È sui prezzi che si concentrano le note dolenti del Bollettino economico di ottobre della Banca d’Italia guidata da Fabio Panetta. Via Nazionale stima un’inflazione media del 3,2% nel 2026, con un picco nel quarto trimestre, prima del calo al 2,4% nel 2027 e all’1,7% nel 2028. Rispetto a giugno, la stima è stata ritoccata di un decimo per quest’anno e di 0,4 punti per il prossimo, a causa dei prezzi più alti delle materie prime e dei prodotti petroliferi raffinati, mentre per il 2028 è stata limata di 0,2 punti. A settembre l’indice armonizzato è salito al 4,1%, dal 3,2% di agosto, con la componente energetica balzata al 22,3%. Per Bankitalia, tuttavia, la fiammata ha natura in gran parte transitoria: «L’aumento dell’inflazione quest’anno è in larga misura riconducibile alle pressioni derivanti dai rincari dei beni energetici, che si esaurirebbero nel corso del prossimo anno». Non ci sarebbe, almeno per ora, un contagio al resto del paniere: «Si valuta che la trasmissione di questi rincari ai prezzi degli altri beni e dei servizi rimanga limitata, in un contesto di pressioni della domanda aggregata nel complesso moderate». L’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, resterebbe infatti intorno al 2% per tutto il triennio.
Carburanti e bollette, i rincari d’autunno
Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente i prezzi alla pompa sono saliti in media di 35 centesimi al litro per la benzina e di 55 per il gasolio, complici margini di raffinazione che hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi vent’anni. Il governo è intervenuto più volte durante l’estate per prorogare il taglio delle accise sul gasolio, terminato il 5 ottobre, mentre dalla fine di settembre le principali compagnie di distribuzione hanno introdotto un tetto volontario e temporaneo ai prezzi. L’iniziativa ha prodotto un calo medio di circa 10 centesimi al litro e, secondo le valutazioni di Via Nazionale, attenuerà l’inflazione energetica di almeno 3,5 punti. Più preoccupante il capitolo bollette: a settembre elettricità e gas costavano rispettivamente il 12% e il 20% in più rispetto a febbraio, pur restando sotto i livelli della crisi del 2021-22. Ma «il forte rialzo delle quotazioni del gas naturale nell’ultimo mese prefigura tuttavia ulteriori aumenti delle bollette in autunno», e l’Arera ha già annunciato per il quarto trimestre un incremento di circa il 37% delle tariffe elettriche per i clienti vulnerabili in maggior tutela.
Reddito e salari, il potere d’acquisto sotto pressione
Il conto dei rincari ricade sui bilanci familiari. In primavera il reddito disponibile delle famiglie è diminuito in termini reali e i consumi hanno tenuto solo grazie a un calo del tasso di risparmio. Sul fronte delle retribuzioni la dinamica resta moderata: nel settore privato non agricolo i salari contrattuali sono cresciuti a ritmi inferiori all’inflazione e le retribuzioni di fatto hanno segnato un incremento ancora più contenuto. Bankitalia non prevede particolari pressioni al rialzo nei prossimi mesi, anche perché meno dell’11% dei dipendenti privati ha il contratto in attesa di rinnovo e perché il sistema di contrattazione «non prevede di norma meccanismi automatici di indicizzazione delle retribuzioni all’inflazione». Il rovescio della medaglia è che gli effetti di retroazione sui salari sarebbero «contenuti e graduali», scongiurando una rincorsa tra prezzi e stipendi. Nel pubblico impiego, intanto, «sono stati siglati, più tempestivamente di quanto avvenuto nel recente passato, i rinnovi contrattuali dei principali comparti». Anche le imprese hanno assorbito parte dello shock: i margini di profitto hanno continuato a ridursi, in particolare nei servizi e nell’industria.
Consumi in frenata, famiglie prudenti
Nei prossimi trimestri la spesa delle famiglie è attesa in indebolimento, «risentendo principalmente dell’erosione del reddito reale dovuta alla maggiore inflazione», con un aumento di appena lo 0,2% nel 2027 e una ripresa solo nella parte finale del triennio, quando i consumi tornerebbero a crescere dell’1,2%. Il clima di fiducia è leggermente risalito ma resta sotto la media storica, mentre la debolezza delle vendite al dettaglio e il calo delle immatricolazioni, dopo l’esaurimento degli incentivi per i veicoli a basse emissioni, confermano un atteggiamento improntato alla cautela. L’indagine sulle famiglie condotta da Bankitalia segnala che, accanto al timore di spese impreviste, crescono i timori legati all’inflazione, «specialmente tra le famiglie meno abbienti, per le quali i beni energetici rappresentano una quota importante del paniere di consumo». E in caso di ulteriori rincari «quasi nove famiglie su dieci hanno dichiarato che modificherebbero le proprie abitudini di spesa nei mesi successivi, soprattutto riducendo i consumi o rinviando acquisti e altre decisioni di spesa importanti». Segnali di rallentamento arrivano anche dal mercato immobiliare, dove la crescita dei prezzi si è attenuata e le compravendite sono diminuite.
Credito, accelerano i prestiti a imprese e famiglie
Più incoraggiante il quadro del credito. Tra maggio e agosto i prestiti alle società non finanziarie hanno accelerato al 4,2% su base annua, sostenuti anche dai finanziamenti a breve legati alle esigenze di liquidità generate dai rincari energetici. La crescita resta però concentrata nelle aziende più grandi, con un +4,7%, mentre per le piccole imprese il credito continua a contrarsi, del 4,6%. Il costo dei nuovi prestiti alle imprese è aumentato di circa 35 punti base dall’inizio del conflitto, meno dei circa 50 dell’Euribor a tre mesi, mentre quello dei nuovi mutui è salito di appena 4 punti base nei mesi estivi. Anche il credito alle famiglie si è irrobustito, sostenuto da una lieve accelerazione del credito al consumo, e tra i principali Paesi dell’area dell’euro si è rafforzato solo in Italia. Nel secondo trimestre, inoltre, le banche italiane hanno leggermente allentato i criteri di concessione dei prestiti alle imprese, a fronte dell’irrigidimento registrato nel complesso dell’Eurozona.
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