità di energia condivisa, sulla quale possono essere calcolati gli incentivi.
Questo non significa che l’elettricità passi direttamente dai pannelli dell’azienda alla casa del vicino attraverso un collegamento speciale. La condivisione avviene infatti in maniera virtuale, utilizzando la rete elettrica già esistente. È il Gestore dei Servizi Energetici, il GSE, a calcolare quanta energia viene prodotta e consumata contemporaneamente dai partecipanti, sulla base dei dati trasmessi dai distributori. Non occorre quindi realizzare una nuova rete di cavi tra le abitazioni o modificare necessariamente gli impianti domestici.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la possibilità di partecipare anche senza possedere un impianto fotovoltaico. Non è necessario avere pannelli solari sul tetto per entrare in una comunità energetica. Un cittadino può aderire come consumatore, continuando a utilizzare normalmente l’elettricità della propria abitazione. Allo stesso modo, un’azienda può prendere parte al progetto senza dover immediatamente affrontare un investimento per produrre energia. La partecipazione può quindi coinvolgere anche chi vive in condominio o non dispone di uno spazio adatto all’installazione dei pannelli.
Un altro elemento importante è che aderire a una CER non obbliga a cambiare fornitore di energia elettrica. Ogni partecipante mantiene il proprio contratto di fornitura e continua a ricevere la bolletta dal gestore scelto. Il sistema di condivisione funziona parallelamente al normale rapporto con la società che vende l’elettricità. In sostanza, la comunità energetica non sostituisce il fornitore, ma crea un meccanismo aggiuntivo attraverso il quale valorizzare l’energia rinnovabile prodotta e consumata localmente.
È qui che entra in gioco la questione economica. Le comunità energetiche possono ottenere incentivi riconosciuti dal GSE in base alla quantità di energia rinnovabile condivisa. Queste risorse possono poi essere distribuite o utilizzate secondo le regole stabilite dalla singola comunità. I benefici possono riguardare direttamente i partecipanti oppure essere destinati, in parte, a iniziative di carattere collettivo. Molto dipende dallo statuto, dal regolamento e dalle modalità di ripartizione adottate.
Per la nuova comunità RIS. ALT. – Risorse Alternative, il comunicato diffuso da AEG conferma la possibilità di adesione gratuita, ma non indica ancora un importo preciso che ciascun partecipante potrà ricevere. È una distinzione fondamentale, perché non sarebbe corretto promettere automaticamente una riduzione della bolletta del 10, del 20 o del 30 per cento. I vantaggi economici effettivi dipenderanno dalla quantità di energia prodotta, dai consumi dei membri, dal numero e dalle caratteristiche degli impianti e dalle regole interne della comunità.
Secondo il sistema nazionale degli incentivi, per gli impianti che rispettano i requisiti previsti è riconosciuta una tariffa premio sull’energia condivisa incentivabile, generalmente compresa tra 60 e 120 euro per megawattora, con possibili maggiorazioni per determinati impianti fotovoltaici. Il beneficio viene riconosciuto per un periodo di vent’anni, secondo le condizioni applicabili. A questo si aggiunge una componente economica legata alla valorizzazione dell’energia autoconsumata virtualmente. Non si tratta, però, di somme automaticamente accreditate a ogni famiglia: il loro utilizzo dipende dal funzionamento della comunità e dagli accordi tra i partecipanti.
Per i cittadini, quindi, il vantaggio non consiste necessariamente in uno sconto immediato sulla bolletta. Il risultato economico può arrivare attraverso la distribuzione degli incentivi, mentre chi possiede un impianto fotovoltaico può continuare a beneficiare anche dell’energia utilizzata direttamente per i propri consumi, secondo le regole applicabili. L’adesione gratuita annunciata da AEG rende il progetto accessibile, ma sarà importante conoscere nel dettaglio come verranno ripartiti i benefici e quali condizioni dovranno rispettare i partecipanti.
La nascita della comunità energetica rappresenta comunque un passaggio significativo per il Rivarolese, perché punta a coinvolgere soggetti che normalmente affrontano la questione energetica separatamente. Una famiglia deve sostenere le spese domestiche, un negozio quelle dell’attività commerciale, un’impresa i costi necessari per produrre e un Comune quelli per mantenere in funzione edifici e servizi pubblici. Mettere insieme realtà differenti significa creare le condizioni per utilizzare meglio l’energia rinnovabile prodotta sul territorio e favorire una collaborazione che supera i confini amministrativi dei singoli paesi.
La partecipazione di Coldiretti apre inoltre una prospettiva interessante per il mondo agricolo. Le aziende agricole dispongono spesso di edifici, capannoni e strutture che possono prestarsi, quando le condizioni tecniche lo consentono, all’installazione di impianti fotovoltaici. Allo stesso tempo hanno consumi energetici legati alle attività produttive, alla conservazione dei prodotti e al funzionamento delle attrezzature. Il loro coinvolgimento potrebbe quindi favorire una maggiore integrazione tra produzione agricola ed energia rinnovabile.
Non meno importante è la presenza del CIAC, che opera nel settore della formazione. La diffusione delle comunità energetiche richiede infatti competenze tecniche, amministrative e organizzative. Servono persone in grado di comprendere il funzionamento degli impianti, gestire le procedure e accompagnare cittadini e imprese nell’utilizzo dei nuovi strumenti. La transizione energetica, in altre parole, non riguarda soltanto i pannelli solari, ma anche la preparazione di chi dovrà progettare, gestire e mantenere queste infrastrutture.
Nel percorso che ha portato alla costituzione della nuova CER, AEG ha svolto un ruolo di coordinamento e supporto, favorendo il dialogo tra amministrazioni, associazioni e realtà economiche. Un riconoscimento particolare è stato rivolto al Comune di Rivarolo Canavese, indicato dalla cooperativa come uno dei soggetti che hanno dimostrato attenzione e disponibilità verso il progetto. La costituzione formale dell’associazione rappresenta però soltanto una delle tappe necessarie per arrivare al pieno funzionamento del sistema.
Il progetto si inserisce infatti in un percorso più ampio che, negli ultimi due anni, ha portato alla nascita di sette Comunità Energetiche Rinnovabili nel Canavese grazie al lavoro di AEG. Un risultato che testimonia la volontà di sperimentare nuovi modelli di collaborazione energetica, ma che non elimina le difficoltà pratiche. La stessa cooperativa riconosce che le procedure non sono sempre semplici e che il rapporto con il GSE può richiedere tempi e adempimenti complessi.
La burocrazia costituisce uno degli ostacoli principali per chi vuole avviare una comunità energetica. Non basta infatti costituire un’associazione e raccogliere le adesioni. Occorre verificare i requisiti degli impianti, la posizione delle utenze rispetto alla cabina primaria, la documentazione tecnica e le condizioni previste per accedere agli incentivi. Sono passaggi che possono incidere sui tempi necessari per rendere pienamente operativo il progetto e che richiedono un’attività di coordinamento costante.
Proprio per questo, nei prossimi mesi AEG proseguirà le attività di informazione e sensibilizzazione sul territorio, con l’obiettivo di ampliare il numero dei partecipanti. La possibilità di aderire gratuitamente riguarda cittadini, imprese ed enti pubblici interessati, fermo restando il rispetto dei requisiti territoriali e delle condizioni stabilite dalla normativa e dalla comunità. Sarà quindi importante accompagnare questa fase con indicazioni chiare sulle procedure di adesione e sui vantaggi concretamente disponibili.
Il tema assume un significato più ampio anche per il futuro energetico dei piccoli Comuni. Le comunità rinnovabili possono contribuire alla diffusione della produzione locale di elettricità e a una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte energetiche. Possono inoltre rappresentare uno strumento per affrontare alcune situazioni di difficoltà economica legate ai consumi energetici, se una parte dei benefici viene destinata a finalità sociali. Non è però ancora stato precisato se la nuova comunità del Rivarolese adotterà specifiche misure di questo tipo.
Resta dunque un’opportunità concreta, ma da valutare senza aspettative eccessive. La comunità energetica non significa energia gratuita, così come non garantisce automaticamente bollette dimezzate. Significa piuttosto creare un sistema nel quale la produzione locale da fonti rinnovabili possa generare benefici economici e ambientali da condividere tra i partecipanti, secondo regole definite. Un modello che può diventare particolarmente interessante quando riesce a coinvolgere contemporaneamente produttori e consumatori con abitudini energetiche differenti.
Per il Canavese, la nascita di RIS. ALT. – Risorse Alternative aggiunge quindi un nuovo tassello a un processo già avviato. Dodici Comuni, quattro amministrazioni direttamente coinvolte nella costituzione, una cooperativa energetica, il mondo agricolo e quello della formazione si ritrovano attorno a un progetto comune. La sfida, da questo momento, sarà trasformare la struttura appena costituita in una realtà capace di funzionare, attirare adesioni e produrre benefici misurabili.
Perché la vera novità non è soltanto la possibilità di produrre energia dal sole, tecnologia ormai ampiamente conosciuta. È l’idea che cittadini, imprese e amministrazioni possano condividere il valore dell’energia prodotta sul proprio territorio, invece di affrontare ciascuno individualmente una parte delle sfide legate ai consumi.
La settima comunità energetica del Canavese è dunque nata ufficialmente. Ora comincia la fase più importante: quella nella quale sarà necessario dimostrare che la collaborazione tra Comuni, famiglie e imprese può trasformarsi in vantaggi economici reali, maggiore sostenibilità e nuove opportunità per il territorio.
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