La Banca d’Italia propone una definizione europea più semplice per i green loan del comparto edilizio. La Tassonomia Ue resterebbe il riferimento, affiancata da un percorso basato sulle performance energetiche degli immobili.
Semplificare la classificazione dei green loan destinati alla costruzione e alle attività immobiliari, senza sostituire la definizione europea esistente. È questa la proposta al centro della Nota di Stabilità Finanziaria e Vigilanza n. 52 della Banca d’Italia, Green Loans: A proposal for a simplified EU Definition. Il documento parte dal fatto che, nonostante la diffusione di prodotti creditizi a sostegno dell’edilizia e delle attività immobiliari efficienti dal punto di vista energetico, nell’UE non esiste ancora una definizione ampiamente condivisa di “green loan”.
La definizione riferimento, basata sulla Tassonomia Ue, è infatti spesso percepita dalle banche come difficile da applicare, soprattutto per la disponibilità dei dati e per la verifica dei requisiti DNSH, cioè il principio del “Do No Significant Harm”, e delle garanzie minime. La complessità ha quindi favorito la diffusione di standard di mercato e criteri interni alle banche, con pratiche non sempre omogenee e una minore comparabilità dei dati.
La proposta, elaborata da Valeria Lionetti, Tommaso Loizzo, Ludovico Ridi e Federico Schimperna, punta quindi a mantenere la Tassonomia come riferimento, affiancandole un percorso semplificato basato sulle prestazioni energetiche degli immobili.
Green loan per edilizia e immobili: perché Banca d’Italia propone una semplificazione
Il focus sul settore immobiliare deriva dal peso che gli edifici hanno nei consumi energetici e nelle emissioni dell’Unione europea. Gli edifici rappresentano infatti circa il 40% dei consumi energetici dell’Unione europea e il 36% delle emissioni complessive di CO₂. Per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica e sostenere la transizione, il credito bancario può avere un ruolo rilevante nel finanziare l’acquisto, la costruzione e soprattutto la riqualificazione degli immobili. La domanda per questi prodotti esiste già. Secondo i dati richiamati nella Nota, relativi al periodo 2022-2024, la maggior parte delle banche dichiara di offrire finanziamenti verdi e il portafoglio green soprattutto sulle famiglie. I mutui verdi destinati all’acquisto e alla ristrutturazione di immobili residenziali rappresentano l’11-12% delle nuove erogazioni alle famiglie.
La difficoltà nasce dall’applicazione dei criteri. L’indagine dell’European Banking Authority citata dalla Banca d’Italia mostra una forte varietà di approcci: su 83 banche europee considerate, 50 utilizzano standard interni, 12 applicano la Tassonomia limitatamente ai Technical Screening Criteria, 7 la applicano includendo DNSH e minimum safeguards, mentre altre fanno riferimento ai Green Loan Principles della Loan Market Association, agli standard dell’Energy Efficient Mortgages Initiative o ad altri criteri.
Inoltre le banche ricorrono spesso agli attestati di prestazione energetica, gli EPC, considerando in genere come green gli immobili nelle classi A o B, mentre per le ristrutturazioni vengono utilizzati criteri come una riduzione dei consumi energetici di almeno il 30% oppure il miglioramento di una o due classi energetiche.
La proposta Banca d’Italia: due livelli per classificare i green loan
La soluzione indicata nella Nota prevede una definizione articolata su due livelli. Il primo, Tier 1, corrisponde al prestito verde pienamente allineato alla Tassonomia europea. Il finanziamento può essere classificato in questa categoria quando l’attività sottostante rispetta i criteri tecnici previsti dalla normativa e, contemporaneamente, i requisiti DNSH e le minimum safeguards.
Il secondo livello, il Tier 2, introduce invece un percorso operativo basato sulle performance energetiche. In questo caso la classificazione dipenderebbe da metriche standardizzate già utilizzate nei processi di concessione del credito, come la classe energetica dell’immobile o la Primary Energy Demand, senza richiedere la verifica dei criteri DNSH e delle minimum safeguards. Le banche potrebbero comunque applicarli volontariamente e rendere trasparente il proprio approccio.
Per la costruzione di nuovi edifici, il finanziamento potrebbe rientrare nel Tier 2 se l’immobile raggiunge una delle due classi energetiche migliori previste dalla scala nazionale, generalmente A o B, oppure se la domanda di energia primaria è almeno del 10% inferiore alla soglia prevista per gli edifici a energia quasi zero, gli NZEB.
Per l’acquisto di edifici nuovi o esistenti, la proposta considera ancora le classi A o B oppure il posizionamento dell’immobile nel 15% migliore del patrimonio edilizio nazionale o regionale in termini di domanda di energia primaria. Per le ristrutturazioni, invece, l’ammissibilità potrebbe essere legata a una riduzione della domanda di energia primaria di almeno il 30% oppure al miglioramento di almeno una classe energetica.
Tassonomia Ue e green loan: più semplicità senza perdere trasparenza
La proposta non punta quindi a sostituire la Tassonomia europea, ma ad affiancarla. La distinzione tra Tier 1 e Tier 2 consentirebbe infatti di mantenere un collegamento con il quadro europeo della finanza sostenibile, offrendo al tempo stesso alle banche uno strumento più semplice per classificare una parte dei finanziamenti.
Per evitare sovrapposizioni, la Nota insiste sulla necessità di indicare in modo distinto i prestiti allineati alla Tassonomia e quelli classificati sulla base delle performance energetiche. Questa separazione sarebbe importante anche in prospettiva degli obblighi di disclosure, compresi quelli relativi al Pillar 3, perché permetterebbe di confrontare i dati senza assimilare livelli differenti di allineamento ambientale.
La definizione proposta dovrebbe inoltre riguardare tutte le forme di finanziamento bancario, garantite e non garantite, inclusi mutui e prestiti per ristrutturazioni, mentre resterebbero esclusi bond e altre emissioni di titoli. I destinatari potrebbero essere famiglie, imprese, comprese le PMI, organizzazioni non profit e amministrazioni pubbliche, purché le risorse siano destinate ad attività ammissibili o l’asset finanziato rispetti i requisiti di efficienza energetica.
Anche il momento della classificazione viene considerato nella proposta. Lo status di green loan dovrebbe essere determinato al momento dell’erogazione sulla base delle informazioni disponibili. Per i finanziamenti destinati alle ristrutturazioni, la banca potrebbe utilizzare documentazione ex ante, come una diagnosi energetica o il miglioramento atteso della classe EPC, verificando successivamente il risultato dei lavori. Una riclassificazione dovrebbe avvenire solo quando vi sia una ragionevole certezza che gli impegni assunti non saranno rispettati. Secondo gli autori, una definizione di questo tipo potrebbe ridurre la frammentazione degli standard e facilitare lo sviluppo del mercato, mantenendo la Tassonomia come riferimento. La maggiore semplicità potrebbe inoltre rendere più agevole il finanziamento degli interventi di efficienza energetica, con possibili effetti sulle spese energetiche delle famiglie e sulla loro esposizione agli shock dei prezzi dell’energia.
Rischio bancario e adozione volontaria
La questione riguarda anche il rischio bancario. La Nota richiama evidenze secondo cui gli immobili più efficienti possono essere associati, in media, a una minore probabilità di default e a una migliore capacità di preservare il reddito disponibile delle famiglie quando aumentano i costi energetici. Gli immobili efficienti possono inoltre contribuire a contenere le perdite della banca in caso di default, grazie a una migliore valorizzazione del collaterale.
La proposta resta però, come precisano gli autori, un contributo al confronto europeo e non una nuova disciplina già adottata. Tra le opzioni considerate per introdurla ci sono una raccomandazione dell’EBA su un quadro concettuale per i green loan oppure un intervento legislativo specifico. In entrambi i casi, secondo la Nota, l’adozione della classificazione come “EU green loan” dovrebbe rimanere volontaria, così da non ostacolare i modelli di business e le pratiche già utilizzate dagli intermediari.
La direzione indicata è quindi quella di una definizione europea a due velocità: la Tassonomia per identificare i finanziamenti pienamente allineati e un criterio operativo fondato sulle prestazioni energetiche per ampliare l’accesso alla classificazione green. Una distinzione più netta tra i due livelli potrebbe rendere il mercato più leggibile per banche, imprese e famiglie, riducendo al tempo stesso il rischio che l’assenza di criteri comuni finisca per rallentare proprio i finanziamenti necessari alla riqualificazione energetica degli edifici.
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