Le azioni Poste Italiane tornano sotto pressione a Piazza Affari, con il titolo che oggi lascia sul terreno oltre 3 punti percentuale e torna ai valori di metà maggio. Prosegue così la fase di debolezza che nel solo mese di settembre ha sottratto al titolo quasi il 12%. Il movimento arriva dopo il completamento dell’OPAS su TIM e mentre il mercato continua a fare i conti con rendimenti obbligazionari elevati. Due elementi che rendono particolarmente interessante il quadro tecnico: dopo il massimo storico di giugno a 29,48 euro, sul grafico di Poste sta è stato completato un doppio massimo, figura grafica di inversione del trend.
Poste Italiane, dopo TIM cambia il metro di valutazione
Per anni Poste Italiane è stata letta dal mercato soprattutto come una piattaforma finanziaria atipica: non una banca in senso stretto, ma un gruppo capace di intercettare una quota enorme del risparmio degli italiani attraverso BancoPosta, assicurazioni, prodotti di investimento e una rete distributiva difficilmente replicabile. Una caratteristica che le ha consentito di beneficiare, come le banche, della stagione dei tassi più alti, ottenendo al tempo stesso un premio per la forza della raccolta.
Ora però l’OPAS su Telecom Italia cambia in parte il paradigma. I risultati definitivi dell’offerta parlano chiaro: dopo la riapertura dei termini, Poste arriverà a detenere l’85,823% del capitale di TIM. L’operazione non ha quindi raggiunto la soglia del 90% che avrebbe aperto la strada al delisting, ma trasforma comunque radicalmente il peso delle telecomunicazioni all’interno del gruppo. Pur restando molto più diversificata di una Telco tradizionale, Poste dovrà essere valutata sempre più come una “somma delle parti”: finanza, assicurazioni, pagamenti, logistica e ora telecomunicazioni.
I multipli aiutano a capire il cambio di prospettiva. Per approfondire i fondamentali il riferimento è Forecaster.biz. Considerando un utile per azione trailing nell’area di 1,71 euro e quotazioni attorno a 24,5 euro, Poste tratta oggi a circa 14,5 gli utili trailing, mentre il dividend yield, prendendo come riferimento gli 1,25 euro distribuiti sul 2025, si colloca poco sopra il 5%. .
Il confronto settoriale resta interessante: il comparto bancario europeo tratta mediamente su multipli P/E più contenuti, generalmente nell’area 10-12 volte gli utili attesi, mentre per le telecom europee il mercato riconosce normalmente multipli superiori, spesso nell’ordine delle 14-17 volte. Poste si trova quindi sempre più in una terra di mezzo: mantiene caratteristiche tipiche di un titolo finanziario, ma l’acquisizione del controllo di TIM rende meno immediato utilizzare le sole banche come termine di paragone.
La domanda per il mercato diventa allora se il premio riconosciuto finora alla capacità distributiva e di raccolta resterà intatto anche dopo l’integrazione di TIM. Anche perché la storia insegna che quando una società esce dal suo settore di specializzazione il mercato tende ad applicare uno sconto nei multipli. L’holding discount si applica sia per quella “costrizione alla diversificazione” in genere non apprezzata dagli operatori sia per quella duplicazione di costi che erodono l’efficienza. Il non aver superato il 90% del capitale e l’impossibilità di procedere a un processo di delisting di Telecom Italia in tal senso non aiutano.
BTP e dividendi: la doppia faccia dei rendimenti
Nel breve c’è un’altra variabile da monitorare: i rendimenti dei titoli di Stato. Per Poste il tema è particolarmente sensibile. MEF e CDP controllano insieme oltre il 64% del capitale e BancoPosta presenta una rilevante esposizione ai titoli governativi italiani. Il mercato tende quindi ad associare al titolo anche una componente di rischio-Paese.
Il rialzo dei rendimenti ha però una doppia faccia. Da un lato riduce il fair value delle obbligazioni già in portafoglio – con effetti contabili che dipendono dalla classificazione degli attivi e dalle coperture – e può aumentare la percezione di rischio associata al titolo. Dall’altro, nel tempo consente di reinvestire le scadenze a rendimenti più elevati. Se il movimento dei tassi è rapido, tuttavia, nel breve tende a prevalere il primo elemento.
C’è poi la concorrenza per il capitale dei cassettisti. Poste resta una macchina da dividendi: sul 2025 ha distribuito 1,25 euro per azione e per il 2026 punta a un payout superiore al 70% dell’utile netto standalone, cui si aggiungerà il pass-through dei dividendi TIM. Poste prevede inoltre circa 100 milioni di dividendi provenienti da TIM nel 2027.
Ma rendimenti governativi elevati alzano l’asticella per tutte le azioni ad alto dividendo. Con Poste nell’area dei 24,5 euro, il rendimento della cedola è sopra il 5% ma deve confrontarsi con alternative obbligazionarie che oggi remunerano il capitale molto più di quanto facessero anche solo pochi mesi fa.
Analisi tecnica Poste Italiane: azioni al test del doppio massimo
Sul grafico daily daily i segnali di deterioramento sono emersi già alcune settimane fa, quando con la violazione dei supporti di area 27,4 euro fu completato un primo doppio massimo. Una rottura accompagnato da un ulteriore segnale di vendita: la mancata tenuta della trendline rialzista ottenuta con i minimi del 24 marzo e 5 maggio 2026.
Il massimo storico è stato segnato il 19 giugno a 29,48 euro e i successivi tentativi di stabilizzarsi in prossimità dei top non hanno prodotto una nuova accelerazione. Dai picchi il titolo ha così perso quasi il 17% e nell’ultimo mese la performance è negativa per circa il 12%.
Un movimento che ha portato a ulteriori segnali di debolezza, non solo sul daily ma anche sul weekly chart. In questo caso strategici sono diventati i supporti, rotti al ribasso, posti in prossimità dei 25,8 euro. Come per il primo segnale, anche in questo caso è venuto a crearsi un doppio massimo dalle valenze negative di medio termine per una delle figure di analisi tecnica più significative.
E se la seduta del 29 settembre con la sua flessione del 3,1% ha rafforzato questa struttura di debolezza, ora assistere a ulteriori estensioni dapprima verso i 23,90 euro e successivamente verso i 22-22,5 euro, precedente area di consolidamento tra metà aprile e inizio maggio di questo 2026, appare tutt’altro che improbabile.
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