#Finsubito news dalla rete – In primo piano – Diamo una prospettiva ai giovani di questa terra. Intervista a Flavian Basile, presidente ANCE Benevento



“Servono imprese più manageriali, organizzate, tecnologiche e internazionali. Come imprenditori, dobbiamo contribuire a costruire soluzioni. Ripensiamo la Via Appia, che deve essere a servizio di persone e territori”, ha dichiarato Flavian Basile, durante l’incontro promosso da Confindustria in Valle Caudina.

Tanti i temi trattati, tutti con un unico fine: lo sviluppo delle aree interne della Campania, per trattenere e far ritornare i giovani nei nostri luoghi 

La cerimonia dei 100 anni di Confindustria Benevento svoltasi in Valle Caudina ha sancito, per la prima volta, una forte intesa del mondo imprenditoriale ad unire le forze per una visione comune dello sviluppo delle aree interne. Dopo l’unione delle due Camere di Commercio e del mondo dell’Associazionismo e Terzo Settore col Centro Servizi Volontariato Irpinia Sannio, è arrivato il momento di lavorare ad una vera strategia comune che favorisca e metta a sistema le diverse potenzialità e peculiarità dei due territori?

Credo. È arrivato il momento di superare definitivamente l’idea di Benevento e Avellino come due territori separati, che affrontano individualmente gli stessi problemi. Abbiamo difficoltà infrastrutturali simili, fenomeni demografici analoghi, ma anche un patrimonio imprenditoriale, produttivo, universitario ed umano che, se messo a sistema, assume una dimensione completamente diversa. 

La Valle Caudina, è l’esempio più evidente di integrazione territoriale

Parliamo di un’area industriale diffusa nella quale la manifattura garantisce oltre 3.000 posti di lavoro, circa il 25% dell’occupazione del territorio. Per questo durante il ′centenario′ di Confindustria Benevento ho voluto lanciare un messaggio molto semplice: non possiamo più limitarci a chiedere alla politica di risolvere i nostri problemi. Come imprenditori, dobbiamo contribuire a costruire le soluzioni.

Senza ‘sostituirsi’, ma insieme alle istituzioni. 

Assolutamente. Significa mettere a disposizione capacità progettuale, conoscenza dei mercati, organizzazione e, quando le condizioni lo consentono, anche la capacità di attrarre capitali privati. Benevento e Avellino devono iniziare a pensarsi sempre di più come un unico sistema produttivo della Campania interna, mantenendo ciascuno le proprie peculiarità e costruendo insieme infrastrutture, servizi, formazione, politiche industriali e strategie di internazionalizzazione. È una questione di scala: da soli rischiamo di essere periferici. Insieme possiamo diventare molto più competitivi.

Simbolo del cambio di paradigma per il futuro delle due province interne della Campania, a suo parere, dovrebbe essere la realizzazione del Tunnel del Partenio, che unirebbe, in poco tempo e con maggiore sicurezza, due importanti Valli dalla forte vocazione industriale, che generano un formidabile indotto sui due territori.

Il Tunnel del Partenio può diventare il simbolo di questo cambio di paradigma, ma io allargherei il ragionamento: non dobbiamo pensare soltanto a una galleria, dobbiamo pensare a un nuovo corridoio economico e infrastrutturale. Fondovalle Isclero, Valle Caudina, asse Paolisi-Pianodardine, attraversamento del Partenio e collegamento con l’A16, devono essere letti come parti di un unico sistema.

Facciamo un esempio concreto di questo cambio di paradigma. 

Come ANCE Benevento, utilizzando anche l’esperienza di Progetto T.E.R.R.A., vorrei promuovere uno studio indipendente coinvolgendo il mondo universitario, SVIMEZ e progressivamente le rappresentanze produttive e i territori interessati. Dobbiamo quantificare i flussi di traffico, i tempi risparmiati, il valore delle imprese servite, i costi logistici, l’impatto sull’occupazione e sugli investimenti e, soprattutto, verificare la sostenibilità economico-finanziaria dell’opera. E qui nasce la proposta che ho lanciato: se le risorse pubbliche non sono sufficienti, verifichiamo seriamente la possibilità di realizzarla attraverso una Concessione ed un Partenariato pubblico-privato. Non voglio affermare oggi che questa sia necessariamente la soluzione. Voglio che siano i numeri a dircelo. Se esistono traffico, sostenibilità economica e interesse pubblico sufficienti, possiamo immaginare un Concessionario e capitali privati affiancati alle risorse pubbliche. È un modo diverso di affrontare il problema. Non andare alla Regione soltanto a chiedere centinaia di milioni, ma arrivare con uno studio, una coalizione territoriale ed una possibile soluzione.

Oggi la ZES, Zona Economica Speciale, permette al privato di attrarre nuovi investimenti e godere di regimi fiscali agevolati e procedure burocratiche molto più rapide.

Per essere realmente efficace, anche la ZES ha bisogno di questo salto infrastrutturale. Possiamo offrire incentivi alle nostre imprese ed attrarre nuovi investimenti, ma se poi merci e persone impiegano troppo tempo per raggiungere autostrade, aeroporti e grandi piattaforme logistiche, rimane un handicap competitivo. Una ZES senza infrastrutture, rischia di essere un’accelerazione con il freno tirato.

Quale altra infrastruttura è strategica per un vero salto di qualità del nostro territorio?

C’è una opportunità che considero straordinaria. Se una nuova arteria assorbisse una parte significativa del traffico di attraversamento, potremmo ripensare anche la Via Appia esistente, con meno traffico pesante dove possibile, maggiore sicurezza, piste ciclabili e ciclopedonali, alberature, aree di sosta e nuovi spazi pubblici. Da una parte un’infrastruttura veloce per rendere competitive le imprese; dall’altra un’Appia che possa tornare maggiormente a servizio delle persone e dei territori. Non una strada in più, dunque, ma un progetto complessivo di trasformazione dell’intera Valle.

Si parla tanto di giovani e di spopolamento. È paradossale che in un mondo sempre più proiettato al digitale tanti giovani non riescano a trovare qui i giusti stimoli e prospettive, nonostante le potenzialità ancora inespresse dei nostri territori.

Sul tema dei giovani credo che anche noi imprenditori dobbiamo avere il coraggio di interrogarci. Non possiamo continuare a pensare che un giovane scelga un’azienda soltanto per lo stipendio. Le nuove generazioni cercano certamente una remunerazione adeguata, ma desiderano anche una prospettiva. Vera. Vogliono capire se entrando in un’impresa potranno crescere, assumere responsabilità, acquisire competenze, fare carriera e diventare protagonisti di quel progetto. 

Per fare questo, servirebbe cultura d’impresa e protagonisti proiettati al futuro.

Le nostre aziende devono evolvere. Dobbiamo costruire imprese più manageriali, organizzate, tecnologiche e internazionali, meno dipendenti esclusivamente dalla figura dell’imprenditore e capaci di offrire percorsi professionali riconoscibili. Se vogliamo trattenere un ingegnere, un architetto, un tecnico o un giovane laureato a Benevento, dobbiamo permettergli di pensare: “Posso costruire qui una carriera importante senza rinunciare alle mie ambizioni”. Questa, per me, è una delle vere politiche contro lo spopolamento.

Si parla tanto di PNRR, grazie al quale tante opere sono state fatte. Ma il dopo 2026, come sarà?

Dobbiamo prepararci al dopo PNRR, perché la fase straordinaria degli investimenti finirà, mentre il problema delle competenze e della manodopera resterà. Per questo servono contemporaneamente formazione dei nostri giovani e politiche serie d’immigrazione economica. Con ANCE Benevento e Confindustria abbiamo già iniziato a sperimentare questa seconda strada, attraverso il progetto con l’India: individuare i fabbisogni reali delle imprese, selezionare competenze, formare le persone e costruire percorsi di integrazione.

Una immigrazione ″intelligente″, che gratifica entrambe le parti: imprenditore e lavoratore. 

Una immigrazione non subìta, ma programmata e collegata alle esigenze del sistema produttivo, senza mai smettere d’investire sui nostri ragazzi. Infrastrutture, capitale umano, imprese più strutturate, internazionalizzazione e capacità di attrarre investimenti, fanno parte dello stesso progetto. La nostra vera sfida, non credo sia semplicemente fermare lo spopolamento: la sfida è costruire un territorio dal quale i giovani non siano costretti ad andare via e nel quale qualcuno possa anche scegliere di venire. 

GIUSEPPE CHIUSOLO


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