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ROMA\ aise\ – “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano” è il tema che il Ministero degli Affari Esteri e l’Accademia della Crusca hanno scelto per l’edizione 2026, la ventiseiesima, della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo – SLIM.
In programma ufficialmente dal 19 al 25 ottobre prossimi, sotto l’Alto Patronato del presidente della Repubblica, la SLIM è la principale iniziativa dedicata alla celebrazione della lingua italiana nel mondo.
A presentarla oggi, 8 ottobre, nella Sala Conferenze Internazionali della Farnesina, il vice ministro Edmondo Cirielli, insieme al direttore generale per la crescita Mauro Battocchi, e personalità del mondo della cultura, della scienza, dell’industria e dello sport, fra cui l’astronauta Samantha Cristoforetti e la campionessa olimpica Arianna Fontana.
Dando il benvenuto ai presenti il vice ministro Cirielli ha evidenziato il ruolo dell’italiano e dell’italofonia come strumenti strategici a sostegno della crescita economica del Paese e vettori di un’immagine innovativa dell’Italia all’estero – dalla scienza e tecnologia al design, dalla moda alla gastronomia, sino alla letteratura e all’arte -, con una qualità e uno “stile” riconosciuti e amati in tutto il mondo. Senza contare il potere riconosciuto all’italiano come lingua di dialogo e di pace, capace di “costruire ponti tra popoli e culture in un mondo gravido di tensioni” qual è quello attuale.
“Lingua geniale”, dunque, in quanto veicolo del saper fare italiano: “ideare, progettare, creare con l’italiano”, appunto, come recita il titolo della SLIM, che, come ogni anno dal 2001, vedrà la realizzazione di centinaia di iniziative grazie alla collaborazione della rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura con i tradizionali partner della promozione linguistica: Accademia della Crusca, MiC, MIM, MUR, Centro per il libro e la lettura (Cepell), Confederazione Elvetica, Società Dante Alighieri, CGIE, Comunità Radiotelevisiva Italofona, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e RAI Italia.
L’italiano ha una storia straordinaria, è il nostro manifesto, dietro le sue parole c’è il nostro stile”, ha confermato la ministra Anna Maria Bernini in un messaggio inviato alla platea raccolta alla Farnesina. “Una lingua è memoria, ma anche possibilità”, ha aggiunto Bernini, “l’italiano racconta e nel mentre continua a costruire l’Italia che sarà”.
“La lingua italiana è la casa comune di tutti coloro che la parlano, la leggono e la scrivono”. Si è affidato alle parole di Italo Calvino il presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi, aggiungendo che “l’italiano lingua è la franca di quanti credono nel genio, capace di ideare, progettare e creare”, come recita il tema della Settimana. Un tema “sfidante” che da sempre vede impegnati i Comitati della Dante nel mondo. “Ideare, progettare e creare vuol dire unire le forze e fare sistema” per “generare profitto economico e benessere sociale e culturale”, perché, ha precisato Riccardi, cultura e profitto vanno di pari passo. Promuovere la diffusione dell’italiano nel mondo è allora “non un obiettivo da nostalgici”, bensì “un interesse prioritario per il Paese”, ma “servono nuove idee al marchio italiano nel mondo” e soprattutto serve “formare docenti e studenti di italiano”, nella consapevolezza che, come disse il padre fondatore della Dante, Carducci, “l’italiano è un monumento di bellezza, costruito nei secoli da generazioni di poeti e scrittori”, che oggi vanta un potenziale di 60 milioni di studenti nel mondo.
“Lassù, sulla Stazione Spaziale Internazionale, l’italiano c’è e c’è stato”: è un punto di vista decisamente originale quello portato alla Farnesina dall’astronauta Samantha Cristoforetti. “L’ISS è un avamposto dell’Italia nello spazio”, ha spiegato, non solo per la presenza corposa di tecnologia italiana ma anche per la piccola biblioteca che la stessa Cristoforetti ha potuto portare con sé durante la sua ultima missione: “Giovannino perdigiorno” di Gianni Rodari, “Palomar” di Italo Calvino e “L’Inferno” di Dante. “Tre grandi maestri italiani” che hanno aiutato l’astronauta italiana a “immaginare” e “creare”. L’immaginazione, ha spiegato Cristoforetti, “non è il contrario del rigore. È il luogo in cui nasce l’ipotesi, che è a sua volta la premessa per scoprire la realtà”.
Alla sessione istituzionale, così conclusa, hanno fatto seguito la proiezione del video promozionale della SLIM 2026 e tre panel dedicati rispettivamente a “Ideare con l’italiano: lingua della scienza dello sport e dell’innovazione”, “Creare con l’italiano: lingua dell’arte, della musica e della letteratura” e “Progettare con l’italiano: lingua del design, della moda e della cucina”.
Il primo panel, moderato dal giornalista Emanuele Menietti, ha visto gli interventi dell’atleta di origine cubana Andy Diaz, che nell’italiano ha trovato una sua “nuova identità”, e della pattinatrice plurimedagliata Arianna Fontana, che, vivendo spesso all’estero, della lingua italiana è portavoce – “italiano è mettere quello che sono in tutto quello che faccio”, ha detto. Con loro anche Ermete Realacci di Symbola, per il quale “il tema chiave è quello della bellezza, che torna nella percezione dell’Italia nel mondo e rappresenta un “elemento di comunicazione delle capacità dell’Italia”, e Marco Malvandi, chimico, divulgatore e scrittore, che si è soffermato sulle metafore e analogie usate nella lingua italiana.
Giulia Campeggio della DG per la Crescita e Paolo di Paolo, scrittore e tra i protagonisti del programma di Radio Rai 3 “La lingua batte”, si sono alternati alla moderazione del secondo panel, con una declinazione più prettamente culturale. Ad aprire il dibattito è stato infatti Paolo D’Achille, presidente della Crusca, che anche quest’anno ha contributo alla SLIM con la predisposizione di un volume, scaricabile gratuitamente anche in versione ebook, dedicato alla tema “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano”, ma con un sottotitolo, ha tenuto a precisare D’Achille, “Lingua gentile”, perché, ha spiegato, “in fondo l’italiano porta pure gentilezza”, una caratteristica importante tanto quanto la creatività. Quest’ultima, ha rilevato il presidente della Crusca, “è diventata quasi uno stereotipo”, ma in realtà “non nasce dal nulla, è frutto di una ricerca costante, dello studio e di una organizzazione politico-sociale che”, ieri più di oggi, “l’ha sostenuta”. Avvenne per il doppiaggio italiano, oggi un’eccellenza, nata però quando molti italiani erano ancora analfabeti, quindi per necessità; e deve avvenire anche oggi, investendo di più sulla nostra lingua sia a livello politico sia a livello intellettuale: “la divulgazione è importante perché una lingua possa circolare ed essere amata”, ha evidenziato D’Achille, sottolineando l’importanza delle cattedre e dei lettorati italiani all’estero. Non possiamo star “seduti a contemplare il prestigio che l’italiano ha accumulato nei secoli”: occorre “attivarsi”, ha concluso, “e trovare i mezzi perché tale prestigio sia mantenuto”.
Alla delicata questione dell’insegnamento della lingua italiana nel mondo ha voluto dare una breve ma chiara risposta Giulia Campeggio della DG, ricordando che nel 2025 la Farnesina ha erogato più di 300 contributi per sostenere le cattedre di italiano nelle scuole e nelle Università di circa 70 Paesi nel mondo, per un totale di circa 2 milioni di euro. Sempre nel 2025, ha aggiunto Campeggio, su impulso del ministro Tajani è stata istituita la Comunità dell’Italofonia, che conta già 22 Paesi membri e altri interessati ad aderirvi.
È seguito l’intervento di Marta Leonori di Fondazione Treccani, altra realtà impegnata a trovare “nuove forme di promozione” della lingua italiana in patria e all’estero, ad esempio attraverso l’Osservatorio della lingua italiana, il sostegno all’editoria, alla traduzione, l’organizzazione di mostre, come quella sul Palladio attualmente in corso in Cina. “È importante avere presidi della cultura italiana all’estero”, ha aggiunto Leonori, facendo riferimento alla crisi che stanno attraversando molte librerie italiane nel mondo. In occasione della SLIM, la Fondazione Treccani ha predisposto insieme al Maeci “Onde. Parole italiane in viaggio”, un percorso sonoro tra gli italianismi, cioè le parole italofone che si ritrovano nei più diversi ambiti, dalla musica al design alla cucina.
Per Lourdes Minuè Santander, rappresentante del progetto giovani ambasciatori e ambasciatrici della Dante, “creare con l’italiano vuol dire condividerlo con gli altri” anche attraverso i nuovi strumenti digitali che proprio i più giovani usano quotidianamente, ovvero le piattaforme social. Studentessa argentina, 21 anni, coinvolta nel progetto dal 2024, ma in realtà approdata già a 3 anni alla Dante dove ha affrontato tutto il suo percorso scolastico, Lourdes ha invitato i presenti a “creare per i giovani”, a “trovare canali di comunicazione e condividere i loro strumenti”, perché, ha ricordato, “saremo noi a decidere se questa lingua continuerà a camminare nel mondo”.
A portare la prospettiva degli Istituti Italiani di Cultura, chiudendo questo secondo panel, è stato il direttore dell’Istituto di Budapest, Gabriele La Posta, il quale ha posto l’attenzione su un aspetto assai rilevante. “La vera grandezza” della storia culturale italiana è stata quella di “creare gli archetipi: la diplomazia, la banca, l’accademia, il museo moderno, il teatro, la notazione musicale, la prospettiva pittorica, il concerto, il sonetto… sono forme, modelli nati in Italia e divenuti poi internazionali”, ha osservato La Posta. “Questa grandezza è universalmente riconosciuta” e si è sedimentata nel “sottofondo” di tutti i popoli, creando quella “profonda sintonia” che rende la lingua e la cultura italiana in tutte le sue forme così interessanti. Un esempio di quanto detto arriva proprio dall’Ungheria, dove l’insegnamento dell’italiano è stato inserito nell’ordinamento scolastico sin dalle scuole medie già nel secolo scorso perché, è stato spiegato, “senza conoscere la lingua italiana i giovani ungheresi non possono comprendere il mondo moderno”. Per il direttore La Posta, dunque, “Maeci e MiC devono cogliere questa straordinaria unicità”, sostenendola e promuovendo eventi come la Settimana della Lingua tanto all’estero quanto in patria, affinché tutti gli italiani abbiano “coscienza del valore straordinario che la loro lingua e ciò che essa rappresenta hanno dato al mondo” e guardare così al futuro.
Ad introdurre l’ultimo panel è stato il direttore generale Mauro Bartocchi, illustrando la nuova strategia del Ministero che vede ora integrate diplomazia culturale, made in Italy e business. A moderare la discussione al “Progettare con l’italiano: lingua del design, della moda e della cucina” il conduttore tv Beppe Convertini.
“Moda, design e cucina sono una modo figurativo per trasmettere la lingua italiana”, ha esordito Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, per il quale “la creatività è alla base del nostro sapere e sentire e dunque della nostra progettualità nella moda”. Ad essa si affiancano altre caratteristiche uniche come “la capacità artigianale, che affonda le radici nel Rinascimento”, la “flessibilità” o “adattabilità” e, insieme, “l’efficienza”. Insomma “radici e innovazione” si incontrano nel saper fare italiano: “sintetizzarle in una estetica unica”, ha concluso Capasa, è ciò che “contraddistingue la bellezza italiana, soprattutto nella moda”.
“Come si passa da una nazione che promuove prodotti a una nazione che promuove lingua e cultura?”. A questa domanda ha risposto Maria Porro, presidente del Salone del Mobile di Milano, che, tanto per cominciare, pur essendo ormai il punto di riferimento a livello mondiale per il settore dell’arredo e del design, ha mantenuto un nome italiano, “Salone”: una parola, ha detto Porro, “che sa di casa e di intimità”. Una volontà, quella di non rinunciare alla lingua italiana, che accomuna anche designer e aziende, che realizzano e promuovono sui mercati internazionali prodotti dai nomi spiccatamente italiani, come la lampada Pipistrello disegnata da Gae Aulenti. La lingua italiana, ha ricordato Porro, “affonda le sue radici nella cultura del progetto, unendo umanesimo, tecnica e scienza”; e su questa linea prosegue lo “sforzo” del Salone: “attingere a una eredità, ma essere capaci di innovare, essere trasformatori di questa tradizione”, trovando al contempo un “equilibrio tra industria e produzione culturale”.
Ha chiuso il panel Lulù Gargari, giovane chef digitale e ambasciatrice del blog di Giallozafferano. Nel mondo della cucina, ha osservato, ci sono parole come “mantecare” che indicano “gesti difficilmente traducibili”. Tali parole fanno parte di “una cultura del cibo e della gastronomia che affonda le sue radici nei tempi”, una cultura fatta di qualità, “scelta delle materie prime, cura dell’attenzione ed estetica del piatto” che, forte di questi valori, si è evoluta, “riuscendo a portare anche all’estero quella che è la vera cucina italiana”. Così, da un paio di anni a questa parte, Giallozafferano ha aperto uno studio a New York, per portare anche lì “la vera cucina italiana, fatta di gesti e parole italiane”. (r.aronica\aise) 




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