Una tredicesima più alta, con meno tasse, è una delle misure più attese dai lavoratori dipendenti in vista della Legge di Bilancio 2027, anche se la detassazione della mensilità natalizia è tutt’altro che sicura.
Il governo Meloni ha poche risorse a disposizione e altre priorità già indicate. La proposta resta comunque in campo, rilanciata da Forza Italia e sostenuta da una parte di Fratelli d’Italia. Vediamo come funzionerebbe, quanto potrebbe valere in busta paga e cosa succede alla tredicesima che arriverà tra poche settimane.
Cosa succede alla tredicesima di dicembre 2026
Per la tredicesima di quest’anno non cambia nulla poiché nessuna norma in vigore ne modifica la tassazione, quindi a dicembre 2026 si applicheranno le regole ordinarie.
A settembre si era parlato anche di un decreto da approvare prima della manovra per anticipare il beneficio già a questo Natale, ma l’ipotesi non ha avuto seguito. Se la misura entrerà nella legge di Bilancio 2027, il primo effetto si vedrà con la tredicesima di dicembre 2027.
Come viene tassata oggi la tredicesima
Oggi la tredicesima è soggetta all’Irpef ordinaria, con le aliquote del 23% fino a 28.000 euro, 33% sulla parte compresa tra 28.000 e 50.000 euro e 43% sulla parte eccedente 50.000 euro. A dicembre, molti lavoratori ricevono meno di quanto si aspettano poiché sulla tredicesima in busta paga non vengono applicate le detrazioni per lavoro dipendente, già ripartite sugli stipendi mensili. Il netto finale risulta quindi in genere più basso di una normale mensilità.
Le ipotesi sul tavolo nella Legge di Bilancio 2027
L’idea è sostituire l’Irpef sulla tredicesima con un’imposta sostitutiva più leggera, una sorta di flat tax sulla mensilità natalizia. Le versioni circolate sono sostanzialmente due:
- La versione minima, presentata in estate dal responsabile economico di Fratelli d’Italia Marco Osnato, prevede un’aliquota al 15% per i dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, con un costo di circa 500 milioni di euro. Lo stesso Osnato ha detto di considerarla insufficiente e ha proposto di scendere al 10% e di alzare la soglia di reddito, avvicinandosi ai 30.000 euro: «Secondo me è un investimento da fare, poi non so se ci riusciremo».
- Più ambiziosa la posizione di Forza Italia. L’8 ottobre il vicepremier Antonio Tajani è tornato sul tema, sostenendo che sulle tredicesime più basse le tasse potrebbero essere azzerate e poi crescere in modo progressivo con il reddito, e ha promesso di portare la proposta al tavolo con gli alleati.
Quanto si guadagnerebbe in busta paga? Le simulazioni
Per capire quanto vale davvero la misura abbiamo calcolato il risparmio per alcuni livelli di reddito, confrontando l’Irpef ordinaria sulla tredicesima con le due aliquote sostitutive allo studio.
| Reddito lordo annuo | Reddito imponibile annuo | Tredicesima lorda | Irpef ordinaria sulla tredicesima | Risparmio con aliquota al 15% | Risparmio con aliquota al 10% |
|---|---|---|---|---|---|
| 15.000 | 13.622 | 1.154 | 241 | 84 | 136 |
| 20.000 | 18.162 | 1.538 | 321 | 112 | 182 |
| 25.000 | 22.703 | 1.923 | 402 | 140 | 227 |
| 30.000 | 27.243 | 2.308 | 482 | 168 | 272 |
| 35.000 | 31.784 | 2.692 | 807 | 440 | 562 |
Con l’ipotesi minima, cioè il 15% fino a 15.000 euro, il beneficio si fermerebbe a circa 84 euro. Con la versione più ampia, cioè il 10% fino a circa 30.000 euro, si arriverebbe fino a circa 270 euro.
L’ultima riga mostra cosa accadrebbe se la platea venisse allargata oltre i 30.000 euro, come chiede Forza Italia, e spiega perché lì il risparmio cresce di colpo. Gli scaglioni Irpef non si applicano al reddito lordo, ma al reddito imponibile, cioè a quanto resta dopo aver sottratto i contributi previdenziali. Con 30.000 euro lordi l’imponibile è di circa 27.243 euro: resta sotto la soglia dei 28.000 euro e la tredicesima è tassata interamente al 23%. Con 35.000 euro lordi l’imponibile sale a circa 31.784 euro: la tredicesima ricade per intero nello scaglione del 33%, e il taglio diventerebbe molto più consistente. Per lo stesso motivo, però, lo diventerebbe anche il costo per lo Stato.
Come abbiamo fatto i calcoli? Abbiamo considerato un lavoratore dipendente con tredici mensilità, quindi una tredicesima pari a un tredicesimo della retribuzione annua lorda. Dal reddito lordo annuo, e allo stesso modo dalla tredicesima, abbiamo sottratto i contributi previdenziali a carico del lavoratore (9,19%), ottenendo il reddito imponibile su cui si applicano gli scaglioni Irpef. Sulla tredicesima imponibile abbiamo poi applicato l’aliquota Irpef marginale, cioè quella dello scaglione in cui ricade la parte più alta del reddito imponibile, come avviene in busta paga. Il risparmio è la differenza tra questa imposta e l’aliquota sostitutiva. Si tratta di stime indicative: non tengono conto delle addizionali regionali e comunali, né degli effetti a conguaglio su detrazioni, trattamento integrativo e misure del cuneo fiscale, che dipenderanno da come sarà scritta la norma. Per i redditi più bassi, in particolare, il beneficio reale potrebbe essere inferiore, perché le detrazioni riducono già in modo significativo l’Irpef dovuta.
Perché la misura è in bilico?
Il problema, come sempre, sono le risorse. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, le tredicesime valgono complessivamente circa 55,9 miliardi l’anno e portano all’Erario circa 13,8 miliardi di imposte (dati aggiornati a novembre 2025). Ogni punto di aliquota tagliato su una platea ampia costa quindi molto, ed è per questo che tutte le ipotesi prevedono un tetto di reddito.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già avvertito che non tutte le misure annunciate entreranno in manovra, e il Documento programmatico di finanza pubblica approvato il 2 ottobre non ha indicato una linea precisa sulle novità in arrivo.
Soprattutto, la detassazione della tredicesima non compare tra le priorità indicate dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Le misure su cui punta il governo sono altre, dall’estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60.000 euro a una flat tax per i giovani sugli aumenti di stipendio e al ritorno della cedolare secca sugli affitti dei negozi. A queste si aggiunge la conferma delle detassazioni sugli stipendi già in vigore nel 2026, come la flat tax del 5% sugli aumenti contrattuali.
Entro metà ottobre il governo deve approvare il Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles, la prima bozza delle misure della manovra, atteso per martedì 13 ottobre. Il disegno di legge di Bilancio è poi atteso in Consiglio dei ministri intorno al 20 ottobre.
Sarà quello il momento della verità: se la detassazione della tredicesima comparirà nel testo, si capirà anche a chi spetterà e quanto varrà davvero. Se resterà fuori, la partita potrebbe riaprirsi solo durante l’esame parlamentare, con gli emendamenti.
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