Negli ultimi 14 giorni il mercato delle criptovalute ha registrato una lieve flessione. La capitalizzazione complessiva del mercato è scesa da 2.560 miliardi di euro a 2.480 miliardi di euro. Anche il prezzo di Bitcoin è diminuito, passando da 75.114 € a 74.262 €.
Negli ultimi 14 giorni il Fear & Greed Index è sceso da 71 a 63 punti, rimanendo comunque nella fascia della «avidità». Anche l’Altcoin Season Index ha registrato una lieve flessione, passando da 59 a 55 punti.
Fonte: CoinMarketCap
Le banche europee lanciano una propria stablecoin
Le banche europee stanno compiendo un altro importante passo verso la finanza digitale. Il progetto Qivalis, sostenuto da un consorzio di 37 istituzioni finanziarie provenienti da 15 Paesi europei, ha ottenuto dalla banca centrale olandese De Nederlandsche Bank (DNB) l’autorizzazione a operare come istituto di moneta elettronica. Si tratta di una tappa fondamentale per la stablecoin in euro attualmente in fase di sviluppo, che punta a offrire un’alternativa europea alle valute digitali oggi dominanti sul mercato. Tra le banche partecipanti figurano nomi noti come BNP Paribas, ING, UniCredit, BBVA ed Erste Group. La licenza ottenuta significa inoltre che Qivalis sarà sottoposta alla supervisione continuativa dell’autorità di regolamentazione olandese e soddisfa uno dei requisiti fondamentali per l’emissione di moneta digitale.
Il progetto Qivalis nasce con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’euro nel mondo in rapida crescita dei pagamenti digitali. La stablecoin sarà ancorata all’euro con un rapporto di 1:1 e ogni unità emessa sarà coperta da un valore equivalente in euro. Gli utenti potranno così disporre di una forma digitale della valuta europea, trasferibile tramite blockchain senza dover ricorrere ai tradizionali bonifici bancari per ogni transazione. Un altro vantaggio importante sarà la disponibilità 24 ore su 24, sette giorni su sette. Qivalis prevede di utilizzare la stablecoin non soltanto per i normali pagamenti digitali, ma anche per i trasferimenti internazionali, la gestione finanziaria delle imprese e il regolamento delle operazioni con asset tokenizzati.
L’ottenimento della licenza non significa tuttavia che la stablecoin sia già immediatamente disponibile sul mercato. Prima del lancio, Qivalis dovrà soddisfare i restanti requisiti normativi previsti dal regolamento europeo MiCA, in particolare pubblicare il documento informativo obbligatorio, il cosiddetto white paper. La società prevede di iniziare a emettere la stablecoin nei prossimi mesi. La distribuzione dovrebbe avvenire attraverso banche partner, exchange di criptovalute e fornitori di servizi di pagamento. I detentori delle stablecoin avranno inoltre il diritto di richiederne in qualsiasi momento il rimborso in euro al valore nominale. A differenza di alcuni altri prodotti digitali, questi token non potranno però generare interessi per i loro possessori.
L’iniziativa delle banche europee mira anche a ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense. Il mercato delle stablecoin è infatti dominato da tempo proprio dai token ancorati al dollaro, soprattutto USDT di Tether e USDC di Circle. Le stablecoin in euro rappresentano ancora una quota trascurabile del mercato complessivo. Si tratta di un problema anche dal punto di vista dell’indipendenza finanziaria europea. Una quota sempre maggiore dei pagamenti digitali e delle operazioni con asset tokenizzati avviene infatti attraverso infrastrutture basate su stablecoin in dollari. Qivalis vuole cambiare questa situazione e creare una soluzione capace di unire i vantaggi della blockchain al settore bancario europeo.
Il progetto rappresenta un’alternativa all’euro digitale della Banca centrale europea. Mentre l’euro digitale dovrebbe essere una forma digitale della moneta della banca centrale, Qivalis sta sviluppando una stablecoin emessa privatamente, coperta da euro e soggetta alla normativa europea. Entrambe le iniziative dimostrano tuttavia che l’Europa non intende restare ai margini della trasformazione del sistema finanziario. La partecipazione di 37 banche offre a Qivalis una solida base e l’accesso a un’ampia rete di clienti. La vera prova sarà però l’interesse degli utenti e la capacità di competere con le stablecoin in dollari già affermate. Fonte
Il mercato NFT perde un protagonista importante. La piattaforma BLUR interrompe le proprie attività
Il mondo degli NFT perde un altro nome noto. Blur, che durante il periodo di massima espansione dei collezionabili digitali era diventata uno dei principali marketplace sulla rete Ethereum, sta interrompendo le proprie attività principali. La ragione è il drastico calo dell’attività di trading. Rispetto ai massimi storici, infatti, il volume degli scambi è diminuito di oltre il 99%. Solo pochi anni fa Blur era tra i progetti in più rapida crescita dell’intero settore NFT.
La piattaforma aveva conquistato popolarità soprattutto grazie alla rapidità delle operazioni, agli strumenti avanzati e all’assenza di commissioni. A differenza dei concorrenti, si rivolgeva principalmente ai trader più attivi, che acquistavano e vendevano NFT con l’obiettivo di ottenere un profitto. Questa strategia le aveva permesso di superare il precedente leader del settore, OpenSea. Nel marzo 2023 il volume mensile degli scambi su Blur aveva raggiunto circa 1,43 miliardi di dollari, rappresentando oltre il 70% dell’attività di trading nel mercato NFT di Ethereum. Tre anni dopo, però, la situazione era completamente diversa. Nel marzo 2026 il volume mensile degli scambi era sceso sotto i 7 milioni di dollari. Anche il token BLUR ha subito un forte calo: dopo l’annuncio della chiusura delle attività, il suo prezzo è diminuito di oltre il 20%.
Blur prevede di chiudere il proprio sito web il 12 novembre 2026. Nella stessa data interromperà anche l’intermediazione di nuovi prestiti attraverso il servizio Blend, che consente agli utenti di ottenere criptovalute utilizzando NFT come garanzia. I clienti con prestiti attivi hanno ricevuto tempo fino alla scadenza stabilita per rimborsarli. In caso contrario, rischiano di perdere gli asset digitali dati in garanzia. La chiusura del sito web non significa tuttavia la completa scomparsa del progetto. Gli smart contract rimarranno operativi e il protocollo di trading continuerà a esistere. Gli utenti perderanno però l’interfaccia ufficiale attraverso la quale finora hanno effettuato le operazioni con gli NFT.
Alla base del declino di Blur c’è anche un modello di business che si è dimostrato insostenibile nel lungo periodo. La piattaforma attirava gli utenti offrendo commissioni zero e ricompense in token per le operazioni di trading. Questa strategia è riuscita ad aumentare rapidamente il volume delle transazioni, ma un’elevata attività non si è tradotta automaticamente in entrate stabili. Una parte significativa degli scambi era inoltre motivata dal desiderio di ottenere ricompense, piuttosto che da un reale interesse per gli NFT. Questo sistema ha creato pressione sull’intero mercato e ha avuto un impatto negativo anche sulle ricompense ricevute dai creatori per la vendita dei propri NFT.
L’uscita di Blur è un ulteriore segnale del fatto che il mercato NFT non è ancora riuscito a riprendersi dal brusco raffreddamento seguito al periodo record del 2021 e 2022. I collezionabili digitali non sono scomparsi dal mondo delle criptovalute, ma l’interesse di investitori e trader è notevolmente inferiore rispetto al passato. La storia di Blur dimostra inoltre che nemmeno una posizione dominante sul mercato e volumi di scambio milionari garantiscono il successo a lungo termine. Nel settore delle criptovalute, infatti, non basta attirare rapidamente gli utenti. È altrettanto importante costruire un modello di business capace di funzionare anche quando l’interesse speculativo diminuisce. Fonte
Ledger presenta uno smartphone con un wallet per criptovalute integrato
Ledger, azienda conosciuta soprattutto per i suoi wallet hardware per criptovalute, ha presentato un nuovo prodotto con cui intende portare la sicurezza degli asset digitali a un livello completamente nuovo. Il dispositivo, chiamato Ledger Atom, ha l’aspetto di uno smartphone, ma la sua funzione principale non è telefonare o scattare fotografie. È progettato per combinare le applicazioni mobili di uso quotidiano con un ambiente sicuro per la gestione di criptovalute, identità digitale e dati sensibili. Ledger Atom utilizza il sistema operativo Android, che consente di eseguire applicazioni comuni come WhatsApp e Instagram.
L’elemento centrale è però l’ambiente di sicurezza separato Ledger OS, che funziona su un chip di sicurezza dedicato. È proprio al suo interno che vengono conservate le chiavi private e autorizzate le transazioni in criptovalute. L’utente può così navigare su Internet e utilizzare le applicazioni mobili senza esporre direttamente i propri asset digitali al normale sistema operativo. Per le operazioni sensibili, il dispositivo passa a una modalità protetta, nella quale ogni transazione viene visualizzata separatamente e la conferma finale richiede il consenso fisico dell’utente.
Il dispositivo è dotato di un display OLED da 6,77 pollici, di un processore Qualcomm Dragonwing e di una batteria da 4.000 mAh che l’utente può sostituire autonomamente. Un elemento interessante è l’interruttore fisico che consente di disattivare la fotocamera e il microfono a livello hardware. Ledger Atom prevede anche la comunicazione crittografata tra gli utenti che utilizzano lo stesso dispositivo. L’azienda guarda inoltre alla crescente importanza dell’intelligenza artificiale. Grazie all’integrazione di strumenti per gli agenti AI, gli utenti potranno affidare agli assistenti basati sull’intelligenza artificiale diversi compiti finanziari senza concedere loro l’accesso diretto alle proprie criptovalute. L’agente preparerà l’operazione richiesta, ma l’approvazione finale rimarrà nelle mani del proprietario del dispositivo. Tra le novità sarà inclusa anche l’applicazione Seeker di Solana Mobile, che darà accesso all’ecosistema Solana e a oltre 1.500 applicazioni decentralizzate.
Il momento scelto per la presentazione del nuovo prodotto è piuttosto delicato per Ledger. L’azienda ha infatti recentemente confermato un incidente di sicurezza in cui alcuni wallet hardware venduti tramite un distributore esterno sono stati sottoposti a modifiche hardware non autorizzate. Queste modifiche erano in grado di intercettare le frasi di recupero degli utenti e inviarle agli aggressori. Secondo alcune stime, l’incidente sarebbe collegato a perdite superiori a 86 milioni di dollari, anche se Ledger non ha confermato ufficialmente l’entità complessiva dei danni. Il nuovo Atom arriva quindi anche con una protezione migliorata contro gli interventi fisici sul dispositivo. È in grado di rilevare i tentativi di apertura o modifica dei componenti di sicurezza e l’azienda sottolinea anche la presenza di elementi protettivi nella confezione. Il nuovo prodotto sarà venduto esclusivamente attraverso il sito ufficiale della società.
Ledger Atom arriverà sul mercato nell’estate del 2027. Gli interessati possono già prenotare l’edizione limitata Founder’s Edition al prezzo di 849 dollari, con un deposito rimborsabile di 100 dollari. Dopo il lancio, il prezzo standard dovrebbe raggiungere i 899 dollari. Si tratta quindi di un dispositivo decisamente più costoso rispetto ai tradizionali wallet hardware Ledger, che appartengono a una fascia di prezzo completamente diversa. L’azienda non intende tuttavia competere con i produttori tradizionali di smartphone. Il suo obiettivo è rivolgersi a chi attribuisce grande importanza alla sicurezza delle criptovalute, alla privacy e alla protezione dell’identità digitale. Solo il lancio sul mercato mostrerà se i clienti saranno disposti a pagare quasi 900 dollari per un dispositivo che non sostituisce completamente uno smartphone tradizionale. Fonte
Il gigante finanziario Charles Schwab rende Bitcoin ed Ethereum accessibili a milioni di investitori
La società finanziaria statunitense Charles Schwab sta ampliando la propria presenza nel mercato delle criptovalute. Il servizio Schwab Crypto, che consente di acquistare e vendere direttamente Bitcoin ed Ethereum, è stato reso disponibile a tutti i clienti retail idonei negli Stati Uniti. Si conclude così il processo di introduzione graduale delle criptovalute sulla piattaforma, iniziato nel maggio 2026.
La novità è importante soprattutto per le dimensioni della società. Charles Schwab gestisce asset per un valore di quasi 13.000 miliardi di dollari e serve decine di milioni di clienti. Le criptovalute raggiungono così una delle più importanti società di investimento al mondo. Inoltre, i clienti possono negoziarle nello stesso luogo in cui gestiscono azioni, fondi e altri prodotti di investimento.
Grafico degli asset dei clienti in gestione in USD

Fonte: YCharts
Il servizio Schwab Crypto è collegato al conto di investimento esistente del cliente ed è disponibile tramite il sito web di Schwab, l’applicazione mobile e la piattaforma. Al momento del lancio offre le due maggiori criptovalute per capitalizzazione di mercato, Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH). Tuttavia, già ad agosto la società aveva annunciato l’intenzione di ampliare l’offerta includendo Solana (SOL), Avalanche (AVAX) e Chainlink (LINK). Queste criptovalute dovrebbero essere aggiunte entro la fine del 2026. Charles Schwab applica una commissione pari allo 0,75% del valore di ogni transazione.
Un’altra novità importante è l’introduzione graduale della possibilità di trasferire criptovalute già possedute sui conti Schwab Crypto. Al momento del lancio iniziale della piattaforma, i clienti potevano soltanto acquistare e vendere criptovalute direttamente tramite la società. Ora Charles Schwab sta introducendo anche la possibilità di depositare Bitcoin ed Ethereum da wallet esterni. Quando viene aggiunto un indirizzo per il prelievo degli asset, si applica un periodo di sicurezza di 24 ore. La società non ha tuttavia ancora annunciato la possibilità di trasferire le criptovalute verso wallet esterni. La custodia degli asset digitali è affidata a Charles Schwab Premier Bank, mentre l’infrastruttura tecnologica, la sub-custodia e l’esecuzione delle operazioni sono gestite da Paxos. È inoltre importante sottolineare che le criptovalute depositate sulla piattaforma non costituiscono depositi bancari e non sono coperte né dall’assicurazione FDIC né dalla protezione SIPC.
L’ingresso di Charles Schwab nel trading diretto di criptovalute rappresenta un ulteriore passo verso la graduale integrazione tra finanza tradizionale e asset digitali. Già prima del lancio del proprio servizio di trading, la società offriva ai clienti l’accesso alle criptovalute attraverso prodotti negoziati in borsa, fondi e contratti futures. L’acquisto diretto di Bitcoin ed Ethereum amplia quindi l’offerta esistente, consentendo di possedere direttamente gli asset digitali e non soltanto prodotti di investimento che ne seguono il prezzo.
Il servizio non è ancora disponibile per tutti. Schwab Crypto è destinato ai clienti idonei negli Stati Uniti e attualmente non è accessibile ai residenti degli Stati di New York e Louisiana né ai clienti al di fuori degli Stati Uniti. Per il mercato delle criptovalute, tuttavia, l’aspetto più importante è la portata di questa iniziativa. Charles Schwab entra in un segmento finora dominato da exchange specializzati in criptovalute come Coinbase e Binance. Se riuscirà a convincere anche solo una parte dei propri clienti esistenti, le criptovalute potranno raggiungere un’enorme platea di investitori tradizionali. Si tratta inoltre di un ulteriore segnale del fatto che Bitcoin ed Ethereum stanno diventando gradualmente una componente ordinaria dei servizi di investimento offerti dalle grandi istituzioni finanziarie. Fonte
Charles Hoskinson sviluppa un nuovo linguaggio di programmazione per Cardano
Il fondatore della rete Cardano, Charles Hoskinson, sta lavorando allo sviluppo di un nuovo linguaggio di programmazione destinato ad ampliare le possibilità di questa piattaforma blockchain. Al progetto collabora Lucas Rosa, ingegnere del software presso Input Output Global (IOG), la società che si occupa dello sviluppo di Cardano. Il nuovo linguaggio dovrebbe combinare i cosiddetti intenti di transazione, dati accompagnati da prove crittografiche e l’avanzata tecnologia Groth16. L’obiettivo è semplificare l’esecuzione di operazioni complesse e, allo stesso tempo, garantire che sia possibile verificarne la correttezza in modo rapido e affidabile. Hoskinson ha presentato questa iniziativa il 18 ottobre attraverso un post sul social network X. Non ha tuttavia ancora rivelato il nome del nuovo linguaggio, le sue specifiche tecniche né la data prevista per il completamento.
Una delle principali novità dovrebbe essere rappresentata dai cosiddetti intenti di transazione (transaction intents). Si tratta di un metodo per impartire richieste in cui l’utente specifica il risultato che desidera ottenere, senza dover definire esattamente ogni passaggio tecnico necessario per raggiungerlo. Se, ad esempio, vuole scambiare un token con un altro, gli basta indicare lo scambio desiderato e le condizioni alle quali intende effettuarlo. L’applicazione individuerà quindi autonomamente il modo più adatto per eseguire la transazione. L’utente non dovrà così comprendere i complessi processi che avvengono in background né selezionare manualmente ogni singolo passaggio. Un approccio simile potrebbe semplificare anche l’integrazione tra diverse applicazioni e servizi decentralizzati.
Un’altra componente importante del progetto è rappresentata dai cosiddetti proof-carrying data, ovvero dati accompagnati da una prova crittografica della loro correttezza. In pratica, ciò significa che un’informazione contiene anche una prova che consente a un altro sistema di verificare se rispetta le regole stabilite. A questo processo dovrebbe affiancarsi la tecnologia Groth16, che rientra tra i sistemi basati sulle prove a conoscenza zero (zero-knowledge proofs). Queste consentono di dimostrare la veridicità di una determinata informazione senza dover rivelare tutti i dati sottostanti. Il vantaggio principale consiste in verifiche più rapide e in un livello di privacy superiore. La combinazione di queste tecnologie offrirebbe agli sviluppatori la possibilità di creare applicazioni in grado di elaborare richieste complesse e fornire risultati verificabili senza dover ripetere tutti i calcoli.
Cardano dispone già oggi di strumenti propri per lo sviluppo di smart contract. Tra i più noti figurano Plutus, basato sul linguaggio di programmazione Haskell, e Aiken, creato appositamente per rispondere alle esigenze degli sviluppatori dell’ecosistema Cardano. Proprio Lucas Rosa ha contribuito alla creazione e allo sviluppo di Aiken. Il nuovo linguaggio di programmazione rappresenta quindi un’ulteriore espansione delle infrastrutture tecnologiche esistenti. Non è ancora chiaro, tuttavia, se funzionerà parallelamente agli strumenti attuali oppure introdurrà un metodo completamente nuovo per creare applicazioni decentralizzate. Un approccio simile alla protezione dei dati viene utilizzato anche dal progetto Midnight, nato all’interno di Input Output Global e focalizzato sulla privacy e sull’impiego delle prove a conoscenza zero.
Il progetto di Hoskinson arriva in un momento in cui Cardano continua ad ampliare le proprie capacità tecnologiche e cerca di diventare più attraente per gli sviluppatori di applicazioni decentralizzate. Il nuovo linguaggio è ancora in fase di sviluppo e il suo utilizzo pratico resta da definire. Se la visione presentata dovesse concretizzarsi, gli sviluppatori disporrebbero di uno strumento per creare applicazioni capaci di elaborare le transazioni in modo più efficiente, verificarne la correttezza e proteggere meglio le informazioni sensibili. Per Cardano rappresenterebbe un ulteriore passo avanti nello sviluppo tecnologico e un tentativo di competere con gli altri ecosistemi blockchain, che stanno lavorando intensamente per semplificare l’utilizzo dei servizi decentralizzati. Fonte
Zcash prepara una protezione contro i computer quantistici
Zcash sta introducendo un’altra soluzione pensata per proteggere la privacy degli utenti dai futuri computer quantistici. Gli sviluppatori del gruppo Zakura hanno proposto una modifica che impedirebbe di collegare tra loro le singole transazioni private attraverso un indirizzo pubblico. L’attenzione si concentra su una specifica vulnerabilità legata agli scambi di criptovalute tramite il servizio NEAR Intents. Quest’ultimo consente di scambiare asset digitali tra diverse blockchain, ad esempio Zcash (ZEC) in forma privata con la stablecoin USDC. Durante questo tipo di operazione, tuttavia, il sistema pubblica sulla blockchain un indirizzo Zcash al quale vengono restituiti i fondi non utilizzati nel caso in cui la transazione non vada a buon fine. Questo indirizzo rimane pubblicamente visibile anche quando lo scambio viene completato con successo e non viene restituito alcun fondo. Gli sviluppatori considerano proprio questo aspetto un problema di sicurezza che i computer tradizionali non sono oggi in grado di sfruttare, ma che le future tecnologie quantistiche potrebbero rendere vulnerabile.
Zcash è una delle criptovalute il cui principale punto di forza è la tutela della privacy finanziaria. Le sue transazioni schermate sono in grado di nascondere il mittente, il destinatario e l’importo trasferito. Il problema è che i diversi indirizzi di un singolo wallet condividono generalmente la stessa chiave utilizzata per visualizzare i pagamenti ricevuti, chiamata viewing key. Questa chiave permette al wallet di riconoscere le transazioni in entrata e mostrarne i dettagli. I computer attuali non sono in grado di ricavare questa chiave da un indirizzo pubblico. In futuro, tuttavia, un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe violare la protezione matematica utilizzando l’algoritmo di Shor. Un aggressore che riuscisse a ottenere una sola chiave potrebbe così scoprire lo storico dei pagamenti ricevuti dall’intero wallet, compresi gli importi e i messaggi privati associati alle transazioni.
La soluzione proposta da Zakura prevede che ogni scambio di criptovalute tramite NEAR Intents riceva una propria chiave univoca per la visualizzazione delle transazioni. Invece di utilizzare un’unica chiave condivisa, ogni operazione avrebbe quindi un’identità separata. Se in futuro un computer quantistico riuscisse a violare la protezione di un singolo indirizzo pubblico, l’aggressore potrebbe accedere soltanto alle informazioni relative a quello specifico scambio. Le altre transazioni rimarrebbero nascoste. È importante sottolineare che la chiave principale utilizzata per firmare le transazioni e spendere le criptovalute rimarrebbe esclusivamente nelle mani dell’utente. Gli sviluppatori stanno affrontando anche gli aspetti pratici del nuovo sistema. In presenza di centinaia di scambi effettuati, infatti, il wallet dovrebbe gestire centinaia di chiavi separate e, in caso di ripristino da un backup, esaminare l’intera blockchain. A questo scopo potrebbe essere utilizzata una tecnologia chiamata Private Information Retrieval (PIR), che consente di cercare le transazioni necessarie in un database senza rivelare al gestore del database quali indirizzi siano controllati dall’utente.
Il vantaggio della modifica proposta è che non richiede alcun cambiamento alla blockchain di Zcash. Si tratta di un miglioramento a livello di software dei wallet, che gli sviluppatori potranno implementare gradualmente. Tra i primi a introdurlo dovrebbe esserci il wallet Vizor, mentre il supporto per i wallet hardware arriverà in seguito. Zakura intende rendere disponibile la nuova soluzione nelle prossime settimane, quindi prima della scadenza prevista per gennaio. Non si tratta della prima iniziativa di questo tipo. Nel luglio 2026 Zcash ha già attivato l’aggiornamento Ironwood, che ha introdotto un nuovo pool privato con un meccanismo specifico per consentire il recupero dei fondi nel caso in cui la crittografia attuale venisse violata. Nemmeno questo aggiornamento, tuttavia, garantisce da solo una completa resistenza della rete agli attacchi quantistici. La nuova proposta di Zakura affronta quindi un altro tassello importante del problema. Gli sviluppatori non vogliono aspettare che i computer quantistici diventino una minaccia concreta. Il loro obiettivo è eliminare i punti deboli già oggi e preservare la privacy finanziaria degli utenti. Fonte
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