#Finsubito news dalla rete – Cosa è successo (e chi c’era) nel laboratorio del Ris di Parma il 19 e 20 settembre 2007: il dna di Chiara Poggi sui pedali e il (presunto) mancato deposito dei due risultati negativi


di
Cesare Giuzzi

La sequenza di test sui pedali della bici «Umberto Dei» che portò all’arresto di Stasi. E una strana coincidenza: l’unico esame «positivo» registrò la presenza di 2,78 nanogrammi, la stessa quantità individuata nel cucchiaino di Chiara

Tutti ne parlano e tutti hanno le loro legittime convinzioni. È il processo mediatico, Chest’è, verrebbe da dire parafrasando l’avvocato Giuseppe Di Palo, mezzo milione di follower su Instagram spiegando pillole del codice di procedura penale. Eppure la complessissima questione del dna di Chiara Poggi sui pedali della bici dell’ex fidanzato Alberto Stasi, e soprattutto il (presunto) mancato deposito dei due risultati negativi, è cosa tutto sommato semplice, perché documentale.

Il 10 settembre 2007 la bicicletta Umberto Dei di Stasi viene sottoposta a ispezione e viene eseguito il luminol (negativo) ed effettuato il combur test per la ricerca del sangue (anche lui negativo). Il giorno successivo — l’11 settembre — vengono fatti i prelievi per la ricerca di dna sui due pedali. I prelievi vengono poi riuniti in un unico campione che viene chiamato «bu_p». Senza scendere nel tecnico questo aspetto è importante perché d’ora in poi ci si riferirà ai test fatti sul questo specifico campione. Il 14 settembre i Ris procedono all’estrazione e alla quantificazione di quel campione. Questa prima quantificazione darà un risultato incerto: «inibito». Il tutto emerge da un verbale di operazioni (datato 17 settembre 2007) svolte dai Ris nei loro laboratori del Palazzo Ducale del Giardino, a Parma. 




















































La questione dei verbali di operazioni è fondamentale. Intanto perché è obbligatorio che gli operatori tengano traccia di ogni passaggio compiuto nelle investigazioni scientifiche (oggi ad esempio queste operazioni vengono anche videofilmate), ma soprattutto perché in quel momento l’allora capitano Alberto Marino stava operando come consulente della procura di Vigevano in un regime particolare, previsto dall’articolo 360 del Codice di procedura penale che disciplina gli accertamenti tecnici irripetibili. In sostanza le operazioni che, se svolte, potrebbero portare una modifica o anche la distruzione di una possibile fonte di prova prevedono la partecipazione anche di consulenti tecnici delle parti (in questo caso difesa e persona offesa)che possano vigilare e fare delle osservazioni durante gli esami. In alcuni casi può anche succedere che i consulenti evitino di partecipare agli esami, tuttavia devono essere informati in modo documentale di tutte le operazioni in programma e di quelle svolte. Il 17 settembre i Ris procedono alla purificazione del campione (a fronte del primo esito «inibito») e al secondo tentativo di quantificazione. Il risultato sarà una sorpresa: 2,78 nanogrammi. Un valore molto alto.

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Si arriva così al giorno 19 settembre. Alle ore 18.37 i Ris di Parma (senza la presenza di consulenti) effettuano una «corsa elettroforetica» (l’analisi) del campione ed estraggono un inequivocabile, perché perfetto, profilo della vittima, Chiara Poggi. Sarà questa analisi poi a essere comunicata alla pm Rosa Muscio (e alle parti la mattina del 24 settembre) a portare al fermo (nel primo pomeriggio di quello stesso 24 settembre) di Stasi. Dai «raw data», i «dati grezzi» della macchina acquisiti dalla procura di Pavia solo nel novembre scorso, emerge però che a svolgere quel test è stato l’utente «port», e non il carabiniere-consulente Marino. Si tratterebbe di Giorgio Portera, ex Ris oggi opinionista a «Quarto Grado», che sentito dai pm non ne ha ricordo preciso.

Il giorno seguente, il 20 settembre, è la data segnata in rosso in questa vicenda. Perché sempre e solo grazie ai dati grezzi (non ci sono verbali di queste operazioni) la procura ha scoperto altri due esami quando alle 17.57 lo stesso campione «bu_p» viene riprocessato. Dai «raw data» sono emerse quindi due «ulteriori corse elettroforetiche» che daranno risultato zero: «Profili totalmente assenti, completamente negativi». Sono le famose contro-analisi che, secondo la procura di Pavia, non sono mai state consegnate alle parti né alla procura di Vigevano.

Lunedì dopo la notizia di questo dato «sconosciuto», il consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, aveva ipotizzato che tutto fosse frutto di una semplice errata interpretazione da parte della procura sostenendo che si trattasse di un campione «processato il 10 settembre e modificato il giorno 20» e di cui le parti erano già a completa conoscenza. Capra cita la consulenza depositata lo scorso maggio (ma risalente a febbraio 2025) dai genetisti della procura Carlo Previderé e Pierangela Grignani nella quale si fa in effetti riferimento a un folder dati (in particolare alla lettera N) con presenza di due campioni sempre bu_p con dicitura «date modified 20 settembre 2007» e «run date 10 settembre»). Tuttavia in quella data la procura non aveva ancora i «raw data» inviati ai pm dal comandante Mattero Donghi del Ris solo a novembre. 

L’equivoco però è duplice: il campione dei pedali è stato prelevato solo l’11 settembre, quindi non poteva essere stato analizzato il giorno precedente. Ma c’è di più. Perché in ogni «corsa elettroforetica» viene utilizzato anche un «ladder» che tecnicamente «consiste in uno standard di alleli noti» che «viene fatto correre contestualmente» ai campioni «al fine di consentire al software» di «attribuire i genotipi per ogni singolo marcatore». Si tratta quindi, detto in parole povere, di un riferimento che serve a ottenere il risultato. Nel 2007 i Ris utilizzarono il medesimo «ladder» per tutte le analisi (oggi se ne usa uno per ogni campione) che appunto aveva data di creazione 10 settembre 2007. Circostanza ben nota a chi ha proceduto, tanto che la spiegazione viene fornita dallo stesso Marino dei Ris sentito dai pm pavesi: «Io caricavo un batch di dati e mettevo assieme a questi dati un ladder, quindi un campione di confronto, di allineamento, con una data diversa rispetto ai campioni». Nessun possibile scambio di data, insomma.

Altra questione è il riferimento fatto (anche dall’ex generale Garofano) al fatto che le analisi del 20 settembre 2007 fossero note a tutti. Per la procura non è così ed il dato emerge anche da una relazione dell’allora consulente di Stasi, Francesco Maria Avato, che si lamentava appunto di non essere stato avvisato delle analisi svolte in quei giorni: «Non essendo tra l’altro stato comunicato il proseguimento delle analisi in data 20-21 settembre». In quella relazione Avato diceva anche di non capacitarsi di come «una superficie negativa al luminol in data 10 settembre riesca poi ad evidenziare tracce idonee ad essere fotografate». Il riferimento, che in modo equivoco qualcuno in questi giorni ha associato invece al test negato del dna sui pedali — e quindi la prova che le parti ne fossero a conoscenza e l’avessero discusso (la relazione è del 25 settembre 2007) —, è invece all’esame del luminol sulla bici che venne in effetti compiuto il 10 ma che nulla ha a che vedere con i test successivi del dna. 

Mercoledì un lancio di agenzia Adnkronos dava conto di quanto scritto dalla pm Rosa Muscio in un atto del 27 settembre rispondendo a una eccezione di nullità presentata dai legali di Stasi: «Non vi è stata alcuna violazione del diritto di difesa». Tuttavia anche in questo caso il target della conversazione è diverso: i consulenti si lamentavano di essere stati messi a conoscenza di tali esami solo il 24 mattina, poche ore prima del fermo di Stasi, e di non essere stati avvisati tempestivamente delle operazioni che si erano svolte nei giorni precedenti.

Ultima questione: cosa potrebbe spiegare allora il dato positivo registrato il 19 settembre 2009, a fronte dei successivi test negativi di cui mai si è parlato? Su questo le indagini della procura sono ancora in corso, ma il sospetto è che si sia trattato di uno scambio accidentale con il campione del cucchiaino usato dalla vittima per la colazione: entrambi registrano 2.78 nanogrammi, una circostanza statisticamente molto insolita. 

Per la difesa Stasi lo scambio, anche se accidentale, è evidente. «Le corse del campione 29 (cucchiaino) erano risultate una negativa e una non leggibile, ma comunque quest’ultima veniva attribuita, secondo i consulenti tecnici Ricci-Linarello, a Chiara Poggi «mediante un’assegnazione manuale e arbitraria delle chiamate alleliche». Il campione dei pedali e quello del cucchiaino «venivano ispezionati nel medesimo giorno (10 settembre 2007) e avviati alle procedure estrattive a un giorno di distanza uno dall’altro (il 10 e l’11 settembre)». Il 17 settembre poi quello dei pedali registrava il dato di 2.78 nanogrammi. Lo stesso valore attribuito al cucchiaino. Il 19 settembre mentre il dna di Chiara Poggi emergeva dalle analisi dei pedali, sostiene ancora la difesa Stasi, «la seconda corsa elettroforetica del campione cucchiaino produceva, per contro, un risultato non leggibile». Su questo, però, come detto, gli accertamenti dei pm e dei carabinieri non sono ancora conclusi.

1 ottobre 2026 ( modifica il 1 ottobre 2026 | 17:04)


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