#Finsubito news dalla rete – La nautica croata vale 2,8 miliardi di euro


TRIESTE – La nautica croata vale 2,8 miliardi di euro di ricavi annui e supera il miliardo di esportazioni, ma per trasformare questi risultati in una crescita strutturale deve rafforzare la produzione, i servizi tecnici e l’innovazione. È la strategia indicata dall’Associazione degli imprenditori croati (HUP) nel Libro Blu della Nautica Croata, presentato il 22 ottobre al Salone Nautico di Biograd, insieme alla proposta di istituire un Consiglio Nautico Nazionale con un orizzonte di sviluppo fino al 2040.

Secondo il documento, nel 2025 la filiera nautica croata ha generato 2,8 miliardi di euro di ricavi operativi e 1.019,6 milioni di euro di ricavi da esportazione, con 18.323 occupati equivalenti a tempo pieno. Rispetto al 2024, i ricavi sono aumentati del 9,4% e le esportazioni del 14,8%. L’analisi si basa su un registro di oltre 3.200 imprese e operatori economici classificati in funzione delle attività effettivamente svolte lungo la catena del valore, dalla costruzione delle imbarcazioni alla gestione delle marine, dal charter alla manutenzione.

Esportazioni aumentate
Il dato più significativo riguarda la crescita dell’orientamento industriale ed esportatore. Tra il 2021 e il 2025, le esportazioni dell’intera filiera sono aumentate del 70,8%, passando da 597,1 milioni a oltre un miliardo di euro. Nello stesso periodo, i ricavi per dipendente sono cresciuti del 43%, da 108.500 a 155.100 euro, mentre il rapporto tra investimenti lordi in capitale fisso e ricavi operativi è salito dall’11,7% al 18%.

La crescita più rapida si registra nella produzione e nello sviluppo di imbarcazioni e attrezzature e nelle attività di assistenza, refit e manutenzione. Il primo segmento ha realizzato nel 2025 ricavi per 342 milioni di euro ed esportazioni per circa 184,5 milioni, con un incremento dell’export del 128,6% rispetto al 2021. Il secondo ha raggiunto 352 milioni di euro di ricavi e 158,3 milioni di esportazioni, aumentate del 139,7% in quattro anni.

Filiera industriale
Sono numeri che, secondo HUP, impongono di considerare la nautica non soltanto come un prodotto turistico stagionale, ma come una filiera industriale capace di generare occupazione qualificata, tecnologia e vendite sui mercati internazionali. La strategia proposta punta sulla cantieristica specializzata, sulla progettazione, sulle produzioni ad alto valore aggiunto e sulla manutenzione di yacht e superyacht, anziché sulla competizione con i grandi produttori europei in termini di volumi.
Il documento individua tuttavia una serie di ostacoli che frenano gli investimenti. Tra i principali figurano la complessità delle procedure amministrative, l’incertezza legata alle concessioni sul demanio marittimo, i vincoli urbanistici, la scarsità di aree industriali e di capacità produttive e la difficoltà di reperire personale qualificato. HUP chiede quindi procedure autorizzative più rapide, maggiore certezza per gli investimenti di lungo periodo e strumenti finanziari dedicati, anche attraverso il Governo croato, la banca pubblica HBOR e i fondi europei.
Un nodo particolarmente delicato riguarda il trattamento degli investimenti effettuati dai gestori delle marine alla scadenza delle concessioni. Il Libro Blu segnala che in Croazia non esiste un sistema sufficientemente definito per determinare gli eventuali indennizzi al concessionario uscente, né per stabilire quali componenti del valore realizzato debbano essere riconosciute. L’assenza di regole chiare rischia di scoraggiare gli investimenti infrastrutturali con tempi di ritorno lunghi.

Il modello italiano
Come riferimento viene indicato il modello italiano, che nel 2024 ha distinto le concessioni delle infrastrutture nautiche dal regime generale delle concessioni turistico-ricreative. La disciplina italiana richiamata nel documento prevede procedure specifiche per l’assegnazione e il riconoscimento, in determinate condizioni, del valore non ammortizzato degli investimenti del concessionario uscente, maggiorato di un equo rendimento sugli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni. HUP considera questo approccio un possibile punto di partenza per una maggiore sicurezza giuridica anche in Croazia.
La proposta del Consiglio Nautico Nazionale nasce proprio dalla frammentazione delle competenze e delle politiche che interessano il settore. L’organismo dovrebbe riunire imprese, amministrazioni centrali e locali, istituzioni competenti e mondo accademico, definendo una strategia comune fino al 2040. Tra i suoi compiti figurerebbero il coordinamento delle misure normative, degli investimenti infrastrutturali, della formazione professionale e della promozione internazionale, oltre al monitoraggio dei risultati attraverso indicatori condivisi.
«Per un’ulteriore crescita dell’industria nautica croata, sono necessarie condizioni di investimento più sicure, procedure più rapide e la disponibilità di lavoratori qualificati», ha dichiarato Irena Weber, amministratrice delegata di HUP. «Il Libro Blu mostra che il reddito per dipendente nel settore è aumentato del 43% tra il 2021 e il 2025, passando da 108.500 a 155.100 euro, il che conferma il potenziale per la creazione di un maggiore valore aggiunto. Per questo motivo, l’HUP propone l’istituzione di un Consiglio Nautico Nazionale che colleghi l’economia e le istituzioni competenti nell’attuazione di specifiche misure di sviluppo. Vogliamo che in Croazia si svolgano più attività di progettazione, produzione e assistenza, e che una parte maggiore del valore creato rimanga nell’economia nazionale, preservando al contempo il mare e le coste».

Il refit di grandi yacht
Un altro capitolo centrale riguarda il refit di grandi yacht, considerato una leva per estendere l’attività economica oltre la stagione estiva. HUP propone di sviluppare centri regionali specializzati nella manutenzione e nella ristrutturazione di unità da 40 a 100 metri e oltre, valorizzando le aree dei cantieri navali esistenti e creando collegamenti più stretti tra cantieri, marine e fornitori locali.
La permanenza di imbarcazioni ed equipaggi per periodi prolungati genera infatti domanda di alloggi, trasporti, rifornimenti e servizi a terra. Un’indagine condotta su 35 equipaggi presenti nei cantieri croati indica che 23 prevedono di fermarsi per più di due mesi e 22 trascorrono almeno una parte del soggiorno in strutture ricettive a terra. Per sfruttare questo potenziale servono però spazi industriali adeguati, attrezzature di sollevamento e movimentazione, capacità tecniche e personale specializzato.
La carenza di manodopera rappresenta una delle criticità più importanti. Tra le figure difficili da reperire figurano saldatori, tubisti, carpentieri navali, elettricisti, meccatronici e operatori CNC. Il Libro Blu richiama inoltre il divario retributivo con altri Paesi europei, che rende difficile trattenere tecnici esperti e responsabili di produzione. Le proposte comprendono il rafforzamento della formazione duale, programmi specialistici, riqualificazione professionale e una valutazione delle possibilità di ridurre il cuneo fiscale sul lavoro qualificato.
Il documento evidenzia anche il potenziale delle nuove tecnologie. In Croazia sono già attivi progetti di ricerca e trasferimento tecnologico come il centro di eccellenza MARBLE, finanziato con 30 milioni di euro per il periodo 2025-2030, e l’hub di innovazione digitale InnovaMare. Le attività riguardano, tra gli altri ambiti, robotica marina, imbarcazioni autonome, marine intelligenti e tecnologie per l’economia blu. La sfida indicata da HUP è collegare più direttamente queste competenze alle imprese, sostenendo il passaggio dalla ricerca ai prototipi e alla produzione commerciale.

Il fronte del charter
Sul fronte del charter, il Libro Blu segnala invece una situazione economica più fragile. Il segmento ha registrato nel 2025 una perdita netta di 34,7 milioni di euro, con un margine netto negativo del 6,6%, nonostante ricavi per dipendente elevati e una flotta analizzata di circa 3.760 unità, superiore a quella greca considerata nello studio. Tra i fattori di pressione figurano l’aumento dei costi di acquisto e manutenzione delle imbarcazioni, i finanziamenti, le assicurazioni e le tariffe degli ormeggi, oltre alla forte stagionalità.
HUP propone di puntare su un’offerta di qualità superiore, sullo sviluppo del charter con equipaggio e su una classificazione trasparente delle imbarcazioni e dei servizi, così da rendere più chiaro il rapporto tra prezzo e qualità. Per valutare la competitività del comparto, il numero di unità e i pernottamenti dovrebbero essere affiancati da indicatori relativi ai ricavi e alla redditività per barca, ai prezzi effettivi di noleggio e alle settimane di occupazione. L’associazione chiede inoltre ormeggi più accessibili e competitivi e una gestione più ordinata di baie, ancoraggi e piccoli approdi insulari.
Il cambiamento proposto riguarda anche il modo in cui viene misurato il successo della nautica croata. Al numero di posti barca, imbarcazioni e pernottamenti, HUP vuole affiancare esportazioni, qualità dell’occupazione, investimenti, continuità delle attività durante tutto l’anno e valore aggiunto trattenuto nell’economia nazionale.
«La Croazia è una destinazione nautica rinomata e dovremmo sfruttare questo vantaggio per sviluppare la nostra industria nautica e creare un maggiore valore aggiunto», ha affermato Luciano Beg, presidente dell’associazione HUP del settore nautico. «Oltre agli ormeggi, ai noleggi e ai pernottamenti, il successo dell’industria nautica dovrebbe essere misurato dalla produzione di imbarcazioni e attrezzature, dalle riparazioni e ristrutturazioni, dall’innovazione, dalle esportazioni e dai posti di lavoro di qualità. Abbiamo le competenze, gli imprenditori e il mercato per sviluppare e testare prodotti nostri competitivi a livello internazionale. Un passo importante è la creazione del Libro Blu, che presenta in modo esaustivo l’industria nautica croata, la sua importanza economica e le sfide, e pone le basi per una politica di sviluppo comune. Per realizzare questo potenziale sono necessari una visione a lungo termine e un migliore coordinamento tra l’economia, le istituzioni statali e la comunità scientifica».

Giulio Garau




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