Mentre in Italia Generali è inevitabilmente trascinata dentro il grande risiko bancario, tra l’Ops di Mps su Banca Generali, l’Opas di Intesa Sanpaolo sul Monte e le interlocuzioni industriali con UniCredit, Philippe Donnet (nella foto) continua a fare esattamente quello che ripete da mesi: portare avanti il piano industriale senza farsi distrarre dal rumore che circonda il Leone.
E la nuova mossa arriva dalla Spagna.
Generali investirà circa 150 milioni di euro per acquisire il 9,9% del Banco de Crédito Cooperativo, holding del Grupo Cooperativo Cajamar, principale gruppo bancario cooperativo spagnolo. Non si tratta però di un ingresso finanziario fine a sé stesso, perché dietro quell’acquisto c’è una relazione commerciale che dura da oltre vent’anni e che ha nella bancassurance il suo punto centrale.
Cajamar distribuisce infatti prodotti Vita e Danni di Generali e l’ingresso nel capitale serve a rendere ancora più solido un rapporto che Trieste considera strategico.
Ed è proprio questo aspetto a rendere l’operazione particolarmente interessante se la guardiamo dall’Italia.
In Spagna Generali entra in banca per rafforzare le assicurazioni
Il modello è piuttosto chiaro: Generali non compra una partecipazione bancaria con l’obiettivo di trasformarsi in banca, ma investe nel capitale del proprio partner per consolidare un canale distributivo assicurativo.
È un concetto sul quale vale la pena soffermarsi perché, mentre in Italia si discute della possibile cessione di Banca Generali a Mps e contemporaneamente di nuovi accordi di bancassurance con Siena e UniCredit, in Spagna il Leone sta facendo esattamente l’operazione opposta dal punto di vista societario, ma molto simile sotto il profilo industriale: utilizza il capitale per rafforzare una partnership distributiva.

Giulio Terzariol (nella foto), direttore generale e Group Deputy Ceo di Generali, ha ricordato che la collaborazione con Grupo Cooperativo Cajamar ha prodotto per oltre due decenni crescita e valore per i clienti e che l’investimento rappresenta una scommessa sulla prosecuzione di questo rapporto nel lungo periodo.
La parola decisiva, quindi, non è banca. È distribuzione.
La Spagna è ormai uno dei mercati centrali del Leone
L’investimento assume ancora più significato se inserito nella crescita realizzata da Generali nella Penisola Iberica.
La compagnia opera in Spagna con circa 4 milioni di clienti, 4,1 miliardi di premi, 2.300 dipendenti e una rete di circa 10 mila professionisti. Nel 2025 il mercato spagnolo ha contribuito per circa 403 milioni di euro al risultato operativo del gruppo.
E soprattutto c’è stata l’acquisizione di Liberty Seguros, che ha rafforzato considerevolmente la presenza del Leone nel mercato Vita e Danni.
Cajamar aggiunge un altro tassello: una grande rete bancaria cooperativa con circa 3,9 milioni di clienti, mille filiali e 1,8 milioni di soci.
Generali, in sostanza, sta costruendo in Spagna una presenza che combina rete assicurativa tradizionale, partnership bancarie e partecipazioni strategiche. Un modello multicanale che permette alla compagnia di raggiungere clienti diversi senza mettere necessariamente in concorrenza i vari canali distributivi.
Ed è precisamente il concetto che Giancarlo Fancel ribadisce oggi nell’intervista a Il Sole 24 Ore parlando dell’Italia.
Fancel: bancassurance e rete Generali possono convivere

L’intervista a Giancarlo Fancel (nella foto), amministratore delegato di Generali Italia, è forse persino più interessante dell’operazione spagnola perché permette di collegare Cajamar a quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi in Italia.
Fancel dice sostanzialmente che eventuali accordi di bancassurance con Mps o UniCredit non rappresenterebbero una concorrenza diretta alla rete Generali, perché intercetterebbero una clientela e modalità distributive differenti.
È un passaggio importante.
Per anni banca e assicurazione sono state viste soprattutto come reti alternative. Il modello verso cui sembra muoversi Generali è invece quello della coesistenza dei canali: agenzie, consulenti, banche, reti finanziarie e piattaforme digitali possono distribuire prodotti assicurativi raggiungendo segmenti differenti di clientela. La Spagna dimostra che non è soltanto teoria.
E allora Mps assume un significato diverso
È qui che il dossier spagnolo finisce inevitabilmente per incrociare il risiko italiano. Mps ha proposto a Generali un progetto che non si limita all’acquisto di Banca Generali, ma comprende possibili collaborazioni nella bancassurance, nel wealth management e nell’asset management. Contemporaneamente sono in corso interlocuzioni con UniCredit.
Fancel non entra naturalmente nel merito delle trattative, ma afferma un principio industriale molto netto: un eventuale accordo bancassicurativo non indebolirebbe necessariamente la rete Generali.
Anzi, la strategia dichiarata resta quella di crescere.
«Siamo i numero uno del mercato e vorremo allungare la distanza sui secondi».
In questo senso Cajamar può essere letto quasi come un piccolo laboratorio di ciò che Generali potrebbe voler replicare altrove: non possedere necessariamente le banche, ma legarle industrialmente al Leone attraverso accordi distributivi di lungo periodo, arrivando quando conveniente anche a investire direttamente nel loro capitale.
E il 9,9% non pesa sul Solvency
C’è poi un dettaglio finanziario tutt’altro che secondario. L’acquisizione sarà effettuata da Generali Spagna attraverso il proprio portafoglio di investimenti e, secondo quanto comunicato dal gruppo, non avrà impatto sul Solvency Ratio della capogruppo.
Questo consente a Trieste di rafforzare la propria presenza spagnola senza sottrarre risorse alla capacità del gruppo di remunerare gli azionisti o di valutare altre operazioni.
Centocinquanta milioni, per un gruppo delle dimensioni di Generali, sono un investimento relativamente contenuto. Il valore strategico dell’operazione è però molto più grande della cifra impegnata, perché consolida l’accesso a una rete bancaria con milioni di clienti.
Alleanza: meno società, più capitale disponibile
Contemporaneamente Fancel chiarisce anche il senso della fusione di Alleanza Assicurazioni in Generali Italia, della quale abbiamo parlato nei giorni scorsi (vedi post Generali incorpora Alleanza: semplificazione societaria, ma il vero nodo è il futuro della rete 1 ottobre).
L’operazione non cancellerà Alleanza come marchio né la sua rete. Nascerà una divisione guidata da Marco Oddone che conserverà autonomia su prodotti, gestione della rete, marketing e incentivazione.
Il vantaggio è invece soprattutto finanziario e organizzativo.
Concentrando tutto in un’unica entità aumenta la fungibilità del capitale, viene eliminato un passaggio nella distribuzione dei dividendi e vengono ottimizzati i flussi di cassa verso la capogruppo.
E Fancel conferma un altro punto importante: l’asse tra Alleanza e Banca Generali continuerà.
Questo significa che, almeno dal punto di vista industriale, Generali sta cercando di semplificare la struttura societaria senza rinunciare alla pluralità delle reti distributive.
C’è anche il conto delle catastrofi naturali
L’intervista al Sole 24 Ore contiene infine un altro dato che non può essere trascurato. Gli eventi atmosferici dell’estate peseranno sui conti di Generali Italia, anche se Fancel ritiene che l’impatto resterà sensibilmente inferiore al miliardo superato nel 2023 e potrebbe attestarsi intorno al mezzo miliardo di euro.
Il tema delle polizze contro le catastrofi naturali diventa quindi sempre più centrale.
In Italia, ricorda Fancel, soltanto il 7% delle abitazioni sarebbe assicurato contro questi rischi. Per le imprese la copertura cresce con la dimensione aziendale, ma resta particolarmente bassa tra le realtà più piccole.
Il problema è noto: più ristretto è il numero degli assicurati, più difficile diventa distribuire il rischio e contenere i premi. Da qui la richiesta del settore di ampliare progressivamente la mutualità.
Un filo collega Madrid, Milano, Siena e Trieste
Se mettiamo insieme le notizie di oggi con quelle delle ultime settimane, la strategia comincia ad apparire piuttosto nitida. Generali semplifica la struttura societaria italiana incorporando Alleanza, rafforza le partnership distributive entrando con il 9,9% in Banco de Crédito Cooperativo in Spagna, continua a investire nella propria rete, mantiene l’alleanza Alleanza-Banca Generali e contemporaneamente studia possibili accordi di bancassurance con Mps e UniCredit.*
Sono operazioni molto diverse, ma sembrano rispondere alla stessa logica: avere più canali attraverso i quali distribuire prodotti assicurativi senza perdere il controllo del prodotto, del marchio e della relazione industriale.
E forse è proprio questo il punto da tenere presente quando torneremo a parlare dell’Ops di Mps su Banca Generali.
La domanda per Generali non sarà soltanto quanto vale Banca Generali e quante azioni Mps riceverebbe in cambio. Sarà soprattutto quale rete distributiva, quali accordi di bancassurance e quali opportunità di crescita riceverebbe in cambio della rinuncia al controllo della banca.
La Spagna, da questo punto di vista, manda un messaggio abbastanza chiaro: quando Generali ritiene strategico un canale distributivo, è disposta persino a entrare nel capitale della banca che lo controlla.
Ed è per questo che quei 150 milioni investiti in Cajamar raccontano qualcosa che va ben oltre la Spagna.

Corriere della Sera, 3 ottobre 2026 – Daniela Polizzi
Milano Finanza, 3 ottobre 2026 – Giorgio Migliore
Il Sole 24 Ore, 3 ottobre 2026 – Laura Galvagni
La Stampa, 3 ottobre 2026 – Sandra Riccio
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