Il nuovo taglio dell’Irpef divide la maggioranza: Tajani insiste, Meloni apre, ma Giorgetti aspetta Bruxelles. In bilico l’aliquota al 33% fino a 60 mila euro: mancano le coperture e si valutano sostegni alle famiglie più fragili
«Sono ovviamente più che favorevole all’estensione dell’aliquota Irpef al 33% per chi ha fino a 50mila euro di reddito», dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Camera. Il nuovo taglio dell’Irpef diventa dunque un caso politico prima ancora di trovare posto nella legge di bilancio. Forza Italia insiste sull’alleggerimento delle tasse per il ceto medio, il ministero dell’Economia deve fare i conti con risorse limitate e Giorgia Meloni ribadisce invece il proprio favore a una riduzione del prelievo. Ma tra l’obiettivo politico e la sua traduzione in una norma resta una distanza: quali contribuenti aiutare, con quanto denaro e, soprattutto, con quali coperture.
La dichiarazione
Alla Camera, rispondendo al deputato del Partito liberaldemocratico Luigi Marattin durante la replica sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ha dichiarato: «Sono ovviamente più che favorevole all’estensione dell’aliquota Irpef al 33% per chi ha fino a 50mila euro di reddito». Un’apertura che va letta distinguendo la soglia citata dalla premier dalla proposta al centro del confronto nella maggioranza: portare fino a 60 mila euro il limite dello scaglione tassato al 33%.
La norma attuale
La distinzione è sostanziale. Dal primo gennaio 2026, infatti, l’aliquota del 33% è già applicata alla parte di reddito imponibile compresa tra 28 mila e 50 mila euro, mentre oltre questa soglia scatta il 43%. La novità in discussione per la prossima manovra sarebbe dunque l’ampliamento del secondo scaglione di altri 10 mila euro. Non una riduzione per tutti i contribuenti, ma un beneficio che comincerebbe sopra i 50 mila euro di imponibile.
Il prelievo sul ceto medio
Se venisse approvata senza correttivi, la misura ridurrebbe di dieci punti il prelievo sulla fascia tra 50 mila e 60 mila euro. Il calcolo, prima di eventuali compensazioni sulle detrazioni, è semplice: 200 euro annui di risparmio con un imponibile di 52 mila euro, 500 euro a 55 mila, fino a un massimo di mille euro da 60 mila euro in su. Anche chi supera quest’ultima soglia ne beneficerebbe sulla porzione di reddito interessata, salvo limiti o meccanismi di recupero ancora da definire. È il funzionamento dell’imposta per scaglioni: l’aliquota si applica a una fascia di reddito, non all’intero importo dichiarato.
Il carico fiscale
Proprio questa distribuzione dei vantaggi rende la scelta delicata. L’allargamento risponderebbe alla richiesta di alleggerire il carico fiscale su lavoratori e pensionati con redditi medio-alti, ma non darebbe un nuovo beneficio a chi resta sotto i 50 mila euro. In una fase segnata dal rincaro dell’energia e dalla pressione sui bilanci familiari, il governo deve quindi decidere come dividere le risorse tra una riduzione strutturale delle tasse e interventi più concentrati sulle situazioni di difficoltà.
La posizione di FI
Per Forza Italia, però, rinunciare significherebbe arretrare su una delle priorità rivendicate negli ultimi mesi. Antonio Tajani respinge l’ipotesi di congelamento: «Assolutamente no, bisogna procedere per un nuovo taglio dell’Irpef». Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che aveva indicato l’estensione tra gli obiettivi della manovra, precisa intanto che non è stata presa alcuna decisione e che il lavoro prosegue. Il provvedimento rimane dunque in bilico, senza essere formalmente accantonato.
Il beneficio delle spese sanitarie
Sul tavolo compare anche un’alternativa: anticipare il beneficio delle detrazioni per le spese sanitarie, rendendolo disponibile nell’anno in cui vengono sostenute. L’intento sarebbe dare un sollievo più rapido alle famiglie. Ma la platea e il funzionamento restano da chiarire. Una detrazione fiscale, da sola, non garantisce sostegno a chi non ha abbastanza imposta da versare: per raggiungere anche gli incapienti servirebbe un meccanismo specifico. E anticipare un rimborso non equivale necessariamente ad aumentarne l’importo.
Il nodo coperture
Il problema decisivo resta quello delle coperture. Giancarlo Giorgetti vuole attendere la conclusione del negoziato europeo sulla flessibilità prima di fissare il perimetro della legge di bilancio. L’appuntamento indicato è l’Eurogruppo del 9 novembre, con il rischio di un arrivo del testo in Parlamento oltre il termine del 20 ottobre. Le interlocuzioni con Bruxelles condizionano tempi e dimensioni della manovra, ma non trasformano automaticamente gli spazi destinati a energia e difesa in risorse liberamente utilizzabili per tagliare l’Irpef.
Il prelievo sulle banche
Intanto la maggioranza cerca entrate aggiuntive e presenta altre richieste: dall’estensione del regime forfettario per le partite Iva agli incentivi per i giovani, fino alle agevolazioni sul lavoro. Le banche sono tra i soggetti chiamati a contribuire, ma anche qui le posizioni divergono: Salvini punta a un gettito consistente, Tajani ammette un contributo purché non assuma la forma di una tassa sugli extraprofitti. La polemica sull’Irpef concentra così il dilemma della prossima manovra: mantenere la promessa di un ulteriore alleggerimento fiscale per il ceto medio oppure dare precedenza agli aiuti contro il caro vita. Meloni conferma un orientamento favorevole alla riduzione delle tasse. Per sapere se diventerà un nuovo sconto, e per chi, occorre ancora trovare le risorse e scrivere la norma.
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