10 milioni. È questo il numero di nuove abitazioni di cui l’Europa avrà bisogno nei prossimi anni per affrontare la crisi abitativa. La mancanza di accesso agli alloggi è diventata un grave problema in tutta l’UE, che incide sulla vita delle persone e frena la competitività della nostra Unione. Non stiamo costruendo né ristrutturando abbastanza, e non lo stiamo facendo con sufficiente rapidità. Il Parlamento europeo ha istituito la prima commissione speciale in assoluto dedicata alla crisi abitativa, con un unico obiettivo: elaborare la prima tabella di marcia europea per affrontare con urgenza questa sfida.
La relazione che ne è scaturita, adottata a larga maggioranza dal Parlamento europeo lo scorso marzo, traccia un percorso chiaro: rafforzare la cooperazione con le autorità nazionali, regionali e locali; incentivare la costruzione e la ristrutturazione di alloggi; migliorare l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati; sviluppare politiche mirate per i più bisognosi e migliorare la condivisione dei dati.
La vera sfida consiste nel passare dal coordinamento a più livelli all’azione concreta e nell’affrontare la radice del problema: la carenza di alloggi. C’è un’urgente necessità di colmare questa enorme carenza di 10 milioni di alloggi. I numeri semplicemente non tornano. È inevitabile che i prezzi subiscano una forte pressione al rialzo. La relazione del Parlamento non solo individua le cause, ma propone anche misure concrete per invertire la situazione.
L’UE dispone degli strumenti necessari. Sappiamo che è essenziale portare avanti un processo di semplificazione normativa. L’eccessiva burocrazia sta soffocando il settore edile. Dobbiamo dare priorità al pacchetto di semplificazione in materia di alloggi e alla legge sui servizi di costruzione. Dobbiamo rendere disponibili i terreni. Dobbiamo accelerare il processo di concessione dei permessi. È inaccettabile che le richieste di concessione edilizia possano richiedere fino a due anni prima che venga presa una decisione. Il carico fiscale deve essere ridotto. Proponiamo una riforma della direttiva IVA per consentire l’applicazione di un’aliquota super-ridotta. Dobbiamo promuovere l’innovazione nel settore delle costruzioni: l’industrializzazione, l’edilizia modulare o prefabbricata possono contribuire a risolvere il problema. La certezza giuridica è essenziale per il mercato immobiliare.
Se vogliamo davvero ridurre il deficit e costruire 10 milioni di abitazioni, dobbiamo mobilitare capitali. I fondi pubblici non saranno mai sufficienti. Attirare investimenti privati è fondamentale. Dobbiamo garantire che il credito raggiunga le piccole e medie imprese edili. Dobbiamo promuovere i partenariati pubblico-privati. I fondi europei hanno un ruolo importante da svolgere, attraverso la Banca europea per gli investimenti e la piattaforma paneuropea di investimento nell’edilizia abitativa annunciata.
Il Parlamento è chiaro: dobbiamo intervenire sull’offerta e sui finanziamenti. La Commissione europea dispone di un ampio margine di manovra. Allora, cosa manca? Volontà politica, buon senso e la determinazione a ottenere risultati. La prima proposta della Commissione per affrontare la crisi abitativa non va a segno. Il 9 settembre la Commissione ha presentato un primo pacchetto di misure che comprende una serie di raccomandazioni agli Stati membri e una proposta legislativa sugli alloggi a prezzi accessibili. Tra le raccomandazioni, ve ne sono alcune che meritano di essere sottolineate: accelerare le procedure di concessione edilizia e di autorizzazione, ridurre i tempi di costruzione a 60 giorni, facilitare l’accesso degli giovani agli alloggi e utilizzare meglio i finanziamenti europei. Sembra una buona idea, ma per il momento si tratta solo di questo: raccomandazioni.
Tuttavia, la seconda proposta di questo pacchetto, la cosiddetta «Legge sull’edilizia a prezzi accessibili», è una delusione totale. Essa mira a regolamentare gli alloggi turistici a breve termine senza chiarire in che modo ciò contribuirà a risolvere il problema abitativo, ma propone invece restrizioni all’acquisto di seconde case o di terreni non utilizzati come residenza principale. Tali idee contravvengono direttamente ad alcuni principi fondamentali del progetto europeo, quali la tutela della proprietà privata, la libera concorrenza e l’economia di mercato. E non solo: si tratta di una misura già sperimentata in altri paesi: Francia e Svizzera ne sono due esempi. Secondo vari studi, tali misure possono frenare in parte i prezzi, ma hanno anche effetti negativi sull’occupazione e sull’attività economica. Difficilmente questa può essere la risposta più efficace al problema che ci sta davanti.
La proposta della Commissione sembra derivare più da pregiudizi ideologici e interessi politici che da un sincero desiderio di risolvere il problema abitativo. Il commissario europeo Dan Jørgensen e la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera sbagliano nel loro approccio. Sembra che stiano cercando di replicare alcuni aspetti della politica abitativa del governo spagnolo, che favorisce l’interventismo, pone un tetto massimo ai prezzi, scoraggia gli investimenti e riduce l’offerta. Si tratta di misure che aggravano la crisi, ed è per questo che sono già state respinte dal Parlamento europeo nella stesura definitiva della sua relazione.
Non risolveremo la carenza di alloggi in Europa regolamentandone gli effetti, come suggerisce la sinistra politica. Dobbiamo generare crescita e prosperità. Abbiamo urgente bisogno di attrarre investimenti, non di allontanarli. Per farlo, dobbiamo semplificare le normative, ridurre la burocrazia, abbassare le tasse, incoraggiare l’innovazione e attrarre finanziamenti, sia pubblici che privati. 10 milioni di nuove abitazioni: abbiamo il piano per realizzarle; ora ci serve la determinazione.
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