Quattro chilometri di torrente che rischiano di ritrovarsi con portate drasticamente ridotte, oltre 11mila metri quadrati di bosco interessati dal disboscamento, condotte e opere di presa previste in aree classificate ad alta pericolosità idrogeologica. Sono le principali criticità denunciate da Pro Natura Piemonte sul progetto della nuova centrale idroelettrica Alaenergie, prevista lungo lo Stura di Ala, nelle Valli di Lanzo. Un intervento che si aggiunge a quello di Ciavanette, più a monte, alimentando interrogativi sull’impatto complessivo delle nuove derivazioni e sulla loro effettiva sostenibilità.
L’associazione ambientalista ha trasmesso l’8 ottobre 2026 alla Città Metropolitana di Torino e al Comune di Ala di Stura un documento di osservazioni tecniche e ambientali, accompagnato da una richiesta formale di informazioni sullo stato del procedimento autorizzativo. La relazione, predisposta dall’ingegner Nazzareno Giorgi e sottoscritta dal presidente Mario Cavargna, prende in esame il progetto presentato da Alaenergie Srl, relativo a un impianto ad acqua fluente tra Ala di Stura e Ceres.
La prima questione riguarda la localizzazione delle infrastrutture. Secondo Pro Natura, l’opera di presa, alcuni tratti della condotta forzata, la centrale e le piste di cantiere ricadrebbero in aree classificate dal Piano regolatore come Classe IIIa, caratterizzate da elevata pericolosità per dissesti idraulici, conoidi attivi e rischio valanghe. L’associazione ritiene che scavi e cantieri possano aggravare le condizioni di instabilità e chiede un approfondimento delle valutazioni geologiche.
Ma è soprattutto il prelievo d’acqua a preoccupare gli ambientalisti. Il progetto prevede, secondo i dati riportati nelle osservazioni, una portata media derivata di 1.110 litri al secondo, con un massimo di 2.200 litri al secondo. La centrale sarebbe concepita per funzionare durante tutto l’anno, compatibilmente con la disponibilità idrica e con i rilasci ambientali obbligatori. Pro Natura teme che, nei periodi di magra, la derivazione possa compromettere l’equilibrio ecologico di un tratto dello Stura lungo circa quattro chilometri, con conseguenze sulla fauna ittica, sugli habitat acquatici e sul paesaggio.
A queste preoccupazioni si aggiunge la trasformazione fisica del territorio. L’associazione segnala oltre 11mila metri quadrati di disboscamento e l’interferenza delle opere con sei rii laterali, tra cui il Rio della Chiesa, il Rio Cevre, il Rio Pis e il Rio Malatrait. In particolare, teme che l’attraversamento in subalveo di questi corsi d’acqua possa alterare le dinamiche idrauliche dei versanti.
Un altro punto contestato è la presunta mancata valutazione degli impatti cumulativi con l’impianto Ciavanette, proposto da Alpen 2.0 nel territorio di Balme. Secondo Pro Natura, lo Studio di impatto ambientale di Alaenergie non approfondirebbe adeguatamente gli effetti congiunti delle due centrali sulle portate del torrente, sulla viabilità e sulle attività di cantiere. L’associazione considera questa carenza rilevante anche rispetto agli obblighi previsti dalla normativa sulla Valutazione di impatto ambientale.
Nelle osservazioni viene inoltre lamentata un’insufficiente analisi delle alternative, in particolare delle Comunità Energetiche Rinnovabili, che potrebbero consentire la produzione e la condivisione locale di elettricità senza realizzare nuove derivazioni fluviali.
Pro Natura non si limita alle contestazioni. Chiede l’installazione di centraline telematiche per monitorare in tempo reale il deflusso ecologico, con dati accessibili al pubblico e agli enti di controllo, e garanzie finanziarie capaci di coprire non soltanto il ripristino dei luoghi, ma anche eventuali danni idrogeologici indiretti e conseguenze economiche sulle attività turistiche.
L’associazione ha inoltre domandato alla Città Metropolitana di conoscere lo stato del procedimento VAL 222, l’eventuale sospensione per integrazioni documentali, il nominativo del responsabile dell’istruttoria e le prossime scadenze della Conferenza dei servizi. Le criticità denunciate rappresentano valutazioni dell’organizzazione ambientalista, sulle quali dovranno pronunciarsi gli enti competenti.
Il caso Alaenergie si inserisce in un confronto più ampio, perché lungo lo stesso torrente è in discussione anche la centrale Ciavanette, oggetto del procedimento VAL 269. Due progetti distinti sotto il profilo autorizzativo, ma destinati a interessare lo stesso sistema fluviale.
Su questo aspetto interviene Ermes Canavesio, consigliere comunale di minoranza a Balme, che solleva una questione ulteriore: quanto possono realmente produrre nuovi impianti ad acqua fluente nelle attuali condizioni climatiche?
Il consigliere Ermes Canavesio
Secondo Canavesio, il problema non è contrapporre automaticamente la tutela ambientale alle energie rinnovabili, ma verificare se la produzione prevista giustifichi gli investimenti e le modificazioni imposte ai torrenti alpini. A differenza delle grandi centrali dotate di bacini di accumulo, gli impianti ad acqua fluente non dispongono di riserve significative e dipendono direttamente dalle portate disponibili.
Il consigliere richiama le forti oscillazioni della produzione idroelettrica italiana: meno 36,2% nel 2022 rispetto al 2021, una ripresa nel 2023 e nel piovoso 2024, quindi una nuova diminuzione del 20,1% nel 2025, con circa 43,7 terawattora prodotti. Nello stesso anno il fotovoltaico ha superato i 45 terawattora.
Secondo i dati citati da Canavesio, anche nei mesi di maggio, giugno e luglio 2026 l’idroelettrico nazionale avrebbe registrato cali rispettivamente del 38,5%, 23,7% e 14,9% rispetto agli stessi periodi dell’anno precedente, mentre il fotovoltaico sarebbe cresciuto del 19,3%, 15,7% e 20,6%.
Il riferimento è anche alla siccità eccezionale del 2022 in Piemonte, caratterizzata da oltre cento giorni senza precipitazioni significative e da portate fluviali molto ridotte. Secondo il consigliere, nemmeno le piogge violente garantiscono necessariamente una produzione maggiore: durante le piene, l’acqua eccedente la capacità delle turbine non può essere utilizzata e il trasporto di detriti può limitare il funzionamento degli impianti.
Per Ciavanette, Alpen 2.0 indica una potenza di circa 3,8 megawatt, una portata media utilizzata di 540 litri al secondo, una massima di 1.900 litri e una produzione prevista di 9,6 gigawattora annui, equivalente ai consumi indicativi di 3.200-3.500 famiglie.
È proprio quest’ultima previsione che Canavesio chiede di sottoporre a verifiche aggiornate. Il progetto ha origini risalenti al 2012 e, a suo giudizio, occorre accertare se le serie idrologiche utilizzate rappresentino ancora le condizioni nelle quali l’impianto dovrà funzionare nei prossimi decenni.
Per una centrale il cui investimento è stato indicato nell’ordine dei 10 milioni di euro, il consigliere propone anche una simulazione economica. Producendo effettivamente 9,6 gigawattora all’anno, con un prezzo ipotetico dell’elettricità di 80 euro/MWh i ricavi lordi ammonterebbero a circa 768mila euro annui; a 100 euro/MWh salirebbero a 960mila euro e a 120 euro/MWh a circa 1,15 milioni. Cifre dalle quali andrebbero ancora sottratti tutti i costi di esercizio, gestione e finanziamento.
Il semplice rapporto tra investimento e ricavi lordi porterebbe a circa 9-13 anni, prima di considerare le spese. Una produzione inferiore del 25% ridurrebbe nella stessa proporzione i ricavi energetici, a parità di prezzo. Canavesio chiede perciò di simulare la resa di Ciavanette durante la siccità del 2022 e nell’estate 2026, nonché in scenari con portate inferiori del 10, 20, 30 e 40%.
Il consigliere richiama anche i dati internazionali IRENA, che nel 2024 indicavano costi medi dell’energia di 34 dollari/MWh per il nuovo eolico terrestre, 43 per il fotovoltaico di grande scala e 57 per l’idroelettrico. Valori non direttamente trasferibili alla Val d’Ala, ma che, secondo Canavesio, impongono di valutare anche le alternative tecnologiche.
Resta inoltre aperta, nella sua analisi, la questione dei criteri ambientali utilizzati per la progettazione, con riferimento alle disposizioni del 2015 e ai successivi aggiornamenti del 2017, oltre agli studi morfologici e idromorfologici condotti da ARPA nel 2020-2021. Su questi temi, riferisce il consigliere, sono state avviate due interrogazioni regionali, a firma dei consiglieri Unia e Magliano, mentre il Comitato per la tutela di Balme e delle Valli di Lanzo ha inviato una PEC alla Città Metropolitana, ad ARPA e alla Prefettura.
Nel frattempo, il progetto Ciavanette è stato affrontato anche dal Consiglio comunale di Ala di Stura, riunito il 29 settembre sotto la presidenza del sindaco Mauro Garbano. L’assemblea era chiamata a prendere atto della variante urbanistica relativa al tracciato dell’elettrodotto destinato alla connessione della centrale.
Il consigliere di minoranza Tiziano Zerbato ha chiesto di sospendere la discussione, richiamando alcune criticità attribuite alle osservazioni di ARPA: indagini sulla possibile presenza di amianto nei terreni di scavo, valutazioni acustiche e un indice di alterazione del regime idrologico già classificato come non buono, con il rischio di un ulteriore peggioramento lungo il tratto interessato dalla derivazione.
Durante la seduta, il tecnico comunale Stefano Poma e i rappresentanti di Hydrodata hanno illustrato il progetto. Il progettista ha riferito che le integrazioni richieste erano state depositate e che le ulteriori indagini avrebbero escluso, secondo la sua valutazione, la presenza di amianto. La documentazione era stata trasmessa ad ARPA per le verifiche. Ha inoltre illustrato il monitoraggio previsto dopo l’entrata in esercizio e un intervento sulle briglie del vallone di Mondrone per favorire il passaggio dei pesci.
Quanto all’elettrodotto, il tracciato sarà in parte aereo sui sostegni esistenti tra Mondrone e Martassina e interrato da Martassina al capoluogo di Ala, con ulteriori tratti fino al collegamento alla rete. Previsto l’interramento anche da Balme al confine comunale.
La proposta di sospensione di Zerbato è stata respinta con cinque voti contrari e uno favorevole. Successivamente il Consiglio ha espresso lo stesso risultato sulla presa d’atto della variante. Non si tratta però dell’autorizzazione alla centrale né dell’approvazione definitiva della modifica urbanistica, che rimane subordinata al procedimento della Città Metropolitana.
Sul futuro dello Stura di Ala restano quindi aperte due questioni strettamente collegate: gli effetti ambientali delle nuove derivazioni e la quantità di energia che potranno effettivamente garantire nei prossimi decenni. Da una parte Pro Natura chiede maggiori verifiche sui rischi idrogeologici e sulle conseguenze per il torrente; dall’altra Canavesio sollecita valutazioni economiche e idrologiche aggiornate.
Saranno gli enti competenti a stabilire se i progetti potranno procedere e a quali condizioni, valutando insieme la produzione di energia rinnovabile, la tutela degli ecosistemi e la sicurezza del territorio.
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