#Finsubito news dalla rete – Chi dona davvero in Italia


Il denaro cresce, la partecipazione cambia e la fiducia si conquista. A Savona, la Casa di Silvia mette alla prova la distanza tra retorica e impatto

Di Grazia Micarelli

7 ottobre 2026 – Sette miliardi e 893 milioni di euro. È il valore complessivo della generosità privata in Italia stimato dall’undicesimo Italy Giving Report sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 e riferite all’anno d’imposta 2024. Rispetto alla prima edizione del rapporto, l’aumento è del 72,2 per cento. È un dato imponente, ma racconta soprattutto quanto denaro transita attraverso il sistema: non dice ancora chi dona, con quale continuità e con quali effetti.[1]

Nel 2025, infatti, soltanto l’11,9 per cento degli italiani ha dichiarato di avere versato denaro a un’associazione. La donazione media annua rilevata da Doxa è scesa a 61 euro, sette in meno dell’anno precedente. E il 49 per cento delle persone ha donato anche, o soltanto, in modo informale: direttamente a persone in difficoltà, attraverso collette spontanee o reti di prossimità.[2]

La fotografia è quindi meno lineare della narrazione celebrativa. Il valore economico del dono cresce, ma la base dei donatori rimane ristretta; una parte rilevante della solidarietà sfugge agli enti strutturati; il denaro si concentra e la partecipazione cambia forma.

Il Terzo settore non è una zona laterale dell’economia italiana. Nel 2023 erano attive 368.367 istituzioni non profit, con 949.200 dipendenti. Due su tre operavano per la pubblica utilità; il 48,3 per cento indicava tra le proprie finalità il sostegno e l’assistenza a soggetti deboli o in difficoltà. Tra gli enti rivolti a condizioni specifiche di disagio, il 51,9 per cento si occupava di disabilità fisica o intellettiva.[3]

Anche il volontariato richiede una lettura meno trionfalistica. Nel 2021 le istituzioni non profit potevano contare su 4,661 milioni di volontari, il 15,7 per cento in meno rispetto al 2015. Nel 2025 la quota di cittadini impegnati in associazioni di volontariato è risalita dall’8,4 al 9,2 per cento. Le rilevazioni non sono direttamente confrontabili — la prima conta le persone indicate dagli enti, la seconda misura comportamenti dichiarati dalla popolazione — ma, lette insieme, mostrano una tensione: dopo la contrazione registrata tra il 2015 e il 2021, l’ultimo dato segnala una ripresa della partecipazione associativa.[4]

La stessa tensione attraversa la raccolta fondi. Nel 2025, su 344 organizzazioni intervistate dall’Istituto Italiano della Donazione, il 39 per cento ha dichiarato entrate in aumento; è però salita dal 18 al 22 per cento anche la quota di chi le ha viste diminuire. Le organizzazioni con entrate stabili sono scese dal 49 al 39 per cento. Il sistema cresce e, contemporaneamente, si polarizza.[5]

La media nazionale nasconde divari territoriali profondi. In Lombardia e in Emilia-Romagna la quota di cittadini che dona denaro alle associazioni raggiunge il 15,1 per cento; in Veneto il volontariato associativo arriva al 14,1 per cento. La media italiana si ferma rispettivamente all’11,9 e al 9,2 per cento.[6]

Il Rapporto IID collega la propensione al dono non soltanto al reddito, ma anche alla fiducia negli altri, al titolo di studio e alla partecipazione culturale. Non è una causalità dimostrata: è una correlazione che invita a cambiare prospettiva. Donare non è soltanto una virtù privata; dipende anche dalle risorse economiche, sociali e culturali disponibili.

Questa domanda di affidabilità è ormai esplicita. Soltanto il 45 per cento dei donatori dichiara di sostenere sempre le stesse organizzazioni; il 47 per cento cerca autonomamente informazioni sulla trasparenza e sull’impatto. La causa viene prima del marchio. La fiducia non è più una rendita: deve essere dimostrata.[7]

I giovani tra 14 e 34 anni rappresentano il 12,8 per cento dei donatori economici, ma il 23,8 per cento dei volontari in associazioni. Sono inoltre il 24,6 per cento di chi partecipa gratuitamente ad associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace.[8]

Questi valori indicano il peso dei giovani sul totale dei donatori e dei volontari, non la percentuale di giovani che dona. È una distinzione decisiva. Una rilevazione Eumetra mostra infatti che il 47 per cento dei giovani tra 18 e 34 anni dichiara di avere offerto denaro, beni o tempo alla propria comunità, contro il 32 per cento degli over 55.[9]

Il punto, allora, non è che i giovani siano meno generosi. È che praticano la solidarietà in forme meno stabilizzate: microdonazioni, beni, tempo, mobilitazioni legate a una causa, reti locali. Se le organizzazioni cercano soltanto il donatore fedele e ricorrente, rischiano di non vedere una parte rilevante della partecipazione contemporanea.

È dentro questa Italia che il 6 ottobre AISLA ha partecipato a Savona alle iniziative per il Giorno del Dono con il progetto La Casa di Silvia, candidato al contest nazionale promosso dall’Istituto Italiano della Donazione. La premiazione ligure dei contest Comuni del Dono e #DonareMiDona Non Profit è prevista per il 14 ottobre 2026 a Genova, nella Sala della Trasparenza della Regione Liguria.[10]

La Casa di Silvia è un appartamento accessibile e gratuito destinato alle persone con SLA e alle loro famiglie. AISLA lo ha acquisito il 20 marzo 2026 e inaugurato il 3 luglio. Nei primi mesi ha ospitato cinque famiglie provenienti da quattro regioni. Il campione è ancora troppo piccolo per misurare un impatto consolidato, ma sufficiente per verificare che il servizio sia entrato realmente in funzione.[11]

Il piano economico complessivo indicato da AISLA è di 185 mila euro: 85 mila per l’acquisto dell’immobile, 22 mila per lavori e accessibilità, 30 mila per arredi e attrezzature; le voci analitiche finora comunicate coprono quindi 137 mila euro. Sul versante delle fonti, 50 mila euro provengono da Fondazione Vismara, 107 mila da AISLA e 28 mila da altri contributi. Sono dati di progetto, non un rendiconto finale certificato.[12]

Dividere meccanicamente 185 mila euro per le cinque famiglie accolte produrrebbe un costo apparente di 37 mila euro a soggiorno, ma sarebbe un calcolo fuorviante: almeno 137 mila euro riguardano un patrimonio e dotazioni destinati a durare nel tempo. Per valutarne l’impatto serviranno indicatori più seri: numero di nuclei ospitati, giornate di utilizzo, provenienza geografica, costi annuali di gestione, quota di copertura, continuità del servizio e qualità percepita dalle famiglie.

Un confronto utile è offerto dallo Scaletto senza Scalini, l’altro progetto savonese di accessibilità sostenuto da AISLA. La relazione finale della stagione 2026 registra 2.928 presenze in 61 giorni di apertura, 390 persone accolte, 162 nuovi utenti e dieci addetti impiegati. È una scala di attività significativa; manca però, nel materiale disponibile, un rendiconto economico finale che permetta di rapportare risorse, costi e risultati.[13]

Un contest premia la forza di una storia e la capacità di mobilitare una comunità. Un’inchiesta deve porre una domanda ulteriore: quali risultati produce quella storia, per quante persone, con quali risorse e per quanto tempo?

La Casa di Silvia ha un merito concreto: trasforma il dono in un’infrastruttura accessibile, non in un gesto episodico. Ma proprio perché il progetto ambisce a diventare un modello nazionale, la trasparenza non può fermarsi all’inaugurazione, alla cifra raccolta o all’eventuale premio. Dovrà mostrare nel tempo tasso di utilizzo, costi di gestione, provenienza delle risorse, criteri di accesso ed esiti per le famiglie.

È questo il confine tra comunicazione e rendicontazione. Ed è anche il punto politico: la filantropia può sperimentare soluzioni, colmare vuoti, accelerare risposte; non può diventare l’alibi con cui il sistema pubblico trasferisce sulla generosità privata diritti che dovrebbero essere garantiti.

I dati italiani dicono che il dono cresce, ma non in modo uniforme; che i giovani partecipano, ma secondo forme diverse; che la fiducia non è automatica; che il Terzo settore è un attore economico e sociale troppo grande per essere raccontato soltanto con il lessico della bontà.

Per questo, più del premio conterà ciò che accadrà dopo: se la Casa resterà aperta e sostenibile, se accoglierà famiglie da territori diversi e se AISLA pubblicherà risultati verificabili. È lì che il dono smette di essere retorica e diventa responsabilità.


[1] Sara De Carli, “11° Italy Giving Report”, VITA, febbraio 2026, su dati del Dipartimento delle Finanze relativi alle dichiarazioni presentate nel 2025 per l’anno d’imposta 2024: https://www.vita.it/approfondimento/11-italy-giving-report/ (consultato il 6 ottobre 2026).

[2] Istituto Italiano della Donazione, Noi doniamo 2026, 1° ottobre 2026, sintesi dei dati Istat e Doxa: https://istitutoitalianodonazione.it/it/news-eventi/dd_121_6123/noi-doniamo-2026 (consultato il 6 ottobre 2026).

[3] Istat, “Struttura e profili del settore non profit – Anno 2023”, 3 ottobre 2025: https://www.istat.it/comunicato-stampa/struttura-e-profili-del-settore-non-profit-anno-2023/; Istat, “Censimento permanente delle istituzioni non profit – Anno 2024”, risultati preliminari: https://www.istat.it/tavole-di-dati/censimento-permanente-delle-istituzioni-non-profit-anno-2024/ (consultati il 6 ottobre 2026).

[4] Istat, “Censimento permanente delle istituzioni non profit: primi risultati”, dati 2021: https://www.istat.it/comunicato-stampa/censimento-permanente-delle-istituzioni-non-profit-primi-risultati/; Istituto Italiano della Donazione, Noi doniamo 2026, cit. Le due fonti adottano unità e metodi diversi e non compongono una serie storica omogenea.

[5] Istituto Italiano della Donazione, XXIV indagine sull’andamento delle raccolte fondi, in Noi doniamo 2026, cit.; campione: 344 organizzazioni non profit.

[6] Istituto Italiano della Donazione, Noi doniamo 2026, cit., elaborazioni su Istat, Aspetti della vita quotidiana 2025.

[7] Eumetra per Istituto Italiano della Donazione, ricerca sui comportamenti di dono, 2026, presentazione allegata al Rapporto Noi doniamo 2026: https://istitutoitalianodonazione.it/it/news-eventi/dd_121_6123/download.php?id=21578&idst=6123 (consultata il 6 ottobre 2026).

[8] Istituto Italiano della Donazione, Noi doniamo 2026, cit., elaborazioni su Istat, Aspetti della vita quotidiana 2025. I valori descrivono la composizione per età dei rispettivi gruppi, non l’incidenza del comportamento entro la popolazione giovanile.

[9] Eumetra per Istituto Italiano della Donazione, ricerca 2026, cit. La classe giovanile della rilevazione Eumetra è 18–34 anni e non coincide esattamente con la classe 14–34 utilizzata nelle elaborazioni Istat.

[10] Comune di Savona, “Il 6 ottobre Savona celebra il Giorno del Dono”, 2026: https://www.comune.savona.it/it/news/il-6-ottobre-savona-celebra-il-giorno-del-dono; Istituto Italiano della Donazione, “4 ottobre: oggi è il Giorno del Dono”, 4 ottobre 2026: https://istitutoitalianodonazione.it/it/news-eventi/dd_121_6132/4-ottobre-oggi-e-il-giorno-del-dono-litalia-celebra-il-valore-del-dono (consultati il 6 ottobre 2026).

[11] AISLA, “AISLA inaugura La Casa di Silvia a Savona”, 3 luglio 2026: https://www.aisla.it/aisla-inaugura-la-casa-di-silvia-a-savona-il-primo-progetto-nazionale-di-ospitalita-accessibile-per-le-persone-con-sla/; AISLA, dati interni di utilizzo aggiornati al 6 ottobre 2026.

[12] AISLA, prospetto economico di progetto “La Casa di Silvia”, aggiornamento ottobre 2026. Le cifre riportate sono valori di budget comunicati dall’associazione; non costituiscono un bilancio consuntivo certificato.

[13] AISLA, relazione finale interna “Scaletto senza Scalini – stagione 2026”. Per il quadro pubblico del progetto: AISLA, “Lo Scaletto senza Scalini a Savona: l’accessibilità diventa una comunità”, 2026: https://www.aisla.it/lo-scaletto-senza-scalini-a-savona-laccessibilita-diventa-una-comunita/.




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