#Finsubito news dalla rete – Bergamo, il cantiere ferroviario in ritardo: viaggio lungo il raddoppio incompiuto, dove il verde si mangia i binari. Oggi il vertice a Roma


di
Fabio Paravisi

I lavori tra Bergamo e Ponte San Pietro prorogati fino a fine 2028, lungo la tratta la vegetazione cresce spontanea. Oggi l’incontro al ministero. Carnevali: «Situazione insostenibile, servono tempi precisi»

I binari sono giusto in mezzo alla strada. Poi, nel tragitto in cui sarebbe già dovuto essere quasi pronto il raddoppio, non ci sono più, e al loro posto c’è una foresta di piante, cespugli e fiori, come se dopo 32 mesi di abbandono la natura avesse deciso di riprendersi quel pezzo di terreno che le era stato tolto dai binari fin dal 1863. E la distesa di sterpaglie che ha preso possesso di quella lunga striscia di terra è la rappresentazione plastica e lussureggiante dei ritardi nella realizzazione del raddoppio della Bergamo-Ponte, che arriverà a termine almeno un anno dopo il previsto.

A Curno, il progetto del sottopasso a fine lavori

Il raddoppio incompiuto è nascosto dietro la rete da cantiere stesa a fianco della caserma dei carabinieri. In questo punto c’era il passaggio a livello ma dal febbraio 2024 non c’è più nemmeno la sbarra. Il progetto originale prevedeva al suo posto un sottopasso ciclopedonale, eliminando la viabilità per il centro del paese. Ma il Comune è riuscito a strappare un sottopasso anche carrale, sia pure a una sola corsia: «Non si potrà fare a senso unico alternato perché le code arriverebbero alla Briantea — spiega il sindaco Andrea Saccogna —. Dovrebbe essere a senso unico in uscita, lo deciderà lo studio viabilistico che abbiamo ottenuto da Rfi insieme ai 700 mila euro per la progettazione». Sarà il Comune a occuparsi del sottopasso, che sarà realizzato al termine del raddoppio: le Ferrovie realizzeranno l’apposita soletta. «Volevano imporci fine 2026 per il progetto — sottolinea il sindaco —. Abbiamo fatto presente che, con i ritardi che hanno loro, non ci possono dare scadenze». Sarà fatta una gara europea per la progettazione per un’opera da 17 milioni, con le prime auto che passeranno nella primavera del 2028.




















































Nella savana che cancella i vecchi binari

Poco più in là, in via Fermi, si lavora a un altro sottopasso: cantiere aperto a marzo contro una previsione originale di ottobre 2024. Sarà a due corsie e il Comune ne ha ottenuta una verso il centro del paese da via Donizetti, potrebbe aprire a dicembre; il resto del sottopasso in primavera. In compenso non sono ancora partiti i lavori della fermata. La rete da cantiere si sposta facilmente, il filo di ferro ad altezza di carotide è allentato. E fatti pochi passi ci si ritrova in una savana di piante spontanee con i semi arrivati da chissà dove a prendere possesso del sedime: a sinistra si protende la saeppola canadese, a destra si alzano tassi barbassi alti due metri, più in là rami di vite escono da una recinzione e si fanno strada fra i ciottoli, mentre le foglie rosse di una vite canadese si arrampicano su pali senza cavi. Spunta la buddleia, che cresce che fra le pietre delle Mura Venete. Si cammina su un tappeto di vegetazione, dove la passata presenza dei binari si indovina solo da due avvallamenti ai lati. Tra il fogliame emergono ogni tanto reperti di cemento con inciso «Rfi».

Il raddoppio sarà eseguito dalla parte opposta, verso Bergamo, ma, con una notevole dose di ottimismo, si preparerà lo spazio per un eventuale futuro raddoppio fino a Ponte. Servono 1,43 metri di scartamento fra le rotaie e 4 metri tra un binario e l’altro.

La residente: «Mi sono abituata al silenzio»

Camminando si indovina la vita di chi abita lungo il tracciato: c’è una piscina ancora piena, un pergolato in cui si immaginano serate estive, tante finestre vista treno. Un pallone marca «Sardegna» con tanto di quattro mori è finito lì dopo un tiro fuori misura da un cortile e nessuno ha cercato di recuperarlo. Una signora sul balcone sta stendendo i panni: «Abito qui da tredici anni, mi ero abituata ai treni, ma adesso mi sono abituata al silenzio. Più tempo ci mettono a fare i lavori e più sono contenta». Si esce dal territorio di Curno e la massicciata si apre: sopra il semaforo della Briantea a Mozzo c’è uno slargo coperto di acciottolato. Poco più in là, dietro l’hotel Lvg, sarebbe potuta esserci una fermata in più per il treno.

A Mozzo: «La fermata non ci sarà»

«Negli ultimi giorni sento parlare di nuovo della fermata ma a me non risulta — precisa il sindaco Gianluigi Ubiali —. Sarebbe stata troppo vicina alla fermata di Curno e alla stazione di Ponte. Avrebbe avuto senso se avessero approfittato del raddoppio per un servizio da tram leggero ma hanno deciso di non farlo».

Qui è come se il vecchio sedime riprendesse fiato e aria, ma poco dopo torna a essere soffocato dal verde. O dal giallo come i grossi fiori di topinambour che per un po’ accompagnano chi passa e a terra dai seneci con tanto di api. È come se ogni tipo di vegetazione scegliesse un tratto da presidiare. Dopo un chilometro e 100 metri ci si ricorda di essere su una ferrovia, perché si incontrano i binari, troncati come dal taglio di una mannaia. Ma in alcuni punti le rotaie scompaiono sotto un tappeto di rovi alto mezzo metro o una distesa rossa di edera canadese. I pali metallici hanno di nuovo i cavi, che oscillano al vento. Sopra il Tombotto di Mozzo spicca su una rotaia la copertina rossa di un best seller di Clive Cussler, chissà come ha fatto infuriare il lettore per spingerlo a buttarlo fin là. Fra le traversine le piastre di appoggio per le morsettiere di segnalamento sono aperte come per un’autopsia. Sotto il cavalcavia della Villa d’Almè-Dalmine iniziano le robinie, sulle pareti di cemento anche l’impallidire dei graffiti dimostra che da lì non passa più nessuno da tempo.

L’incontro e l’ipotesi di rescindere il contratto alla D’Agostino

I ritardi del cantiere arriveranno al ministero delle Infrastrutture dove oggi (21 ottobre) alle 14.30 la struttura tecnica incontrerà la sindaca di Bergamo Elena Carnevali, il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli e la deputata leghista Rebecca Frassini che ha organizzato l’incontro tenendo conto della richiesta di Rfi al Collegio consultivo tecnico di rescindere il contratto con l’impresa D’Agostino: «Dopo la riunione in Provincia ho deciso che era necessario conoscere lo stato dell’arte. Dobbiamo conoscere tutti gli scenari considerando se ci sarà o meno la rescissione. Servono trasparenza e un cronoprogramma preciso, mi dicono che adesso hanno i turni di notte», dice Carnevali. «L’importante — sottolinea Gafforelli — è che non interrompano i lavori perché in caso di revoca e poi di un ricorso i tempi si allungheranno troppo». «Dal ministero — aggiunge Carnevali — mi aspetto delle parole certe su tempi e modalità, sostenute anche dal governo, perché in questa condizione non è più possibile andare avanti. La città non può più sostenere il prolungamento di questa situazione che crea disagi enormi a tutto il territorio».

Andando verso Ponte la vegetazione si ritrae un po’ alla volta, come se avvertisse l’avvicinarsi di una linea ferroviaria attiva. Si nota la manutenzione: tra il ballast della massicciata insieme alle pietre scure ossidate ci sono anche quelle bianche più nuove. Prima o poi anche qui tornerà a passare il treno.

21 ottobre 2026 ( modifica il 21 ottobre 2026 | 07:12)


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